Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

venerdì 4 ottobre 2013

Omicidio plurimo premeditato

Italy Migrant DeathsdemocraziaKmzero

di PIERLUIGI SULLO
Quello che è successo a Lampedusa non è “una tragedia”, come ripetono tutti i media. Tecnicamente, è un omicidio plurimo premeditato, aggravato dalla reiterazione. Nel linguaggio cui ci hanno abituato le infinite serie televisive “crime”, attorno alle coste del sud Italia è al lavoro un “serial killer”, anche se non si tratta di un solo individuo sociopatico o maniaco depressivo o semplicemente ossessionato dal gusto di uccidere, ma un assassino a sua volta plurale. La soluzione di questo sanguinoso thriller, inoltre, non è così semplice come i media e i politici dicono. Gli “scafisti” e gli organizzatori del traffico di esseri umani sono certamente parte del killer seriale, ma ne sono solo l’ultimo anello. Sono – precisamente – coloro che mettono a frutto una merce che, in quanto clandestina, ha un assunto un valore sproporzionato: il viaggio verso l’Europa. Si tratta dei governi del Nord Africa e dei loro emissari, complici e inerti nella persecuzione, nello sfruttamento e nei furti ai danni di chi viene da ancora più a sud, e da paesi in cui avvengono massacri, come la Siria: è un questo brodo che galleggiano gli imprenditori privati dell’affare, quelli che allestiscono i barconi precari e assumono gli “scafisti”.
Ma chi permette loro di organizzare questo traffico siamo noi, governi e paesi del nord, dell’Europa. I personaggi ed interpreti di questo omicidio di massa non sono solo i migranti che annegano o gli aguzzini che li hanno stipati su quei barconi. Basta vedere scorrere i titoli dei telegiornali, per leggere – come nei titoli di coda di un film – i nomi dei protagonisti della vicenda.
Il presidente del consiglio, Letta, dice che si tratta di una “immane tragedia”: ma lui, lodato in queste ore per la sua furbizia democristiana nel mettere in angolo Berlusconi, cos’ha fatto, da quando è a Palazzo Chigi, per evitare queste morti? Non fa parte di un partito, il Pd, che ha sempre tollerato, per lo meno tollerato, la politica di chiusura, le leggi che impediscono a chiunque – fosse anche un rifugiato da un paese in guerra – di mettersi in salvo in Italia, o in Europa, senza dover percorrere la via crucis che conduce eritrei e somali e siriani ad affogare a qualche metro dalla riva della Sicilia o della Puglia? Perché l’ultimo governo Prodi, di cui pure faceva parte Rifondazione comunista, non solo non ha in nessun modo riformato la legge Bossi-Fini ma anzi ha varato un decreto d’emergenza contro i “romeni”?
Certo, Letta ha nominato ministro dell’”integrazione” (di chi? Di quelli che non sono annegati prima?) una persona di origine congolese, la ministra Kyenge, ora in visita a Lampedusa. Tutti l’abbiamo difesa degli insulti di leghisti, razzisti e nazisti, ma di fronte alle centinaia di morti di Lampedusa (e tutti gli altri, e le migliaia di cui non sapremo mai nulla) non possiamo non chiederci, provando un insopportabile disagio: cosa ha fatto, la ministra, per meritarsi quegli insulti?
A Lampedusa è accorso anche l’uomo che ha trionfato su Berlusconi, Angelino Alfano, che è incidentalmente anche ministro degli interni. Inutile dire che lui è, ed è sempre stato, favorevole alla micidiale legge che porta il nome di un suo ex dirigente, Fini, e dell’ex capo dei leghisti, Bossi. Legge che, semplicemente, chiude ogni porta in faccia ad ogni profugo. Come pensa, Alfano, di cambiare registro, a parte la comparsata sull’isola e oltre ai rituali lamenti sull’Europa che “ci lascia soli”?
