Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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sabato 24 novembre 2012

La lotta per la pace e la violenza della crisi

di COLLETTIVO UNINOMADE

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0. La crisi si approfondisce, accelera, blocca l’orizzonte e allo stesso tempo cambia continuamente i quadri di riferimento. É ormai chiaro a tutti che, nonostante i disperati tentativi di rassicurazione dei vari attori della governance, vie di uscita non se ne vedono. La novità della crisi odierna è che perde la sua forma ciclica e diventa permanente: in questa trasformazione, come abbiamo ripetuto più volte contro le illusioni di una sinistra incapace di ripensare perfino la propria funzione riformista, non ci sono soluzioni keynesiane lineari. Crisi permanente non significa di certo che sia prossimo il “crollo” del capitale: sono ipotesi che lasciamo volentieri ai teologi della storia. Ciò non toglie, però, che la crisi mostra una evidente incapacità del capitale di far funzionare il comune che il lavoro della moltitudine produce.
Gli ordinamenti costituzionali attuali, sia a livello dell’integrazione europea sia a livello di stati nazionali, non permettono di aggredire con efficacia questo tipo di crisi: la loro unità si è definitivamente infranta, pensare a una loro restaurazione oppure alla difesa di singoli brandelli è una mossa semplicemente improduttiva. Tutto ciò non è avvenuto per una sorta di complotto o tradimento delle rappresentanze governative, come spesso si sostiene, ma perché sono state le lotte a rompere la mediazione costituzionale ed è stata la finanziarizzazione a rispondere imponendo una nuova convenzione. In Europa la BCE assume così un ruolo politico fondamentale sovradeterminando ogni decisione politica e distruggendo ogni opposizione, al tempo stesso riproducendo indefinitamente la crisi. Che i margini della mediazione siano continuamente erosi i padroni lo dicono in termini chiari. Semmai, è qualche voce, sempre subalterna, delle sinistre ufficiali che si ferma a rimpiangere il vecchio nesso welfaristico “classico” cittadinanza-lavoro, senza mai voler prendere atto di come esso sia stato già battuto in breccia, prima ancora che dai padroni, dalle modificazioni stesse della produzione e da una cooperazione sociale che non può essere trattenuta entro quel binomio. Così, se Marchionne, senza paura, usa il linguaggio della rappresaglia (un operaio licenziato per ognuno che torna in fabbrica), la Fornero non è stata incauta con la sua esternazione sui giovani “choosy”, perché i governanti “tecnici”, a differenza dei nostalgici e impotenti ideologi delle socialdemocrazie e delle sinistre tradizionalmente “lavoriste”, non hanno bisogno di giri di parole per dire come stanno le cose: mangiate merda e tacete. Siamo addirittura oltre i lessici mistificatori della meritocrazia e della libertà di scelta: che abbiate studiato oppure no, titoli o non titoli, abituatevi a una mobilità sociale che sarà solo verso il basso. Il potente imprenditore ed economista Warren Buffet lo aveva già detto qualche tempo fa senza infingimenti: naturalmente la lotta di classe c’è, ed è la mia classe che l’ha vinta. Poi Occupy Wall Street ha cominciato a fargli capire che ha ragione solo per metà. Per l’altra parte, non ha fatto i conti con il 99%.
1. Il 14N ci sembra debba essere letto in questo quadro. Uno dei principali soggetti protagonisti è stata una generazione che si è socializzata nella crisi, nella precarietà e nell’impoverimento, e non conosce altro al di fuori di essa. Proprio perché un futuro non ha mai immaginato di poterlo possedere e dunque non può avere ansia per la sua perdita, pretende di essere assolutamente “choosy” rispetto al proprio presente. Per questa generazione, il rimpianto per la vecchia coppia cittadinanza-lavoro non ha alcun senso: si muove in tutta naturalezza, dopo, fuori e contro le costituzioni del lavoro, fuori e contro i modi e ritmi delle mediazioni sindacali. Che i precari di seconda generazione riescano a situarsi dentro una composizione allargata, come avviene in Spagna, o se riusciranno a farsi motore di processi di ricomposizione, per nominare la scommessa politica in Italia, questo è un nodo decisivo. Ci pare comunque che il 14N costituisca una prima conferma del discorso sulla “leva meridionale” delle lotte, incarnatosi nei recenti incontri di Agora99 a Madrid e di “orizzonti meridiani” a Palermo. Non a caso, la settimana di lotta era cominciata, in Italia, proprio a Napoli, con le contestazioni rivolte al ministro Fornero, ma ancora più significativamente, a un vertice italo-tedesco dedicato al tema dell’“apprendistato”: da Sud è arrivato un messaggio molto chiaro di rifiuto di un workfare che vorrebbe costringere le vite ad una perpetua disponibilità a qualsiasi condizione, in cambio di un futuribile inserimento lavorativo, e si è affermata una richiesta di reddito universale e incondizionato, già del resto radicata in una lunga serie di lotte per la riappropriazione di luoghi e di servizi. Evidenziamo questo baricentro mediterraneo della geopolitica contemporanea delle lotte perché, sarà bene ribadirlo ancora una volta, affermare il carattere pienamente globale della crisi non significa affermarne un’omogeneità degli effetti e delle sue linee di sviluppo: esistono evidenti asimmetrie spaziali e temporali, sia dentro l’Europa, sia su scala intercontinentale. É fin troppo banale, ad esempio, sottolineare come la situazione in America Latina e le questioni che i movimenti devono affrontare sono molto differenti e in alcuni casi rovesciate rispetto al Nord America o all’Europa. E tuttavia, queste differenze compongono e alimentano una dimensione comune sul piano globale, senza comprendere la quale rischiamo l’illeggibilità politica dei quadri territoriali. É proprio in questo rapporto di tensione che lo “sciopero europeo” ci mostra come le lotte dei piigs abbiano in questa fase la possibilità di divenire motore di ricomposizione, a patto che non si chiudano nella trappola del particolarismo identitario e sappiano allargare il processo della lotta di classe verso sud e verso nord, o – per dirla in termini politici prima ancora che geografici – verso il Mediterraneo e verso l’Atlantico.

