Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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giovedì 18 aprile 2013

NON REGALATE IL PAESE A BERLUSCONI. NO ALLE LARGHE INTESE E A MARINI PRESIDENTE. VOTATE RODOTA PRESIDENTE.

18/04/2013 - soggettopoliticonuovo -

In un momento di radicale crisi sociale, economica e politica il nome di Franco Marini e gli altri nomi (e i processi da cui scaturiscono, propri del programma elettorale della coalizione Bersani) che vengono proposti dal gruppo dirigente del PD a garanzia di un accordo improponibile sono inaccettabili.
Lo sono ancor di più se inseriti all’interno di un disegno politico che garantisce, con le forzature istituzionali di Napolitano, la continuità del quadro politico e salvaguarda ancora una volta gli interessi e il ruolo di Silvio Berlusconi.
Chiediamo un moto di responsabilità che non aggravi un sentimento di avversione sempre più diffuso (e sempre più giustificato) nei confronti di classi dirigenti che si mostrano ancora una volta del tutto dissociate rispetto alla carne viva del paese.
Vogliamo un Presidente garante dell’innovazione democratica fondata sul carattere progressivo della democrazia costituzionale, che sia rappresentante delle lotte per i beni comuni, che difenda la costituzione, che garantisca il ripudio della guerra e dei suoi strumenti, che rispetti la richiesta degli italiani di uscire dal vicolo cieco dell’austerity e di rinnovare le forme e i volti dell’impegno politico.
Vogliamo un presidente come Stefano Rodotà: Rodotà Presidente sarebbe veramente il segno del cambiamento delle istituzioni e della politica, in piena fedeltà alla Costituzione.
Riteniamo importante la scelta del M5S di offrire al Parlamento la candidatura Stefano Rodotà e del tutto insensata la posizione del PD di ignorare la sua candidatura e di puntare a candidature condivise con Berlusconi.
Aderiamo a tutte le mobilitazioni che si stanno spontaneamente formando sul territorio a partire di quella di oggi a Montecitorio alle 13.
Il processo in atto è irreversibile: l’oggi non è più ieri. Chi vuole ancora abitare il passato, se ne assume tutta la responsabilità.

lunedì 15 aprile 2013

Ricominciare dopo il collasso

di Guido Viale - fonte -

E’ da tempo che diversi economisti non asserviti al sistema sostengono che le politiche di austerità adottate prima dal governo Berlusconi e poi da Monti avrebbero sortito gli stessi effetti di quelle imposte dalla cosiddetta Trojka alla Grecia. Ed è da più di un anno che Monti si vanta invece di aver evitato al nostro paese lo stesso destino grazie alle misure del suo governo, che però sono in gran parte le stesse imposte alla Grecia. Chi ha ragione?
La disoccupazione, la cassa integrazione e il precariato in continua crescita, i redditi da lavoro e i consumi in continua contrazione, le aziende che chiudono una dopo l’altra, il loro know-how che si disperde o emigra all’estero, i loro mercati che si dileguano, i principali gruppi industriali in disarmo, il welfare che si contrae sia a livello statale che municipale, la miseria che avanza, la scuola che avvizzisce, la ricerca che emigra, l’ambiente che si degrada, la burocrazia che si avvita su se stessa, l’ingorgo legislativo, la politica in stallo rendono evidente che l’Italia ha ormai toccato un punto di non ritorno.
Forse che, se domani venissero varate misure economiche di sostegno, come quelle invocate dagli economisti non di regime una spesa pubblica più espansiva, un credito più abbondante, un ribasso dei tassi, un nuovo programma di lavori pubblici, un sostegno alla ricerca (tutte cose peraltro incompatibili con gli accordi imposti da Ue e Bce e sottoscritti dal governo Monti e da tutti i partiti che l’hanno sostenuto), allora la macchina produttiva riprenderebbe a funzionare come prima?
Cioè, le fabbriche e i cantieri chiusi riaprirebbero, gli operai licenziati tornerebbero in azienda, i precari verrebbero stabilizzati, i disoccupati assunti, la scuola ricomincerebbe a funzionare, l’ambiente si risanerebbe, la burocrazia si sbloccherebbe e la politica rinsavirebbe? No, quello che si è dissolto è perso per sempre.
Per capire le dimensioni del disastro basta pensare a questo: il 38 per cento di giovani disoccupati (per non parlare dei precari e degli scoraggiati) troverà lavoro tra qualche anno? No. Allora, e già in parte ora, saranno un 38 per cento di disoccupati adulti (e magari, per questo, anche senza casa e famiglia); e tra qualche anno ancora, non il 38 per cento, ma molto di più, di anziani senza lavoro, senza pensione e in miseria assoluta. Un intero sistema economico, e con esso un intero modello produttivo, è giunto al collasso, e in parte vi è stato portato dalle sue classi dirigenti. Sia quella politica che quelle del mondo finanziario e imprenditoriale, che della classe politica sono state i padrini e i padroni; per non parlare della classe accademica…

