Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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martedì 13 novembre 2012

Sei punti per una possibile alternativa europea

Nuova tassazione, riforma Bce, Tobin tax, transizione ecologica, cancellazione del fiscal compact. Sono i punti individuati dalla Rete europea degli economisti progressisti, lanciata nel meeting di Firenze

*** - 12.11.2012
Al Forum Firenze 10+10 è stata lanciata la Rete europea degli economisti progressisti (European Progessive Economists Network) in un meeting promosso da Euromemorandum, Economistes Atterrés francesi, Sbilanciamoci! dall'Italia, Another Road for Europe, cui hanno partecipato gruppi di economisti, associazioni e think tank tra i quali Econosphères dal Belgio, Econonuestra dalla Spagna, il Transnational Institute, Critical Political Economy Network, Transform! e molti altri. Ecco il documento elaborato dalla Rete:

L'European Progessive Economists Network ha raccolto gruppi di economisti, ricercatori, istituti e coalizioni della società civile che criticano le politiche economiche e sociali dominanti che hanno portato l'Europa alla crisi attuale. Vogliamo promuovere un ampio dibattito su sei punti:
1) Le politiche di austerità dovrebbero essere rovesciate e va radicalmente rivista la drastica condizionalità imposta ai paesi che ricevono i fondi d'emergenza europei, a partire dalla Grecia. Le pericolose limitazioni imposte dal fiscal compact debbono essere rimosse, in modo che gli Stati possano difendere la spesa pubblica, il welfare, i redditi, permettendo all'Europa di assumere un ruolo più forte nello stimolare la domanda, promuovendo il pieno impiego e avviando un nuovo modello di sviluppo equo e sostenibile. Le politiche europee dovrebbero ridurre gli attuali squilibri nella bilancia dei pagamenti, obbligando al riequilibrio anche i Paesi in surplus.
2) Le politiche europee dovrebbero favorire una redistribuzione che riduca le diseguaglianze, e andare verso l'armonizzazione dei regimi di tassazione, mettendo fine alla competizione fiscale, con uno spostamento dell'imposizione dal lavoro verso i profitti e la ricchezza. Le politiche europee dovrebbero favorire i servizi pubblici e la protezione sociale. L'occupazione e la contrattazione collettiva devono essere difese; i diritti del lavoro sono un elemento chiave dei diritti democratici in Europa.
3) Di fronte alla crisi finanziaria in Europa - segnata dall'interazione tra crisi delle banche e del debito pubblico - la Banca Centrale Europea deve operare come prestatore di ultima istanza per i titoli di stato. Il problema del debito pubblico deve essere risolto con una responsabilità comune dell'eurozona; il debito deve essere valutato attraverso un audit pubblico.
4) E' necessario un ridimensionamento radicale della finanza, attraverso una tassa sulle transazioni finanziarie, l'eliminazione delle attività speculative e il controllo del movimento dei capitali. Il sistema finanziario dovrebbe essere ricondotto a forme di controllo sociale e trasformato in modo che promuova investimenti produttivi sostenibili dal punto di vista sociale ed ambientale e l'occupazione.
5) Una transizione ecologica profonda può offrire una via d'uscita dalla crisi in Europa. L'Europa deve ridurre la sua impronta ecologica e l'utilizzo d'energia e risorse naturali. Le sue politiche devono favorire nuovi modi di produrre e di consumare. Un grande programma di investimenti che promuovano la sostenibilità può offrire posti di lavoro di alta qualità, espandere competenze in ambiti innovativi e ampliare le possibilità d'azione a livello locale, specialmente sui beni comuni.
6) In Europa la democrazia deve essere estesa a tutti i livelli. L'Unione europea deve essere riformata e va invertita la tendenza alla concentrazione di potere nelle mani di pochi stati e istituzioni fuori dal controllo democratico, che è stata aggravata dalla crisi. L'obiettivo è di ottenere una maggiore partecipazione dei cittadini, un maggiore ruolo per il parlamento europeo, e un controllo democratico più significativo sulle decisioni chiave.
Le politiche europee devono cambiare strada e un'alleanza tra società civile, sindacati, movimenti e forze politiche progressiste è necessaria per portare l'Europa fuori dalla crisi prodotta da neoliberalismo e finanza, e verso una vera democrazia. (Per adesioni: anotherroadforeurope@gmail.com)
*** Rete europea degli economisti progressisti