lunedì 15 ottobre 2012

Europa, Nobel per la “pace”. Un premio al genocidio

Il conferimento del premio non dovrebbe sorprendere nessuno

 - Giorgio Trucchi - peacelink -
 
internet Dimentichiamoci per un momento, lo so che è difficile, la produzione di armi di cui vive l’Unione Europea (UE). Dimentichiamoci le guerre che sta promuovendo, come quella in Afghanistan, Libia e adesso in Siria. Tutti i colpi di stato che ha promosso ultimamente come quello in Costa di Avorio e tutti quelli sostenuti negli anni passati, come quello in Honduras e più recentemente in Paraguay.

Dimentichiamoci per un momento le draconiane politiche di saccheggio promosse all’interno dell’Organizzazione mondiale del commercio, Omc, e del Fondo monetario internazionale, Fmi. Dimentichiamoci i centri di reclusione per stranieri, dimentichiamoci l’ascesa frenetica del razzismo, le scene di repressione quotidiana dei governi europei contro le proprie popolazioni.

In realtà, il fatto che l'Unione Europea abbia ricevuto il Premio Nobel per la pace è assolutamente normale e non dovrebbe sorprendere nessuno. L'annuncio del conferimento di questo premio arriva lo stesso giorno della "scoperta" europea di Abya Yala, conosciuta anche come America. Nemmeno questa è una casualità.

La colonizzazione europea di Abya Yala è stato uno dei maggiori genocidi della storia dell'umanità, con un costo calcolato tra i 50 e gli 80 milioni di persone assassinate, schiavizzate, private dei loro territori, convertite a una religione strana e infettate con malattie mortali, affinché si potesse costruire l'impero capitalista occidentale su scala globale, la schiavitú dell'Africa e tutta una serie di crimini orrendi in tutto il “terzo mondo”.

Diamo un'occhiata alla lista delle persone che hanno ricevuto il Premio Nobel per la pace dal 1901 a oggi.