giovedì 20 dicembre 2012

CAMBIARE SI DEVE – Comunicato del comitato operativo di ALBA

- soggettopoliticonuovo -

Un mese e mezzo fa è stato lanciato il percorso di ‘Cambiare si può’, in condizioni difficili, con un paese dilaniato da conflitti sociali ma allo stesso tempo ‘stregato’ dai proclami di uscita dalla crisi di Monti o dalle dinamiche delle primarie del PD. Ma c’era un’altra Italia che chiaramente non si lasciava incantare: quell’Italia che alle regionali siciliane si asteneva dalle urne per il 50%, sentendosi lontana da schemi partitici e da quelle logiche novecentesche nelle quali non si riconosceva.
Oggi ‘Cambiare si può’ ha raggiunto 9000 adesioni sul suo sito, così come sono proliferate pagine di Facebook create da circoli locali: un’affollata e intensa assemblea il 1 dicembre al teatro Vittoria a Roma e, il fine settimana scorso, più di 100 assemblee locali con la partecipazione di più di 15.000 donne e uomini.
Noi, come ALBA siamo orgogliosi di far parte di questo processo, che è parte integrante del percorso lanciato già mesi fà, ed al cui sviluppo abbiamo attivamente contribuito fin dalla proposta.
I report delle assemblee (laddove i partiti affacciatisi non hanno cercato di imporre le vecchie logiche spartitorie) riportano ovunque un sentimento comune di senso di emancipazione: movimenti, associazioni, comuni cittadine e cittadini liberati dalle vecchie logiche autoreferenziali dei partiti e felici, sì, felici di ritrovarsi per esprimere forme nuove della politica. Tutto questo in nome di un senso nuovo di comunità: quella comunità che si sente schiacciata dalle politiche di austerity promosse da BCE e Commissione Europea, che vuole pensare a forme nuove del lavoro e dell’economia, che chiede un radicale capovolgimento delle politiche del welfare in nome dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati, dei servizi sociali, del sistema educativo e della ricerca, della sanità, della cultura, dei servizi pubblici locali, del patrimonio pubblico. In nome di reali beni comuni.
Ma le 15.00 persone non si sono ritrovate solo su questioni di contenuto, pur forti e radicali: hanno posto fermamente una questione di metodo, affermando l’indispensabile esigenza di riprendersi, con dinamiche pratiche di democrazia partecipata, il diritto alla propria rappresentanza.. Il ‘Cambiare si può’ si è trasformato coralmente in un ‘Cambiare si deve’, aprendo una vera e propria rivoluzione democratica.
Per questo ALBA ribadisce che si tratta di costruire non un nuovo soggetto politico ma una lista di cittadinanza e di società politica attiva, che come tale sia composta da singole persone,indipendentemente dalle tessere che possano avere oppure non avere, e che si fondi su una reale partecipazione al processo di creazione di questa lista e sulla parità di genere (alternando donne e uomini) come cardine primario di democrazia.
Proponiamo che si formalizzi un comitato Promotore e di Garanzia per la formazione della lista, che sia composto da persone riconosciute collettivamente come affidabili ed autorevoli che hanno promosso il processo politico Cambiare si può e il Movimento Arancione.
Chiediamo ai soggetti collettivi (partiti, associazioni) di credere e di stare attivamente in questo progetto ma avendo un ruolo diverso rispetto al solito, facendo due passi indietro, non ponendosi come protagonisti della lista, ma che con le proprie identità dichiarino l’appoggio al progetto (come ha già deciso ALBA stessa), formando un Comitato di sostegno sul modello dei referendum vittoriosi del 2011.
E che questo abbia un riflesso immediato sulle candidature, per questo abbiamo detto e ripetiamo che ciò comporta “che le persone da candidare non abbiano avuto ruoli di direzione politica né di rappresentanza istituzionale nell’ultimo decennio – a livello di partiti nazionali, parlamento italiano ed europeo, regioni.”
Tutto questo è stato ben ribadito dal nuovo l’appello che ieri è stato lanciato da vari firmatarie e firmatari (fra i quali Fiorella Mannoia, Gino Strada, Piergiorgio Oddifreddi, Moni Ovadia, e tante di quelle persone meno note ma non meno protagoniste di quelle tante assemblee (http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/12/17/appello-facciamo-presto/) nel richiamarci tutte e tutti a ‘Fare presto’, chiedendo un atto di generosità ai partiti nel rinunciare a spartizioni, simboli e nomi.
L’onda oramai è partita e ovunque si è più volte affermato che questo processo non si ferma alle elezioni del 2013, ma vuole andare avanti, nel riconquistarsi col tempo gli spazi negati. A pochi giorni dall’assemblea del 22 dicembre (Roma – Teatro Quirino), apprendiamo del ritorno in Italia di Antonio Ingroia, la cui disponibilità è stata subito rilanciata dai giornali e fatta propria dai vari segretari di partito. Quello slogan ‘Io ci sono’ (già enunciato dallo stesso Ingroia nell’assemblea di CSP del 1 dicembre) rischia però di diventare un ‘Ci sono’ rispetto a vecchie logiche, a segretari che, incapaci di uscire dalle proprie profonde crisi, scorgono nel nuovo leader la via di salvezza, l’uomo che li riporterà in Parlamento.
Ma ALBA è convinta che anche in questo ‘Cambiare si deve’: e che Ingroia sappia bene interpretare il profondo entusiasmo che in queste poche settimane si è liberato. Il carattere innovativo e partecipativo di questo processo non può rimanere ingabbiato dentro a meccanismi stantii: perché la rivoluzione democratica andrebbe comunque avanti, pronta a nuove sfide, in nome di un lento ma inesorabile percorso di aggregazione, e non si riconoscerebbe affatto in una Lista che non ne portasse responsabilmente e con coerenza i segni. Perché indietro non si può tornare.
ALBA – Comitato operativo nazionale

