Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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lunedì 1 luglio 2013

Più realisti Del re e i bombardieri della TINA.

 

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- militantduquotidien -
Quando si diceva, subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, “peggio del Pasok“, l’eufemismo non era affatto tra gli invitati. Parecchio tempo fa qualcuno sostenne che la storia si ripete prima come tragedia poi come farsa. Aveva ragione, come su molto altro del resto. La tragedia, come risaputo, è quella greca, la commedia tutta nostra.
Non servirebbe nemmeno una memoria troppo ferrea per ricordare come in una Grecia sull’orlo del collasso economico le spese per fregate, sottomarini e aviazione lievitarono fino al 3% del Pil (secondo paese Nato dietro gli Usa per spese militari). Sponsor degli arsenali, il cuore dell’Europa, Parigi e Berlino che come contropartita dell’approvazione del piano di salvataggio pretesero l’acquisto di sottomarini ThyssenKrupp, fregate ed elicotteri française e carri armati Leopard (223). Era solo il 2011 ma pare che da questo saccheggio, chiamato strategicamente crisi, non vi sia nulla da imparare.
A chiunque capitasse di attraversare la Tracia in treno, in direzione Istanbul, il panorama dal finestrino potrebbe riservare delle sorprese. In prossimità del confine con la Turchia, infatti, è possibile scorgere file e file di blindati in bella mostra, monumento ridicolo all’acciaio novecentesco e monito ad un confine considerato tuttora “caldo” a dispetto della comune alleanza in ambito Nato. La distesa sonnolenta di ferraglia inanimata (era il 2009), carri armati e carri armati, poteva forse stridere con la carenza cronica di mezzi civili. Nell’estate di quello stesso anno le colline intorno ad Atene andavano a fuoco in un incendio che sembrava minacciare la stessa capitale, mentre i cannoni dormivano lungo il confine, lo Stato greco non possedeva sufficienti Candair per spegnere gli incendi e fu costretto a a chiederne in prestito ai paesei vicini, forse anche alla stessa Turchia. Difficile che un sommergibile, una fregata o un Leopard possano svolgere lo stesso compito.
bocciaChecché ne dica Boccia (uno che voleva cedere gli acquedotti pugliesi a Caltagirone) o chi per lui anche gli F-35 di cui la Camera ha discusso mercoledì non servono a spegnere gli incendi. Servono più che altro a fare la guerra e ad alimentare un mercato che non ha mai cessato di produrre profitti in barba al buco nero senza fondo nel quale versano le “finanze civili”. La farsa italiana sugli F-35 (questione che andrebbe osservata nella giusta prospettiva come scritto giustamente qui) tuttavia non si riduce di certo a qualche dichiarazione memorabile, vedi Boccia o il Ministro ciellino Mauro che riesce a pronunciare robe di questo calibro “Per amare la pace, armare la pace” perché le ombre sul prodotto da acquistare superano addirittura quelle sulla loro utilità. Pare, infatti, che gli F-35 siano un costosissimo “bidone” con le ali tant’è che anche altri paesi dalla indiscutibile fede atlantica: Canada, Olanda e Danimarca si sono già ritirati dal progetto mentre nei titolari dello stesso, gli Usa, iniziano i dubbi e le inquietanti prospettive.
Così mentre le nostre similitudini con la Grecia non si riducono alla follia della spesa militare (vedere questo articolo di guido Viale), alla Camera, Pd e Pdl affondano assieme il ritiro dell’Italia dal programma Joint Strike Fighter-F35 bocciando la mozione di Sel e M5s.
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Per salvare la faccia le risorse non mancano mai e c’è chi, come la giovane deputata modenese Giuditta Pini, riesce addirittura a spacciare per “rivoluzionario” il ritorno in ambito parlamentare delle decisioni sulla difesa definendo la mozione approvata a maggioranza come “F35, l’on. Pini esulta: “Le spese militari sono di pertinenza del Parlamento”
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un risultato importante e soddisfacente”. Il “risultato” dunque non è più la cancellazione (figurasi) dell’acquisizione dei 90 cacciabombardieri, nemmeno la sua “sospensione” ma il fatto che tra sei mesi, al termine di un’indagine che svolgerà la commissione difesa (della quale non v’è traccia nella mozione di maggioranza) il Parlamento potrà tornare ad esprimersi. Non solo. Il “risultato importante e soddisfacente” parla chiaro: “La camera impegna il governo a non procedere a nessuna fase di ulteriore acquisizione degli F35 senza che il parlamento si sia espresso nel merito ai sensi dell’articolo 4 della legge 244″ li stiamo già acquistando. Il “risultato” è che ciò che si poteva bloccare “oggi” si rinvia a “domani” e il “rivoluzionario” ritorno al Parlamento non è nemmeno così chiaro e scontato come afferma Donatella Duranti di Sel: «È vero che il parlamento, o meglio le commissioni difesa all’unanimità, possono esprimere un parere sulle nuove acquisizioni, ma il loro parere non è vincolante. E in ogni caso è il governo a decidere della programmazione pluriennale dell’acquisto dei sistemi d’arma in base alla legge 244, non a caso voluta dall’ammiraglio Di Paola in gran fretta, quando il governo Monti era agli sgoccioli». Non male come “risultato” un po’ come votare per la rielezione di Napolitano con la pretesa di opporsi al presidenzialismo e in difesa della Costituzione.
“L’ultima tentazione è il tradimento più grande: fare la cosa giusta per la ragione sbagliata.”
Thomas S. Eliot