lunedì 12 novembre 2012

I frantumi d’Europa e le altre voci di Firenze

di Mario Pianta - sbilanciamoci -

Scontri ad Atene, litigi a Bruxelles. L’Europa appare sempre più in frantumi, la spaccatura tra centro e periferia sempre più profonda. Un’altra Europa, quella di Firenze 10+10, discute delle alternative per l’economia
Scontri in piazza ad Atene mentre il parlamento vota le nuove misure di austerità. Occhi chiusi a Berlino di fronte agli effetti delle politiche imposte alla periferia d’Europa. Scontro aperto a Bruxelles tra Europa e Gran Bretagna sul prossimo bilancio dell’Unione. A Londra il governo è spinto a fare la voce grossa contro la Ue mentre c’è chi pensa a un referendum per uscire dall’Europa. Di fronte alla recessione che colpisce l’intera area euro, ieri a Francoforte la Bce non ha ridotto i tassi e Mario Draghi ha elogiato come “stupefacente” il risultato del consolidamento fiscale dell’eurozona, che della recessione è una delle cause. La disoccupazione è quasi ovunque a livelli record e la crisi comincia a mordere anche nel “centro”, colpendo la base produttiva in Francia e le esportazioni in Germania. L’Europa appare sempre più in frantumi, la spaccatura tra centro e periferia sempre più profonda, la via per uscire dalla crisi sempre introvabile.
Diverso è il paesaggio sull’altra riva dell’Atlantico; la vittoria di Barack Obama sarebbe una buona notizia per l’Europa: nell’immediato evita il peggio – una recessione generalizzata a tutto l’occidente – e pone i problemi da affrontare nei prossimi quattro anni – ridimensionare la finanza, contenere gli squilibri, ridurre le disuguaglianze. Peccato che la risposta della finanza siano state borse in calo e minacce di voti più bassi agli Usa delle agenzie di rating, una reazione che riflette i problemi strutturali dell’economia americana (a partire da un debito totale, pubblico e privato, pari al 250% del Pil) e il timore che la nuova Casa bianca inizi a far pagare la crisi anche a Wall street (che l’ha causata). Le notizie dagli Usa sembrano aprire uno spazio politico che dà la possibilità di correggere alcune politiche dell’occidente. Ma l’Europa sembra non accorgersene e procede sulla strada dei salvataggi della finanza e dell’austerità fiscale, sprofondando nella depressione.
Non è un esito obbligato. L’immagine di una strada diversa per l’Europa si è nuovamente materializzata ieri a Firenze, con le duemila persone in arrivo alla Fortezza da basso per l’incontro “Firenze 10+10. Unire le forze per un’altra Europa”. Le alternative economiche sono al centro di molti dibattiti – dall’austerità al lavoro, dal debito alle grandi opere – e sono oggi al centro del forum tra le reti di economisti “alternativi” promosso da Sbilanciamoci!, Another road for Europe, gli “Economisti sgomenti” francesi e la rete di Euromemorandum, insieme a AlterSummit, Transform, Tni, Corporate Europe Observatory e molti altri gruppi.
Analisi diverse ma convergenti nell’individuare le responsabilità della crisi e la necessità di cambiare politiche. Proposte già articolate nel lavoro che anni queste reti hanno messo in piedi. Accanto alle controfinanziarie di Sbilanciamoci! in Italia, c’è il rapporto annuale di Euromemorandum, che indica la via per un’Europa meno liberista, e i libri degli “Economisti sgomenti”; il loro ultimo è contro il “Fiscal compact”, l’ultimo trattato europeo che impone pareggio di bilancio e rimborso del debito (l’edizione italiana, “L’Europa da slegare”, è ora disponibile, scaricabile da questo sito).
Si tratta di proposte già discusse nell’incontro “Un’altra strada per l’Europa” del 28 giugno scorso al Parlamento europeo, in cui gli stessi protagonisti avevano inziato un dialogo anche con le forze politiche progressiste. Ora l’ambizione è di stringere le fila di un lavoro comune in tutti i paesi, di costruire una proposta alternativa più ampia, capace di dare argomenti concreti alle iniziative che saranno messe in cantiere a Firenze, con un confronto serrato con i movimenti, le associazioni e con il sindacato che con lo sciopero europeo del 14 novembre sembra dare segni di svegliarsi dal lungo letargo che ha seguito la crisi. Si discute poi di come condizionare le politiche – nazionali e europee – e la politica nel suo insieme, tenendo presenti le scadenze elettorali di Roma e Berlino, e quella del Parlamento europeo nel 2014. La discussione ruota intorno ai punti chiave di come fermare la speculazione, cambiare il ruolo della Bce, ridimensionare la finanza, rovesciare le politiche di austerità, difendere il lavoro e l’occupazione, cambiare il modello di sviluppo con un new deal verde e mettere molta, molta più democrazia nei meccanismi di decisione che devono stabilire il futuro dell’Europa.

