Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

sabato 8 marzo 2014

La doppia sfida di Tsipras: cambiare l’Europa e la sinistra

       
La doppia sfida di Tsipras: cambiare l’Europa e la sinistra
         

Pubblicato il 7 mar 2014

di Teresa Pullano – il manifesto
Il leader greco è l’erede dell’eurocomunismo. La sua scommessa è quella di un’Europa antiliberista. La posta in gioco è la conquista dello spazio continentale. Superando l’euroscetticismo nazionalista di una parte delle sinistre
Ale­xis Tsi­pras, can­di­dan­dosi a pre­si­dente della Com­mis­sione euro­pea, fa una scom­messa: non ci sarà Europa se non sarà espres­sione di una sini­stra anti­li­be­ri­sta. Vice­versa, non c’è futuro per un pro­getto di demo­cra­zia radi­cale al di fuori dello spa­zio euro­peo. Per dimo­strare la vali­dità di que­sto assunto, Tsi­pras deve affron­tare due sco­gli: la dif­fi­coltà di un’azione poli­tica su scala con­ti­nen­tale e l’assenza di un popolo euro­peo. Se le forze riu­nite intorno a Syriza saranno capaci di ridare il potere di deci­dere ai cit­ta­dini, e di farlo su scala con­ti­nen­tale, allora si potrà chiu­dere una fase sto­rica comin­ciata nel 1989: quella del pen­siero unico neo­li­be­rale.
Defi­nire l’Europa come ter­reno di lotta non va da sé. Le isti­tu­zioni euro­pee sono viste come stru­menti al ser­vi­zio delle éli­tes libe­ri­ste. Lo si è visto al con­gresso della Linke, a metà feb­braio: la prima ver­sione del pro­gramma per le ele­zioni euro­pee indi­cava nella Ue del dopo Maa­stri­cht la causa di una delle «mag­giori crisi eco­no­mi­che degli ultimi 100 anni». Dopo le accuse di anti­eu­ro­pei­smo la frase incri­mi­nata è stata rimossa. Ma la spac­ca­tura, pro­fonda, rimane intatta, in Ger­ma­nia e nel resto delle sini­stre euro­pee. In Gre­cia, i comu­ni­sti del Kke hanno una posi­zione anti­eu­ro­pei­sta. A Roma il 12 aprile si terrà una mani­fe­sta­zione dei movi­menti con­tro le poli­ti­che di auste­rità. Alcune delle orga­niz­za­zioni che vi par­te­ci­pe­ranno, come Ross@, chie­dono la «rot­tura dell’Unione euro­pea», altre la fine dell’euro. Un esito affatto mal­vi­sto da un eco­no­mi­sta come Emi­liano Bran­cac­cio, che ne ha scritto sullo scorso numero di Sbi­lan­ciamo l’Europa.
La posi­zione di Tsi­pras è all’opposto. Nel suo pro­gramma si legge che la zona euro è lo spa­zio più appro­priato per rea­liz­zare poli­ti­che redi­stri­bu­tive e di pieno impiego. Que­sto per­ché «l’unione mone­ta­ria, come entità uni­ta­ria, ha mag­giore libertà nelle deci­sioni poli­ti­che rispetto ai sin­goli stati mem­bri presi sepa­ra­ta­mente». È il primo punto chiave: lo scon­tro a sini­stra è sul livello geo­gra­fico, eco­no­mico e poli­tico, sul quale porsi. Tsi­pras si tro­verà di fronte a una duplice sfida: riu­scire a unire i lavo­ra­tori, fram­men­tati a livello nazio­nale, e iden­ti­fi­care i con­torni dello spa­zio euro­peo, che è com­po­sito e ben diverso dall’omogeneità sia della nazione che dell’orizzonte glo­bale dell’internazionalismo clas­sico. Non si può dar torto a chi sostiene, come gli autori del libro En finir avec l’Europe (La Fabri­que edi­zioni, Parigi, 2013), a cura di Cedric Durand, che i lavo­ra­tori non sono orga­niz­zati a livello euro­peo: men­tre le classi domi­nanti sono potenti e coor­di­nate su scala con­ti­nen­tale e inter­na­zio­nale, i movi­menti sociali e le orga­niz­za­zioni della sini­stra sono anco­rati ai ritmi e agli spazi nazio­nali. Per Durand e i suoi co-autori i lavo­ra­tori non influen­zano il pro­cesso di inte­gra­zione e non dispon­gono dei mezzi per farlo. Il livello nazio­nale è dun­que l’unico al quale tor­nare. Si potrebbe obiet­tare che c’è un errore di pro­spet­tiva: come la nazione è stata il piano delle lotte di classe per gli ultimi due secoli, e i primi ad accor­ger­sene, e ad usarla in que­sto senso, furono pro­prio gli inte­ressi della bor­ghe­sia, allo stesso modo oggi que­sta fun­zione è svolta dallo spa­zio euro­peo. Nulla impe­di­sce di appro­priarsi di que­sta nuova forma dello stato e di tra­sfor­marla, com’è acca­duto per le nazioni. Nello stesso tempo, Tsi­pras deve riu­scire a coor­di­nare le lotte dei lavo­ra­tori in Europa. Deve costruire luo­ghi d’incontro e stru­menti di lotta che cam­bino le poli­ti­che euro­pee di cir­co­la­zione dei lavo­ra­tori e dei ser­vizi.
La seconda sfida è come ridare potere deci­sio­nale ai cit­ta­dini in man­canza di un popolo euro­peo. L’Europa sarà demo­cra­tica o non sarà. L’obiettivo poli­tico per eccel­lenza, scrive Tsi­pras, è la rior­ga­niz­za­zione demo­cra­tica dell’Unione euro­pea, che si declina in ter­mini di diritti sociali e poli­tici. Per garan­tirli biso­gnerà raf­for­zare il bud­get comune, dare potere ai par­la­menti nazio­nali di stan­ziare le risorse neces­sa­rie e rin­for­zare il ruolo del Par­la­mento euro­peo. Que­sto però non basta: un’Europa demo­cra­tica, nella quale i cit­ta­dini ricon­qui­stano un potere deci­sio­nale, si potrà avere solo se le masse popo­lari, e le loro lotte, rie­scono a inter­ve­nire sulla forma che lo Stato sta pren­dendo su scala euro­pea. Solo se i par­titi, i movi­menti, i cit­ta­dini riu­sci­ranno a fare pro­prio lo spa­zio euro­peo, a pro­durlo loro stessi, e non a subirlo o ad igno­rarlo ripie­gan­dosi sulla falsa que­stione dell’identità nazio­nale, allora si potrà avere una demo­cra­zia euro­pea in assenza di un popolo, nel senso moderno del ter­mine. Il popolo emer­gerà dalle lotte poli­ti­che, costi­tuenti sia dello spa­zio che del sog­getto demo­cra­tico. Il filo­sofo greco Nicos Pou­lan­tzas, che Tsi­pras ha citato non a caso nel suo tour ita­liano e nella visita al mani­fe­sto, la chia­mava «la via demo­cra­tica al socia­li­smo». Una visione che non ha nulla a che vedere con il socia­li­smo libe­rale: signi­fica che l’oggetto della lotta è la tra­sfor­ma­zione radi­cale dello spa­zio statuale.

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