Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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venerdì 1 giugno 2012

Al voto l'imprevedibile Irlanda con la paura di finire come la Grecia

ANNA MARIA MERLO - ilmanifesto -
Sotto ricatto, l'Irlanda - secondo paese dopo la Grecia ad essere stato messo sotto tutela dalla troika (Ue, Fmi, Bce) - vota oggi con un referendum sul fiscal compact, il trattato europeo di stabilità, coordinazione e governance che impone la «regola l'oro» di bilancio. I termini del ricatto sono chiari: se gli irlandesi votano «no», perdono immediatamente l'accesso al Meccanismo europeo di stabilità (Esm), la nuova struttura salva-stati. Il legame tra fiscal compact e Esm è stato voluto dalla Germania. Dublino ha assolutamente bisogno del Mes, perché la crescita zero blocca la possibilità di ritorno sui mercati, prevista nel 2013. Dopo tre anni di recessione e sette piani di rigore, l'ex «tigre celtica» continua ad avere il deficit strutturale più alto della zona euro e potrebbe aver bisogno il prossimo anno di un nuovo piano di sostegno finanziario per far fronte alle scadenze del rimborso del debito.
«La nostra ripresa è fragile, non prendiamo rischi», ha affermato il premier democristiano Enda Kenny, per invitare a votare «sì». Tutti i grossi partiti (Fine Gael e laburisti al governo, Fianna Fail, opposizione) chiedono di approvare il fiscal compact. Contro, si sono dichiarate forze molto diverse, dalla sinistra radicale al Sinn Fein, fino all'organizzazione del miliardario Declan Ganley, l'ultraconservatrice Libertas.
L'Irlanda - che almeno ricorre sempre al referendum sui trattati europei - aveva votato «no» nel 2001 contro Nizza e nel 2008 contro Lisbona, salvo poi essere richiamata alle urne, e votare «sì», dopo aver ottenuto alcuni opt out. Ma stavolta la situazione è diversa: Dublino è con le spalle al muro, ha bisogno dell'aiuto europeo e non ha nessun margine per ottenere qualche modifica al testo del fiscal compact, che entrerà in vigore appena 12 paesi sui 17 della zona euro l'avranno approvato (per ora l'hanno votato i paesi con il cappio al collo, Portogallo e Grecia, oltre alla Slovenia per quanto riguarda la zona euro, mentre l'8 maggio l'ha approvato anche la camera dei deputati della Romania, paese non euro). «Andremo alle urne con la pistola alla tempia», ha riassunto il sindacato Ictu, che non dà però indicazioni di voto.
L'Irlanda, che negli anni '80 e '90, era stata indicata ad esempio, si è insabbiata in una lunga crisi, che ha fatto salire il tasso di disoccupazione al 14%, in una situazione di austerità generalizzata, con aumenti delle tasse sui consumi di base, che hanno però lasciato in vigore il dumping fiscale a favore delle imprese. Il debito pubblico sarà al 120% il prossimo anno. L'economia irlandese è molto dipendente dalla zona euro (40% degli scambi) e dalla Gran Bretagna (20%). Dublino, un po' meno di tre anni fa, era riuscita a salvare le banche, bloccando un inizio di bank run grazie a una quasi-nazionalizzazione che ha permesso a un'agenzia specializzata di acquisire 90 miliardi di prestiti. Ma le famiglie restano fortemente indebitate, conseguenza della bolla immobiliare all'origine dello sboom.
L'Unione europea continua ad essere presa nella tenaglia del risanamento a tappe forzate imposto da Bruxelles e dai mercati. Ieri la Commissione ha reso pubbliche le «raccomandazioni» rivolte a 12 paesi, frutto di un'inchiesta avviata lo scorso febbraio nel quadro di una nuova struttura di controllo comune, destinata ad evitare brutte sorprese. La ricetta è sempre la stessa, per tutti, dall'Italia alla Francia, passando per Danimarca, Spagna, Svezia o Gran Bretagna: salari sotto controllo, meno pressione fiscale sul lavoro ma anche meno garanzie, consolidamento dei bilanci, interventi sulle pensioni ecc. Queste «raccomandazioni» della Commissione arrivano in Francia in un momento di transizione politica: Bruxelles ha fatto i calcoli sulla base dei dati forniti dal governo Fillon, che non c'è più; ora sarebbe la sinistra a doverle applicare, in caso di vittoria alle legislative del 10 e 17 giugno.
Per il presidente Hollande e il primo ministro Jean-Marc Ayrault si tratta di un'ingiunzione che va contro una serie di promesse fatte durante la campagna elettorale: ritorno alla pensione a 60 anni per chi ha cominciato a lavorare da giovane, leggero aumento dello Smic (salario minimo) a luglio, maggiore protezione contro i licenziamenti «di Borsa», investimenti pubblici nella scuola e per i giovani.