Il risultato è sempre lo stesso, anche sulle cose più semplici, come un cospicuo risparmio su un prodotto poco performante e inviso alla stragrande maggioranza della popolazione: There is no alternative. Se occorrerà attendere sei mesi per avere l’esito dell’indagine della commissione difesa degli indizi in questo senso ne abbiamo già qualcuno. I “mal di pancia” democratici dovrerbbero essere considirati di diritto un caso di studio verso il quale porre la massima attenzione. Intenti, dichiarazioni, promesse e indignazioni, infatti, si rivelano, a certe latitudini, fuochi di paglia tali che un’istante è sufficiente a ricondurli nell’alveo del vuoto normalizzatore. Agli inizi del mese, (ne abbiamo scritto qua) il ferimento del sindaco di Terni (Pd) Leopoldo di Girolamo aveva fatto “levare qualche voce” all’interno del partito tanto da richiedere un’iterrogazione parlamentare sull’accaduto. “Que coincidencia, sin policía no hay violencia” insegnano le piazze brasiliane! Il risultato, per bocca di Filippo Bubbico (Pd) viceministro degli Interni, dovrebbe dirla lunga sulla realtà dei meccanismi di funzionamento di quell’organismo dannoso e polimorfo del Pd.
"L'unico vero realista è il visionario" Messina, festa per l'elezione a sindaco di Renato Accorinti, candidato civico, leader del movimento No Ponte.
“L’unico vero realista è il visionario” Messina, festa per l’elezione a sindaco di Renato Accorinti, candidato civico, leader del movimento No Ponte.
Più che di PdmenoL occorrerebbe ribattezzarlo in altro modo. Più realisti Del re o movimento (visto che va tanto di moda, tra parentesi anche l’Msi si definiva movimento) Più realisti Del re. L’insistenza ossequiosa con la quale si continua a dare credito a progetti fantasmagorici, sviluppati in anni di crescita e di debito a basso costo, quello che non bussa tutti i giorni alla porta della stragrande maggioranza dei cittadini, il 99% per intenderci, è sintomo di una miopia senza paragoni che sguazza nello spreco in un mare di risorse limitate. Di questo gli F-35 sono solo un’emblema abnorme ma che dire del tanto controverso corridoio 5, un infrastruttura civile dal costo faraonico abbandonata ormai da tutti, ma che da noi si vorrebbe imporre manu militari con la linea ad alta velocità Torino-Lione. E che dire della recente decisione di Parigi che non la considera più una priorità? Qualche analogia?
Nel 2011, in Grecia, uscì un documentario di Katerina Kitidi e Aris Hatzistefanou dal titolo Debtocracy. Al minuto 58 racconta di spese militari, forse potrebbe esserci utile….

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