giovedì 1 novembre 2012

A Firenze l'altra Europa è pronta

Fonte: sbilanciamoci.info | Autore: Tommaso Fattori
       
Dall’8 all’11 novembre a Firenze si tiene l’incontro europeo “Firenze 10+10. Unire le forze per un’altra Europa”: movimenti, sindacati e associazioni di tutta Europa si scambieranno esperienze e proporranno le alternative alle politiche che hanno portato l’Europa alla crisi. Un appuntamento da non perdere.
Mai lasciarsi sfuggire l’occasione offerta da uno shock sistemico per portare a compimento la rivoluzione neoliberista, secondo il suggerimento di Milton Friedman.
Mentre “mercati” e “tecnici” insistono fantasiosamente nel propagandare crisi e debiti pubblici come l’effetto di un’eccessiva spesa sociale e di un insostenibile costo del lavoro, assistiamo alla “strana morte mancata del neoliberismo” (Crouch), vera causa del disastro economico, sociale ed ambientale in cui siamo immersi. Nel frattempo i poteri economico-finanziari utilizzano la crisi per annientare i diritti sociali e del lavoro e per privatizzare beni comuni e servizi pubblici. La crisi finanziaria e bancaria, trasformata in crisi del debito pubblico, si è ulteriormente tradotta in crisi, anzi in agonia, della tradizionale democrazia rappresentativa, in un quadro nel quale persino i referendum popolari possono essere impediti senza scandalo (Grecia) o tollerati a patto di lasciarne in buona parte disatteso il risultato (Italia). Attraverso il fiscal compact e il six pack le classi dirigenti europee stanno a loro volta utilizzando la crisi per concentrare i poteri decisionali sulle politiche pubbliche, a partire da quelle fiscali, nelle mani di un’oligarchia priva di legittimazione democratica diretta, solerte portavoce dei mercati finanziari: Commissione, Bce, tecnocrazia. Una rivoluzione silenziosa dall’alto, nella quale, dietro lo sbriciolamento delle vecchie istituzioni rappresentative nazionali, non si intravede nessuna forma di nascente democrazia sovranazionale.
Una simile situazione richiede una forte e urgente risposta sociale su scala continentale. Iniziative e lotte non mancano, in varie parti d’Europa, ma rischiano di rimanere inefficaci perchè incapaci di incidere sulla dimensione che decide delle nostre vite: la dimensione europea del fiscal compact e delle politiche di austerità; più in generale, la dimensione sovranazionale in cui si muove il finanzcapitalismo e dove si è inesorabilmente spostato il conflitto fra capitale e lavoro, ambiente, beni comuni. Se ogni movimento resta confinato nello spazio nazionale e nella difesa del suo singolo pezzetto, se ciascuno resta chiuso nella propria crisi, difficilmente ne verremo a capo mentre populismo, estrema destra e xenofobia si rafforzeranno sempre più, con esiti prevedibili. In direzione opposta possiamo tentare di unire le forze per un’Europa dei diritti e dei beni comuni, mostrando che esiste un demos europeo più forte dell’Europa dei “mercati” e della Bce. Firenze 10+10 vuol contribuire all’elaborazione di una strategia comune dei movimenti in tutto il continente, capace di guardare al prossimo decennio (+10) e non solo all’immediato domani. Firenze vuol contribuire a ricostruire le precondizioni di una mobilitazione paneuropea coordinata ed efficace, in grado di opporre un processo costituente dal basso alla rivoluzione oligarchica dall’alto e un nuovo patto di cittadinanza al fiscal compact.
Sono cinque le aree individuate per la costruzione di alleanze, nei quattro giorni di incontri (8-11 novembre 2012): democrazia; austerità, finanza e debito; lavoro e diritti sociali; beni comuni e servizi pubblici; Europa nel mondo. Pur nelle differenze, reti e movimenti sociali condividono oggi più di ieri alcuni elementi fondamentali dell’alternativa, come dimostrano i numerosi documenti simili elaborati negli ultimi anni. A queste proposte e rivendicazioni occorre però dar più solide gambe sociali, uscendo dalla frammentazione attuale, coinvolgendo nuove forze ed individuando consensualmente alcune azioni o iniziative da poter fare tutti assieme.

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