mercoledì 16 maggio 2012

Ireland’s Referendum- an Opportunity for Change

Filed under JohnPerkins.Org Blog Wire, On May 31 Ireland will put the EU’s new treaty for fiscal discipline to a referendum, giving Irish voters a chance to overturn this controversial agreement. The crisis in Ireland is symbolic of ones facing many European countries, as well as the United States, and is a direct outgrowth of policies implemented against developing countries when I was an economic hit man (EHM). The upcoming decision by Irish citizens is a harbinger for other countries around the world, as well as crucial to Ireland’s financial future.The Irish Government has been “asset stripping” –selling off public resources, including gas from the west coast, utilities, and forests in attempts to reduce the debt. This is an old tactic that was perfected by economic hit men in countries throughout Africa, Asia, Latin America and theMiddle East during the 1970s and 1980s. Many Irish are vehemently protesting such acts and are opposed to signing the EU treaty, declaring them a loss of sovereignty for a nation that fought a bloody battle for full independence less than a century ago.
Austerity measures are killing the European economy. Not surprisingly Goldman Sachs and other investment organizations are at the root of the problem; they are strategically staffing Europe’s government and the Central Bank with hard-hearted investment bankers more interested in the concerns of the financial sector than thoseof the people. These ex-European Commissioners and former central bankers are helping the banks gain access to those in power.
I’m looking forward to speaking in the UK as Ireland is on the verge of these crucial economic changes. From May 21-25 I will be teaching a course at Schumacher College in Devonhttp://www.schumachercollege.org.uk/courses/hoodwinked-what-wrecked-our-economy-and-how-to-fix-it. Followed by a brief speaking tour, “Financial Terrorism Exposed”, around the UK where I will be speaking in Dublin (May 27), Manchester (June 2), and London (June 3). For more information on this tour please visit www.economichitman.co.uk, or my website: http://www.johnperkins.org/?page_id=21.

giovedì 5 aprile 2012

"Il debito non lo paghiamo". In Irlanda è rivolta fiscale

di fabio sebastiani - rifondazionepioltello -
In Irlanda è rivolta fiscale. Migliaia di irlandesi sono scesi in strada sabato per protestare contro le nuove misure di austerità e i rincari fiscali. E la nuova tassa sulla casa è stata rispedita al mittente da metà della popolazione.

La corda si è spezzata. Mentre si assiste al crollo dei prezzi immobiliari, ai fallimenti a catena di aziende e banche, e imperversa disoccupazione e povertà, i cittadini irlandesi hanno deciso di provare a liberarsi dal ricatto dell’economia finanziaria che ha messo sulle loro spalle un prestito di novanta miliardi di dollari di Fmi e Ue.

Centinaia di migliaia di persone ora rischiano di subire delle multe e potenzialmente anche di finire a processo. Si tratta a tutti gli effetti di una rivoluzione fiscale che potrebbe smantellare la strategia del governo volta a rimettere in sesto l'economia e rendere ancora più difficile l'implementazione delle nuove misure di austerità.

Tra gli slogan campeggiavano "Non posso pagare, non paghero'". "Quando i banchieri pagano, allora pagheremo anche noi!". Chi si oppone alla tassa, sostiene che l'aliquota è identica sia per i benestanti sia per i piu' poveri. L'indignazione è alimentata dalla percezione generale che un gruppo elitario di banchieri, politici e agenti immobiliari ultra ricchi ha distrutto l'economia senza aver ancora pagato un soldo e senza aver ricevuto la punizione che si merita.