Dimentichiamoci di tutti i nomi che non ci piacciono, come quello dell'assassino Henry Kissinger (1973), il terrorista Menachem Begin (1978) o il presidente dei droni Barak Obama (2009). Dimentichiamoci anche dei molti nomi che ci piacciono, come quelli del lottatore antiapartheid Albert Lutuli (1960), Martín Luther King (1964), il vietnamita Le Duc Tho (1973), l'argentino Adolfo Pérez Esquivel (1980), il vescovo Desmond Tutu (1984), la compagna Rigoberta Menchú (1992), Nelson Mandela (1993) e Yasser Arafat (1994). La cosa sicura è che, ci piacciano o no i nomi, la maggioranza di chi ha ricevuto questo maledetto premio è europea, nordamericana o sono agenti delle potenze atlantiste.

Il Premio Nobel per la pace è uno dei migliori esempi dell'Ordine malato che, ancora per poco tempo, domina il mondo. L’Europa, l'entità che ha dato origine all'impero più guerrafondaio e predatore sulla faccia della terra, non avrebbe mai dato un Premio Nobel a qualcuno che non tollera. Senza sottovalutare i tanti nomi che ci piacciono tra quelli che hanno ricevuto il Premio, bisogna riconoscere che non troveremo mai persone come Fidel o Chávez, tanto per fare due nomi.

Come giustificazione per dare il Premio Nobel all’Unione Europea, il comitato organizzatore (che è europeo, dato che appartiene alla Norvegia che è membro pieno della Nato), dice che l'esistenza dell’UE ha prevenuto nuove guerre mondiali.

In realtà, la Seconda Guerra Mondiale è stata una delle cose migliori che potessero capitare a molte popolazioni del terzo mondo dal 1492 al ventesimo secolo. Con gli europei uccidendosi gli uni con gli altri su scala industriale, la richiesta delle materie prime è esplosa e i prezzi sono lievitati. Parallelamente si sono indebolite le catene della dominazione imperiale, creando così le condizioni per lo sviluppo di un movimento massiccio di decolonizzazione in tutto il mondo.

Ora, l'impero euro-statunitense si trova in una crisi senza precedenti: sta cadendo a pezzi. Questo fenomeno lo obbliga a togliersi la maschera e a reprimere apertamente fuori e dentro le proprie frontiere. È ormai chiaro che il motto della Rivoluzione Francese “Libertà, Fraternità e Uguaglianza”, in mano all’occidente (cioè l’Europa), è stato solamente una foglia di vite che ha potuto crescere e arrampicarsi fino a che ha funzionato il sistema di saccheggio. Per questo motivo, di fronte alla bancarotta economica, militare e morale, all’impero non resta altro da fare che abbandonare ogni pretesa di progressismo, autopremiandosi sfacciatamente per il genocidio commesso.

Meno male che la campagna fatta alcuni anni fa per promuovere la candidatura al Premio Nobel per la pace del presidente boliviano, Evo Morales, non è andata a buon fine, perché ci troveremmo oggi a essere sospettati di essere colonialista.

Fonte originale: Jorge Capelán, Radio La Primerísima


Note: © Traduzione e adattamento Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org

venerdì 12 ottobre 2012

Nobel per la Pace a chi fa la guerra?

Fonte: controlacrisi.org
         Ferrero (Prc): Ridicoli, un'offesa a chi si batte realmente per la pace. La Cgil esprime soddisfazione.
Il premio Nobel per la pace 2012 è stato assegnato all'Unione Europea. Motivo: per "i progressi nella pace e nella riconciliazione" e per aver garantito "la democrazia e i diritti umani" nel Vecchio continente. Una bella e buona mistificazione della realtà che svuota il premio di ogni significato nel momento in cui viene assegnato a persone o istituzioni che con la pace hanno poco o nulla a che fare.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista-FdS, non accetta di 'subire' la notizia come fanno in tanti in politica. Ma attacca duramente: "La decisione di assegnare il Nobel per la Pace all’Unione Europea è ridicola. Dopo l’assegnazione “preventiva” a Obama, che invece non ha smesso di bombardare e fare “guerre umanitarie”, ora il comitato di Oslo sceglie di premiare l’Ue. Purtroppo l’Unione Europea non si è distinta in questi anni per aver praticato e perseguito la pace: ha preso parte a decine di conflitti, continuato a sfruttare le risorse del Sud del mondo, alzato i muri contro i migranti e fatto nulla per affermare i diritti umani nel mondo e all’interno dei confini dell’Unione. Questo premio non solo è non meritato ma è un’offesa a chi nel mondo si batte realmente, ogni giorno, per la pace e i diritti umani".

