Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

mercoledì 18 dicembre 2013

Dalle piazze dei forconi ad una strategia per il cambiamento – Nanni Salio

 

dicembre 12, 2013
nanni salio
    La grande crisi sistemica globale che ci coinvolge tutti quanti, in forme diverse, su scala mondiale, continua ad avanzare inesorabilmente producendo decine di migliaia di rivolte un po’ ovunque (Grecia, Spagna, primavere arabe, India, Cina, Brasile, Occupy negli USA, ecc.) e quella dei “forconi” è solo l’ultimo degli esempi, che colpisce in questi giorni l’Italia.
Questa crisi globale è prodotta dall’incompatibilità del modello di economia capitalista neoliberista con gli equilibri ecologici del pianeta sul quale viviamo e dalla sua incapacità e impossibilità di rispondere ai bisogni fondamentali di una popolazione mondiale che ha raggiunto i sette miliardi di persone. I poteri “senza volto” che dominano l’economia mondiale stanno imponendo lo smantellamento dello stato sociale in Europa che, bene o male, ha garantito una relativa pace negli ultimi cinquant’anni, senza minimamente curarsi delle conseguenze, pronti a fronteggiare ogni eventuale rivolta con la repressione più dura.
Sono temi dibattuti da anni, nella quasi totale indifferenza e ignoranza di gran parte dei politici, non solo quelli nostrani, e dell’elite economica e finanziaria, dai banksters (i gangsters del sistema bancario internazionale) ai dirigenti industriali, sino alla compiacenza persino più grave di ampi settori del mondo accademico (un nuovo “tradimento dei chierici”). E’ la “lotta di classe”, rivendicata da Warren Buffett, fatta dall’elite mondiale dello 0,1% contro il resto del mondo. Per il momento credono di stare vincendo, ma hanno la vista corta e il rischio è quello di una deflagrazione generale incontrollata senza vincitori, dove tutti saremo perdenti.
E’ in questo contesto, del tutto dimenticato, che si colloca la protesta che in questi giorni scuote l’Italia, in un momento di grave delegittimazione del sistema politico, di destra e di sinistra, che si è piegato supinamente alla filosofia imperante, sinora, del neoliberismo, applicando ricette economiche che stanno producendo guasti via via crescenti. E’ quello che Luciano Gallino, tra molti altri, denuncia nel suo ultimo libro come “Il colpo di stato di banche e governi” (Einaudi, Torino 2013). I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri si impoveriscono ulteriormente.
Ciononosante, non solo i nostri politici, ma economisti e imprenditori si limitano a riproporre il mantra della “crescita”, senza rendersi conto che per crescere occorre avere quantità anch’esse crescenti di flussi di energia, che non sono più disponibili a basso prezzo: “è il picco del petrolio, bellezza!” Abbiamo ampiamente sfondato i limiti di sostenibilità degli equilibri ecologici e continuiamo a sentirci ripetere che occorre continuare a crescere.
Ma le proteste in corso, a partire dal “MoViMento 5S” sino ai “forconi” si limitano prevalentemente a individuare nella sola classe politica la responsabilità di questa complessa e difficile situazione di crisi, definita una “casta”, senza sottolineare la ben più grave responsabilità di banchieri, speculatori, amministratori delegati delle multinazionali. Questa è la vera “casta”, l’oligarchia senza volto che cerca di imporre il proprio dominio assoluto. E’ il complesso militare industriale denunciato da Eisenhower sin dagli anni 1960, che nel frattempo si è esteso diventando “complesso militare-industriale-scientifico-corporativo-mediatico”. A tale proposito, basti pensare che, come non si stancano di ripetere gli ottimi rapporti annuali della campagna “sbilanciamoci” (www.sbilanciamoci.org), basterebbe rinunciare agli F35, al MUOS e alle inutili e dannose “grandi opere”, a cominciare dal Tav in Val di Susa, per trovare le risorse necessarie per rispondere immediatamente al malcontento e all’impoverimento dilaganti.
L’analisi potrebbe continuare a lungo, non solo da parte degli addetti ai lavori, ma promuovendo migliaia di dialoghi decentrati su come liberarci dalla schiavitù del debito rinegoziandolo a livello internazionale, su come completare un progetto di federazione europea, sulla politica della moneta unica, su un modello di economia autenticamente sostenibile e così via.
Ma non si è fatto nulla di tutto ciò e ampi settori della popolazione hanno subito le conseguenze devastanti della cosiddetta austerità (a senso unico e in direzione sbagliata, dall’alto verso il basso), sino a quando la situazione è diventata esplosiva con proteste e ribellioni, spesso senza un chiaro programma e facilmente strumentalizzabili.
Tuttavia, un altro percorso è stato avviato ben prima da coloro che non si limitano a protestare, ma stanno concretamente progettando la “transizione”. Non ci sono bacchette magiche che immediatamente risolvano tutti i problemi, ma sono in corso una miriade di iniziative costruttive dal basso, forse poco appariscenti, sebbene concrete ed efficaci, diffuse un po’ ovunque in Italia e altrove.
E’ una silenziosa “rivoluzione nonviolenta” che richiede impegno, continuità, pazienza, e si richiama alla lunga tradizione critica che da Gandhi passa attraverso Joseph Kumarappa (l’economista gandhiano), Ernst Fritz Schumacher, Ivan Illich e altri ancora, sino a giungere ai movimenti della “semplicità volontaria”, della decrescita, delle “città in transizione”. L’insieme di queste esperienze è un significativo esempio di “programma costruttivo”, simile a quello di cui parlava Gandhi.
Per renderlo più visibile e incidere maggiormente sulla realtà politica, in tempi che consentano di rispondere alle pressanti esigenze di coloro che si sentono esclusi e danneggiati, oltre alle azioni di solidarietà immediata, occorre lavorare per costruire un “movimento dei movimenti” capace di aggregare e dare voce e speranza agli esclusi, con un progetto e una visione d’insieme che unisca le molteplici associazioni, iniziative ed esperienze già esistenti. E’ una gigantesca opera di educazione alla trasformazione nonviolenta dei conflitti, che si propone concretamente di rendere le manifestazioni e le lotte di base più efficaci impiegando in modo creativo le molteplici tecniche di lotta nonviolenta con una visione strategica e non solo tattica dell’azione nonviolenta.
Nel nostro piccolo laboratorio del Centro Sereno Regis abbiamo da tempo avviato questo percorso e lo abbiamo chiamato “conflitti metropolitani”. Ma per renderlo più visibile, incisivo, dilagante è necessario ampliare la collaborazione con tutti e tutte coloro che già operano in una prospettiva di transizione verso una società nonviolenta. Le porte del Centro Sereno Regis sono aperte: un “bene comune” da valorizzare per promuovere un’azione nonviolenta concreta, creativa, costruttiva, duratura.

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