L'introduzione della tassa contro le famiglie è stata accolta con una campagna contraria lanciata da attivisti politici e anche piccole comunità, che hanno esortato tutti a boicottare la nuova imposta. Visto il successo riscontrato dalle iniziative, devono aver sicuramente stimolato un nervo scoperto.

Come se non bastasse, tutto cio' sta accadendo mentre il paese si prepara a recarsi alle urne in occasione di un referendum sul Fiscal Compact. Un'eventuale bocciatura del nuovo patto di bilancio europeo il 31 maggio, quando andrà in scena il voto popolare, porterebbe alla fuga degli investitori stranieri necessari per la ripresa economica dell'isola. Secondo un recente sondaggio, il 49% degli intervistati si è dichiarato a favore del trattato, il 33% contrario mentre il 18% e' ancora indeciso.

L’obiettivo dell’esecutivo di coalizione tra Fine Gael (nazionalisti centristi aderenti al PPE) e Laburisti è quello di abbassare l'incidenza del debito al 10% del Pil nel 2011 e restituire il debito.

Secondo il ministro delle Finanze irlandese, Michael Noonan, si tratta di continuare "la costruzione della fiducia nell'Irlanda", sottolineando che l'interessamento espresso questa settimana da un fondo sovrano cinese rispetto alle opportunità d'investimento nell'isola non ci sarebbe stato "se non fossimo completamente coinvolti nell'Eurozona".

venerdì 9 marzo 2012

Vogliono bandire Keynes

The Irish Times Dublino - presseurope -
Il governo irlandese ha annunciato che organizzerà un referendum sul trattato fiscale. In gioco c'è il pluralismo delle idee economiche, che la destra europea vuole sottomettere alla sua ortodossia.
“…il delitto fondamentale che comprendeva tutti gli altri. Lo chiamavano psicoreato”.
George Orwell, 1984.

La domanda di fondo del referendum che ci sarà proposto è… già, qual è la domanda? Non sarà, come ha erroneamente affermato l’anno scorso il ministro delle finanze irlandese Michael Noonan, un referendum sull’eventualità che l’Irlanda possa uscire dalla zona euro (non possono estrometterci).

Non avrà a che vedere, come ha dichiarato la settimana scorsa in più occasioni il premier irlandese, con la “ripresa economica” o con i “posti di lavoro” o il presunto “desiderio di far parte della comunità europea, dell’euro e della zona euro da adesso in poi”. E di sicuro non riguarderà neppure il modo di definire un deficit strutturale dello 0,5 per cento, perché se lo fosse si tratterebbe della cosa più astrusa mai sottoposta al giudizio dell’opinione pubblica.

Il referendum riguarderà l'introduzione dello psicoreato, ovvero un modo di pensare che dovrebbe essere messo al bando. Non ha a niente a che spartire col nazismo, il razzismo o qualche altra ideologia dell’odio. Si tratta di un modo di pensare che per circa trent’anni, a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, è stato il prevalente “modo di pensare” l’economia di buona parte del mondo sviluppato: la filosofia di John Maynard Keynes.

Stiamo parlando del contesto intellettuale della maggioranza del centrosinistra europeo e dei neodem negli Stati Uniti. E a metterlo al bando sarà un trattato internazionale, alla stregua di quelli che vietano il traffico di esseri umani o le armi chimiche.

Mettere al bando la teoria keynesiana dopo il grande crollo del 2007 è un po’ come reagire a un massacro vietando i giubbotti antiproiettile. L’Irlanda ne è un caso esemplare. L’idea di fondo di Keynes era che i governi dovessero mettere in atto politiche anticicliche, governare con i deficit per dare slancio alle economie deboli e tagliare la spesa per raffreddare le economie surriscaldate.

Alla base della proposta del trattato fiscale c’è invece il concetto molto semplice che un governo deve comportarsi come un nucleo familiare, che negli anni delle vacche grasse fa uso di bigliettoni, ma in quelli di magra chiude tutti i portafogli. La sua opinione ponderata della teoria economica keynesiana è: non pensarci nemmeno. Le politiche fiscali anticicliche sono proibite.

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