Incomprensibile la posizione della Cgil, che attraverso un comunicato di Fausto Durante, Responsabile del Segretariato Europa della CGIL, esprime "soddisfazione per l'assegnazione del premio Nobel per la Pace 2012 all'Unione europea. E' un riconoscimento del processo di pace nell'area dell'Unione europea e per aver garantito la democrazia e i diritti umani nel vecchio Continente".

mercoledì 27 giugno 2012

Marinella Correggia, giornalista e pacifista sotto tiro

  
 - altritasti -
Crediamo che tutti gli astigiani conoscano Marinella Correggia, collaboratrice del Manifesto, autrice di saggi importanti su come vivere su questa terra senza distruggerla e sul consumo critico.
Marinella è di origini di Rocca d'Arazzo e molte volte è stata al nostro fianco in iniziative di analisi dedicate a riflettere sulla pace nel mondo e sul ruolo dell'Italia negli scenari di guerra degli ultimi decenni.
Oggi è duramente attaccata per avere scritto liberamente di quanto sta accadendo in Siria ...

Proponiamo questa sua lettera di denuncia, perchè crediamo che tutti debbano conoscere la situazione. A Marinella tutta la nostra solidarietà !

LETTERA DI DENUNCIA DEL DANNO MORALE E MATERIALE INFLITTOMI PUBBLICAMENTE DA ALCUNE PERSONE PER IL MIO IMPEGNO CONTRO LA GUERRA IN SIRIA CON LA RICHIESTA CHE RITIRINO PUBBLICAMENTE LE ACCUSE.
di Marinella Correggia (Torri in Sabina, Rieti)


Mi ritengo gravemente danneggiata sul piano umano e materiale da reiterati “articoli” o interventi su facebook e su blog (un parziale elenco si trova più oltre) contro il mio impegno assolutamente gratuito e a mie spese benché quasi a tempo pieno, un impegno contro le guerre e i loro devastanti effetti, impegno iniziato nel 1990-91, e ultimamente volto a scongiurare la guerra Nato in Libia prima e in Siria ora, grazie a una intossicazione mediatica senza pari, alla quale gli autori delle ingiurie nei miei confronti collaborano (nel loro piccolo) e che io da molto tempo cerco di contrastare (nel mio piccolissimo).

Ecco alcuni degli articoli e interventi ai quali mi riferisco (ringrazio chi me li ha segnalati poiché non sono su facebook e la mia navigazione internet non si riferisce a siti di opinione). La libertà di giudizio non deve però arrivare a una disinformazione infamante. Invito le persone e i siti o blog o gruppi facebook nominati a ritirare al più presto le accuse e a scusarsi:

- Scritto apparso sul sito Vicino Oriente a firma Monti Germano che mi accusa di essere al servizio del regime di Assad e mi affianca a gruppi di estrema destra (accuse entrambe ridicole per chiunque mi conosca; ma non è il caso dell’autore). L’articolo è stato ripreso dal sito di Amedeo Ricucci.

- L’intervento della signora Aya Homsi nel gruppo facebook “Vogliamo una Siria libera” che fiancheggia il CNs (Consiglio nazionale siriano) e l’Esercito sirano libero; la signora afferma che se io scrivo quel che scrivo è perché “ne traggo un profitto”.

- Le accuse di essere “embedded” rivoltemi pubblicamente dal signor Enrico De Angelis che lavora al Cairo per un centro di ricerca francese.