sabato 1 dicembre 2012

Sinistra, cambiare (forse) si può!

     
Le conclusioni di Revelli all'assemblea nazionale convocata dall'appello dei 70. Next stop: assemblee in tutta Italia 
di Checchino Antonini - popoff -

«Ci siamo costituiti identità collettiva, tali rimaniamo e non perdiamoci di vista. Cambiare forse si può». Marco Revelli, uno dei professori, uno dei 70, da sempre vivace voce critica a sinistra, chiude la prima assemblea nazionale di "Cambiare si può", convocata dall'appello in cui svetta come firmatario. Parla in fondo a 47 interventi serrati, dentro un teatro testaccino stracolmo, con la gente anche fuori nonostante la giornata infame per muoversi dentro la Capitale sotto la pioggia battente prima e un vento gelido poi. A portare lì una platea policroma c'è la speranza di un'altra politica, un'altra Italia. «Quando abbiamo lanciato l'appello non sapevamo come andava a finire - dice Revelli - sapevamo che si dovrebbe offrire a quella massa di cittadini disgustati dalla politica un luogo politico in cui riconoscersi un'alternativa» tanto al grillismo quanto a un centro sinistra organico al neoliberismo dentro un contesto segnato da una «catastrofe antropologica non solo politica, che ha sedimentato un clima acre». Ma per Revelli qui non s'è respirato quei veleni.