E il presidente della Repubblica, Napolitano, che di nuovo si duole per la “tragedia” e chiede una revisione delle norme sull’accoglienza dei profughi, non diede a suo tempo il suo nome a una legge sui migranti, la Turco-Napolitano, che inventò i Cpt, oggi Cie, cioè i lager in cui i migranti “clandestini” vengono relegati in una zona senza legge, né diritti, né via d’uscita che non sia l’espulsione (verso dove?). Quella legge, mi spiegò la ministra Livia Turco quando andai a chiederglielo (lavoravo all’epoca al manifesto) era divisa in due parti: la prima, severa, voleva reprimere gli ingressi clandestini (allestendo appunto quei lager dal nome paradossale: Centro di permanenza temporanea), ma la seconda avrebbe dato diritti e offerto integrazione a chi si metteva in regola. Quella seconda parte è rimasta sospesa, ancora si fanno file umilianti per i permessi di soggiorno, ancora non abbiamo deciso che chi nasce in Italia è ovviamente cittadino italiano, ancora una giungla di regole contraddittorie rende la vita impossibile a milioni di nostri vicini di casa. Cosa vuol fare Napolitano in proposito e per evitare che il serial killer colpisca ancora?
Il papa Francesco ha fatto un coraggioso viaggio a Lampedusa, ha detto cose impegnative sul tema, ha detto che i conventi vuoti vanno usati non come alberghi ma come luoghi di accoglienza per i profughi e i migranti, dopo le centinaia di morti di Lampedusa ha fatto sapere: “Una sola parola mi viene in mente: vergogna”. E ha fatto una affermazione scandalosa (nel senso evangelico) nella conversazione con Eugenio Scalfari: non esiste un Dio cristiano, esiste Dio e basta, e dunque i somali e i siriani e gli eritrei, di qualunque religione siano, sono tutti figli di Dio da amare e proteggere e accogliere; papa Francesco cosa farà ora? Inviterà tutte le parrocchie, tutti i cristiani, a insorgere perché il massacro termini?
Ma ancora: l’Unione europea, tanto severa nel castigare chi viola le regole dlel’”austerità”, tanto occhiuta nell’esaminare i bilanci degli stati, cosa intende fare per i suoi vicini del sud? E’ evidente che fingere che non esistano, salvo fare affari con dittatori orrendi o partecipare a guerre “umanitarie”, comporta questo sgradevole sottoprodotto: esseri umani in fuga. In fuga, ovviamente, verso qualche posto in cui ci si possa salvare la vita, magari perfino lavorare per mantenere se stessi e le famiglie. Invece stabilisce che chi riesce ad approdare precariamente, ancora in vita, a un paese europeo del sud, Grecia o Italia, lì debba restare. Perciò i kurdi o i siriani acciuffati sui traghetti in arrivo dalla Grecia, ad esempio ad Ancona, vengono subito rispediti indietro. Qualcuno ha raccontato come vivono i migranti in Grecia, la favela del porto di Patrasso, per esempio, con le aggravanti del saccheggio economico e sociale che colpisce i greci e quello delle bande fasciste di Alba Dorata che danno loro la caccia. Ma il governo, i media, la Commissione europea si sono impressionati? No, hanno replicato con l’indifferenza e il cinismo. Migranti annegano non solo nel Canale di Sicilia, ma anche nello Stretto di Gibilterra, e nell’Atlantico, sulla rotta tra l’Africa e le isole Azzorre. Frega a qualcuno? Qualche giorno fa è passata inosservata anche la notizia che gruppi di migranti africani hanno dato l’assalto al Muro che divide il Marocco dalla colonia spagnola di Melilla, sul Mediterraneo: tempo fa andammo a Bamako, nel Mali, e persone che avevano cercato di percorrere quella via, prima il deserto, poi le persecuzioni dei marocchini, infine i reticolati di Ceuta e Melilla, ci mostrarono le cicatrici delle fucilate con cui i poliziotti spagnoli li avevano respinti. Il fatto è che l’Europa non lascia sola l’Italia, lascia sola se stessa, nega quel che racconta di sé, il suo riscatto dall’orrore tutto europeo dell’antisemitismo e dell’Olocausto, e del colonialismo, ciò che costituisce il fondamento morale dell’Unione.
Indignazione, certo, e stanchezza nell’osservare inerti gli omicidi di massa. Questi sono i sentimenti che dovremmo provare. Chiunque dice che vorrebbe un modo diverso di vivere, che si mobilita per uno qualunque degli insulti che questo modo di vivere infligge invece alla società, dovrebbe fare qualcosa, subito.

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