1. Gli attacchi ingiuriosi si riferiscono alla ricerca e divulgazione che compio e che in parte viene pubblicata sul sito http://www.sibialiria.org. Come chiunque può vedere il sito non dice nemmeno una parola a favore del governo siriano. Ma analizza in tanti episodi i cortocircuiti della disinformazione attuata sin dai massimi livelli (settori dell’Onu che attingono a fonti di parte), la quale sta portando Occidente e petromonarchie a un altro intervento con pretesti “umanitari”, reso possibile dalla creazione del consenso che manipola una realtà di scontri settari con interferenze esterne pesanti fomentati e la fa diventare “un intero popolo massacrato da un dittatore”. Riporto anche testimonianze dirette con nomi e cognomi di vittime alle quali nessuno presta attenzione. Il mio attivismo consiste non tanto nello scrivere articoli (questo non prenderebbe tanto tempo) quanto soprattutto nel networking nazionale e internazionale (rispetto a militanti, siti, gruppi politici, media alternativi) al quale dedico molte ore al giorno; per non dire delle numerose manifestazioni, sit in eccetera nei quali mi attivo da oltre un anno. Ma questo è sconosciuto a chi mi attacca.

2. E’ un grande dolore essere accusati – per la prima volta da quando ho iniziato l’attivismo pacifista nel 1991 - di “pacifismo nero” da parte di persone (vedi oltre) che sostenevano indirettamente i cosiddetti “ribelli” libici, le cui gesta razziste, violente, repressive dei diritti umani, e che ora sostengono il Consiglio nazionale siriano (Cns), il quale è finanziato da stati come Qatar e Arabia Saudita, oltre alle potenze occidentali (“dimmi chi ti finanzia e ti dirò chi sei”) e per questo invece di muoversi su una vera strada negoziale chiede ufficialmente interventi armati esterni da parte dei suoi alleati stati capitalisti e sostiene il cosiddetto Esercito siriano libero, delle cui gesta riferiscono ormai gli stessi media mainstream. E’ sorprendente che al tempo stesso i suoi “attivisti” siano presi come fonte di notizie …

3. E’ vergognoso che mi si accusi sul gruppo facebook “Vogliamo una Siria libera” di trarre profitto dai miei scritti. E’ l’esatto contrario, come sa chiunque mi conosca. E’ infatti notevole e ormai quasi insostenibile il danno materiale che traggo dall’impegno per la pace, a causa di mancati introiti dalle mie attività lavorative, pressoché abbandonate da un anno per mancanza di tempo dovendo/volendo dedicarmi solo a questo impegno antiguerra, oltre a spese di viaggi in loco (Libia e Siria), e di telefono.
A questo si aggiungerà ora il pregiudizio a mie attività future nel campo dell’ecologia di giustizia, a causa di questa diffamazione nei miei confronti. Di pagato in relazione alla Siria ho scritto solo un reportage con foto, per un totale di circa 300 euro. Il resto è stato gratuito e, ripeto, con spese a mio carico. E con una perdita di tempo che mi rallenta diversi progetti anche editoriali. La mia ostinazione è giustificata solo dal non voler vedere più il mio paese partire a bombardare altrui popoli (con effetti che ho verificato in loco più volte) con pretesti umanitari veicolati da menzogne assordanti. Mi muove il desiderio che quella alla Libia sia stata L’ultima delle (nostre) guerre di bombardamenti e massacri. Ma grazie a tanta gente non sarà così.