Allora cambiare forse si può, forse è possibile portare in parlamento un'altra Italia». Ma perché? Per fare l'ago della bilancia? «Non mi illudo che chi per anni ha portato avanti la tav, le privatizzazioni, i tagli, ha vulnerato l'articolo 18, possa essere riconvertito», si risponde il politologo torinese spezzando una lancia in favore di chi, nel magma in costituzione, non crede che sia possibile una relazione con l'asse Pd-Sel. Se si riuscirà a portare «qualcosa di più di un pugno di persone in Parlamento» sarà per dire che «è necessario un altro modello, una svolta di sistema, perché dentro questo sistema si muore, e dietro Monti c'è un modello terribile che occupa l'Europa». Revelli restituisce all'assemblea lo spettacolo appena visto ad Atene di condomini e aule d'università al freddo, di lavoratori pubblici in sciopero pressoché permanente, di negozi vuoti e la scritta gialla "affittasi" che ritorna ossessivamente. «Quella ricetta comporta quell'ordine di devastazione sociale, dobbiamo scardinare l'asse del Nord, imporre la rinegoziazione del debito».

Si vota a stragrande maggioranza la prosecuzione del percorso. Ora ci saranno in tutti i territori assemblee aperte, un "cambiare-si-può-day" tra il 14 e i 15 dicembre, per «innescare pratiche virtuose». Conclude Revelli: «Ci si parli, si aprano le porte, si discuta il che fare in uno spazio pubblico, ecco il cambio di stile». Un nuovo incontro nazionale entro il mese di dicembre sarà convocato per trarre le conclusioni ma il dado sembra tratto: uno spazio politico pubblico è stato appena aperto in Italia per non morire di malgoverno del Pd e populismo grillino. In sala, tra le centinaia di persone intervenute, si riconoscono Haidi Giuliani, la mamma di Carlo, Paolo Ferrero, leader di Rifondazione comunista che da anni cercava la strada di una coalizione "sudamericana", ci sono Giulietto Chiesa, Giorgio Cremaschi del comitato No debito. Età media non più alta di altre occasioni dunque un alto tasso di esperienza ma l'atmosfera rimandava a una diffusa disponibilità a compiere una nuova esperienza.

Alcune voci colte al volo all'uscita (continueremo a monitorare il nuovo spazio politico): «Positiva la scelta di un percorso coinvolgente e partecipato per aprire uno spazio pubblico a sinistra - dice Ferrero a Popoff - che è anche un modo per sciogliere in avanti il nodo dei rapporti con le forze organizzate che ha attraversato il dibattito». «La dialettica è aperta - aggiunge anche Piero Maestri di Sinistra critica - purché sia un processo reale, purché nei territori non prevalgano i piccoli ceti politici».

domenica 25 novembre 2012

Il sogno del “quarto polo” di Gallino e Ginsborg

Ingroia candidato premier, 
121123antonio ingroiadi Cosimo Rossi
Né col centrosinistra né con Beppe Grillo. Ormai non è più un proposito ma una realtà il quarto polo che si dichiara “alternativo agli attuali schieramenti” e annuncia per le elezioni politiche del 2013 “una lista di cittadinanza politica, radicalmente democratica, alternativa al governo Monti, alle politiche liberiste che lo caratterizzano e alle forze che lo sostengono”.
E’ sempre più in direzione di questa quarta sponda che vanno convogliando appelli e annunci di iniziativa animati da aree intellettuali, associazionismo, sindaci, movimenti della società civile che vedono sempre più nel magistrato antimafia Antonio Ingroia la candidatura alla premiership reputata in grado di contendere consensi tanto al centrosinistra che al fenomeno delle 5 stelle.
Per quanto il diretto interessato si schermisca affermando che “se si tratta di intenzioni veritiere ringrazio i promotori per l’apprezzamento nei miei confronti, ma io al momento mi trovo in Guatemala e contento di quel che sto facendo”. Anche se solo due settimane fa proprio il suo nome era già stato prospettato a mezzo stampa sempre come papabile candidato premier di un “polo giustizialista” che abbracciasse da Grillo a Di Pietro. “Ipotesi giornalistiche davvero ancor più che fantasiose – le boccia Ingroia dal Guatemala – Se non altro in quanto sono state smentite in prima persona dagli stessi Beppe Grillo e Antonio Di Pietro. Non mi pare, per altro, che dal movimento 5 stelle possano venire proposte politiche tali da potermi riguardare”.
Ormai è questione di giorni perché venga formalizzata la nascita del quarto polo. Si tratta di un percorso che ha preso le mosse sin dalla primavera scorsa con la nascita di Alba (Alleanza lavoro beni comuni ambiente) per iniziativa di personalità come Luciano Gallino, Paul Ginsbourg, Marco Revelli. I medesimi che si sono poi resi promotori dell’appello “Cambiare si può!”, lanciato lo scorso 5 novembre con un paio di migliaia di adesioni (tra cui Livio Pepino, Tonino Perna, Moni Ovadia, Sabina Guzzanti, Oliviero Beha, Gianni Rinaldini, Riccardo Petrella…).
Adesso le strade si riunificano per arrivare alla formalizzazione del nuovo schieramento tra l’assemblea nazionale di “Cambiare si può!” del primo dicembre al teatro Vittoria di Roma e la presentazione dei primi candidati delle liste arancioni da parte di De Magistris una decina di giorni dopo sempre a a Roma. Lo stesso sindaco di Napoli parteciperà all’assemblea del Vittoria. E il caso vuole che proprio a il 30 di novembre Ingroia sia a Roma per presentare il suo nuovo libro e che quindi sarà anch’egli presente all’assemblea e accolto probabilmente da un’ovazione intesa a fargli rompere ogni indugio. D’altronde l’ex procuratore aggiunto di Palermo considera l’appello di “Cambiare si può!” una “iniziativa importante e persino necessaria”. Secondo Ingroia, infatti, “occorre davvero un’iniezione di società civile che si proponga di realizzare un rinnovamento della politica e un cambiamento del paese, ma c’è effettivamente bisogno che, oltre a criticare il sistema politico, la società civile decida di assumere responsabilità in prima persona”. Il Mattino di Napoli scrive oggi che Ingroia è “vicinissimo al sì o almeno in pole position per la candidatura” in arancione con De Magistris.
Per arrivare a formalizzare una candidatura alla leadership del quarto polo, però, occorrerà che prima si risolvano le primarie del Pd fino anche all’eventuale ballottaggio e soprattutto che il parlamento trovi o meno un’intesa sulla riforma della legge elettorale, che sono due variabili ancora dirimenti. Nessuna delle ipotesi, però, è tale da poter far recedere dal proposito di costruire il nuovo schieramento e di portarlo in lizza alle elezioni del 2013.

giovedì 28 giugno 2012

2013, un nuovo inizio – Marco Revelli (Il Manifesto)

- soggettopoliticonuovo -

Non dimentichiamola troppo in fretta, la lezione greca. Ancora la scorsa domenica mattina il mondo – non solo l’Europa – sembrava appeso al voto di quella decina di milioni di elettori greci chiamati a scegliere tra la vita e la morte. Con i nostri quotidiani “indipendenti”"a spiegarci, senza pudore – producendosi in un falso plateale – che ad Atene si sceglieva tra l’Euro splendente e la miserabile dracma. E la stampa finanziaria a disquisire di computer dei broker globali puntati sul fatidico “sell” che, in caso di vittoria dei “nemici dell’Europa”, avrebbero scatenato l’opzione fine del mondo dando inizio a una tempesta di vendite sui titoli di Stato dei paesi deboli (come il nostro), mentre in caso contrario il “buy” avrebbe polverizzato lo spread… e salvato il mondo! Abbiamo visto persino i virtuosissimi governanti di Berlino tifare scompostamente – alla faccia dell’intransigente etica protestante germanica – per quegli stessi politici di “Nuova democrazia” che appena qualche settimana fa accusavano (a ragione) di aver truccato i conti sul debito greco.