4. Per me questo è il naturale seguito di un impegno contro le guerre occidentali iniziato nel 1991 e sempre gratuito e autofinanziato (dalle mie attività di autrice di libri e articoli in materia di ecologia, rapporti Nord-Sud, rispetto dei viventi). L’indignazione per il ruolo bellico del paese nel quale purtroppo vivo mi ha portata a essere presente sia in Iraq che in Jugoslavia che in Libia durante i bombardamenti e non certo come inviata di guerra (!) ma come militante. Dal 1991 (prima guerra del Golfo) la propaganda mediatica e la disinformazione creano consenso a interventi bellici. Ora, accertare la verità è cosa difficile, ma cogliere le menzogne e la disinformazione lo è meno. Prende solo molto tempo

5. Con l’occasione denuncio l’opera di demonizzazione contro chiunque esca dal coro assordante e faccia notare esempi lapalissiani di propaganda pro-bellica a tutti i livelli. E’ additato e oltraggiato anche l’impegno di diversi attivisti della Rete NoWar di cui faccio parte.

martedì 17 aprile 2012

Oscar Arias video in honor of the Global Day of Action on Military Spending


17 April, 2012 is the Global Day of Action on Military Spending (GDAMS).
Please watch this 5-minute video put together by the former Costa Rican President and 1987 Nobel Peace Prize winner Oscar Arias in honor of the Global Day of Action on Military Spending!
Without an army, Costa Rica has been able to invest public resources in the public interest - education, healthcare, development, humanity. Arias shares his thoughts on what might happen if the whole world shared the Costa Rican vision of a peaceful and just world - one with no armies, where human security is not measured in missiles.

Óscar Arias, president of Costa Rica (1986-1990, 2006-2010), won the Nobel Peace Prize in 1987 for his peacemaking efforts in Central America. Without any armed forces, Costa Rica is now a global model for demilitarization and the amazing social benefits it offers.

In this moving speech, Arias endorses the Global Day of Action on Military Spending and encourages people around the world to demand demilitarization as the first step towards achieving true human security and development.

lunedì 16 aprile 2012

Anders Ias pacifista in bicicletta deve ringraziare Israele per il trattamento?


di Doriana Goracci - reset -
Un tenente-colonello dell’esercito israeliano, Shalom Eisner, ha usato il fucile in dotazione, un M-16 di fabbricazione americana, per colpire al volto un inerme manifestante pacifista sabato che insieme ad altri stava tentando di fare un giro in bicicletta della valle del Giordano. Il video dell’aggressione è finito sul web, via Haaretz… “Un portavoce dell’esercito israeliano ha definito “grave” l’incidente e ha annunciato che è stata aperta un’inchiesta interna sull’operato dell’ufficiale. “
Il giovane attivista è di nazionalità danese e ha un nome , Anders Ias : “Un ufficiale dell’esercito israeliano è stato sospeso dal servizio e ora è sotto inchiesta per aver percosso un giovane danese, militante dell’International Solidarity Movement, durante una manifestazione a Gerico, in Cisgiordania. Nel filmato, diffuso con grande rilievo in tv e sui siti web israeliani, si vede il tenente colonnello Shalom Eisner mentre colpisce duramente al volto il danese Anders Ias con il proprio fucile M-16. Il premier israeliano Benyamin Netanyahu condanna l’azione dell’ufficiale “un comportamento del genere non rappresenta i soldati e gli ufficiali dell’esercito della difesa dello stato d’Israele “. L’incidente si è verificato durante una manifestazione in bicicletta dell’International Solidarity Movement (un’organizzazione di attivisti filo-palestinesi, lo stesso di cui faceva parte Vittorio Arrigoni). I manifestanti che portavano delle bandiere palestinesi hanno cercato di di varcare un checkpoint dell’esercito israeliano lungo la valle del Giordano. Lo scontro fra l’ufficiale e il giovane attivista danese è avvenuto dopo un tentativo dei militari di disperdere gli attivisti. Il giovane danese, ferito al volto, è stato soccorso in un ospedale palestinese. Il portavoce dell’esercito della difesa alla radio militare israeliana ha parlato di “leggere fratture al volto”.

Shalom, buffo destino quello dell’ ufficiale israeliano di avere questo cognome…Shalom (שָׁלוֹם ascolta) è una parola ebraica che significa pace, ciao, arrivederci o stare bene.
Doriana Goracci

martedì 20 dicembre 2011

domenica 20 novembre 2011

NOBEL PRIZE WINNERS TOUR
“and remember NEVER rest on your laurels!”

Blog curato da ...

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