Così fino, grosso modo, alle 23 del 17 giugno. Poi, dalla mezzanotte, tutto è cambiato. Archiviata la vittoria degli amici dell’Europa, l’Europa ha voltato pagina (e spalle), come se nulla fosse stato: lo spread ha continuato a ballare sul filo dell’insostenibilità; la retorica dei compiti a casa è tornata a dominare a Berlino; i rischi per la zona euro hanno continuato a caratterizzare le esternazioni degli eurocrati di Bruxelles, i favori alla Grecia virtuosa sono passati in cavalleria.
Mentre i mercati, semplicemente, con un colpo di pinna e un nuovo arrotar di denti, spostavano un po’ più a ovest il tiro, mettendo nel mirino le banche di Madrid e, di rimbalzo, i conti di Roma… Non gli basta mai, verrebbe da dire… La distruzione distruttrice dei mercati (Schumpeter è lontano, quasi quanto Keynes), unita al default della politica su scala globale, procede su un piano inclinato in cui non sono previsti punti di rimbalzo. Non c’è decisione di popoli o di governi che tenga: indifferente a tutto, la trasformazione per via finanziaria di tutto ciò che è solido in materia gassosa (in ricchezza astratta) procede, inarrestabile, lasciando dietro di sé – come l’angelus novus di Benjamin – un panorama di macerie. I greci, alla fine, col loro voto ossequiente, si sono guadagnati un altro anno di vita da spendere al lavoro (e a svenarsi) per pagare ai propri creditori internazionali – in primis alle banche globali che hanno rischiato sul loro debito – interessi a due cifre, esattamente come le pecore di Trasimaco, allevate dai propri pastori per esser tosate ad ogni stagione, prima di farne carne per i banchetti rituali.

mercoledì 9 maggio 2012

Riflessioni operaie sul manifesto italiano per un nuovo soggetto politico

di Karlo Raveli
Quanta energia critica si disperde di nuovo in questo tentativo di ridar vitalità sociale a un congegno parlamentare partitocratico in fase sempre più senile, e probabilmente terminale!
Ma è possibile che si creda ancora di poter scoprire un nuovo soggetto politico – nel senso di regime – valido per riformare questo tipo di istituzioni? Quando ammetteremo che il regime parlamentare del vecchio stato-nazione novecentesco non serve ormai a nient’altro che mantenere in piedi un’ossatura istituzionale capitalista globale, soprattutto metropolitana, proprio quando i principali valori su cui fa perno – la cosiddetta democrazia, in primo luogo, e persino lo stesso lavorismo cristiano-capitalista – si stanno svuotando di quei fondamenti etici e ideologici alienanti che si pretendeva assoluti e da riprodurre all’infinito?Non c’è più possibilità di una speranza organizzata, come la chiamava Sandro Medici su Il Manifesto, all’interno dei meccanismi politici dell’attuale regime. E anche se si pensasse di averla di nuovo trovata, per un altro tentativo di palazzo, il vecchio stato-nazione novecentesco riuscirebbe sempre ad annullarla con la sua pesantezza, e assorbirla nelle sue inerzie, come ormai avrebbe dovuto insegnarci la storia degli ultimi decenni. Ma soprattutto la nuova fase di centralizzazione del comando istituzionale liberista.
La politica nel regime, e del regime, ciò che stolti – e interessati – si ostinano a chiamare democrazia, non riesce nemmeno più a esercitare quel ruolo di corpo intermedio di cui si parla, ormai totalmente neutralizzata dal potere economico, soprattutto attraverso il controllo finanziario e mediatico globale.
Ma i nostri Donchisciotte insistono, come Medici e tutti gli altri quando affermano la necessità di “riannodare il filo spezzato tra politica e società, e forse costruire una soggettività nuova che si proponga di aprire promettenti prospettive”.

Promettenti per chi e per cosa?
Forse per tentare di reintegrare nei meccanismi di regime quell’altro soggetto politico sempre più reale e importante, nel suo processo di formazione globale, internazionale, che come Occupy WS degli Stati Uniti ha già fissato la nuova scadenza di visibilizzazione, estensione e accumulazione politica per il prossimo 12 di maggio, dopo il successo del mayday?
Com’è possibile pensare che si possano integrare, per esempio in una rinnovata forma-partito, le moltitudini attive che hanno capito che non si tratta più di cambiare regimi politici ma il proprio sistema che li produce?
Tanto più che, se analizziamo le componenti reali di questo movimento tuttavia in costruzione ed espressione incipienti, nei termini classici della politica occidentale, un’altra cosa va sottolineata: è la prima volta nella storia del capitalismo che si assiste alla possibilità di un processo di ricomposizione politica reale della classe antagonista al Capitale. E non stiamo trattando di classi statali o nazionali di lavoratori/impiegati stabili del capitale e dello stato: il processo è globale, a partire dall’emergenza tunisina che si è subito estesa, e sembra proprio lasciar dietro di sé tutte le ideologie lavoriste e di sinistra, nelle metropoli.
Se da un lato non funzionano ormai più – e finalmente! – le tradizionali categorie sociologiche come la rifritta classe lavoratrice novecentesca, con le sue temporanee eccellenze di crescita politica (lavoratore professionale d’inizio secolo, quello del ’17-18, o il lavoratore-massa dei ’60-70) o le maccheroniche “classi medie” occidentali della seconda metà del secolo XX (ed ora cinesi, come cominciano a pretendere alcuni!) che racchiudono in generale vere frazioni capitalizzate dei settori di lavoratori più garantiti, dall’altro lato i nuclei più avanzati del movimento riscoprono una a una tutte le contraddizioni chiave del sistema. E quindi cresce il potenziale protagonista di ogni settore della classe, oltre le sue frazioni stabilmente impiegate, lavoratrici. Precari, migranti e disoccupati in prima fila.

martedì 1 maggio 2012

E’ nata ALBA, lo strano animale

maggio 1st, 2012 ·



- amicoqua -
Siamo partite, siamo partiti, siamo in movimento¦ Lo scorso sabato in un’assemblea di 1400 persone
abbiamo dato avvio al percorso del Soggetto Politico Nuovo, decidendo di darci un nome:
ALBA – soggetto politico nuovo con Alba che sta per Alleanza Lavoro Benicomuni Ambiente.
I dettagli sul nome li trovate qui:
http://www.soggettopoliticonuovo.it/scegliamo-il-nome/
La giornata è stata ricca di interventi, di espressioni e di passioni, di voci eterogenee che hanno espresso
la voglia di costruire uno strumento diverso per riappropriarci della politica, con una mite fermezza nell’entrare ora, subito (non c’è più tempo) nei conflitti sociali, economici, culturali che stanno dilaniando il nostro paese, la nostra Europa, il nostro mondo.
Interventi che sono stati seguiti in sala dalle circa 1400 persone che nel corso della giornata sono state presenti al Mandela Forum, ma anche dalle oltre 2500 persone che si sono collegate via streaming (e che in media lo hanno seguito almeno 30 minuti, certamente non un mordi e fuggi) con una media di visitatori collegati di circa 200 con picchi di 300, segno di un forte interesse.



nella foto Ugo Mattei, Chiara Giunti, Nicoletta Pirotta, Giuliana Beltrame, Paul Ginsborg, Massimo Torelli. I video “grezzi” necessiteranno di diversi giorni di lavoro da parte dei volontari per essere caricati sul nostro canale youtube, ma abbiamo già caricato l’apertura di Marco Revelli e Nicoletta Pirotta
http://www.youtube.com/user/sgpoliticonuovo
e abbiamo reso disponibili i girati “grezzi” sul nostro canale ustream: potete vedervi quindi tutte e due le plenarie
http://www.ustream.tv/channel/soggetto-politico-nuovo
potete trovare il testo di apertura di Marco Revelli qui
http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/04/30/introduzione-di-marco-revelli/
E a questo link i documenti che vogliamo discutere insieme
http://www.soggettopoliticonuovo.it/2012/04/29/materiali-da-firenze28aprile-e-nata-alba/
Abbiamo concordato le regole per il coordinamento nazionale
http://www.soggettopoliticonuovo.it/wp-content/uploads/2012/04/Proposta-su-criteri-per-il-coordinamento-nazionale-ALBA-soggetto-politico-nuovo.pdf
abbiamo avviato gruppi di lavoro, punto di partenza di un cammino che richiede partecipazione, senso di
responsabilità , attività costante e cura delle relazioni.
Ma in un quadro positivo siamo consapevoli anche dei limiti che un’assemblea di grandi dimensioni sempre
mostra e di cui ci scusiamo: non tutte/i hanno potuto parlare e i gruppi di lavoro sono stati anche un prosieguo dell’assemblea generale. E siamo consapevoli che i tratti dell’assemblea generale di lancio del progetto, con la priorità negli interventi data a chi a questo progetto da mesi sta lavorando e agli interlocutori (sia di partito, che di sindacato, che di movimenti e associazioni), non sono stati presentati con la dovuta chiarezza, in maniera da rendere più comprensibile a tutte/i la gestione dell’assemblea.
Ora si cambia: non più assemblee indistinte, ma un percorso di lavoro organizzato sia a livello territoriale che in incontri larghi e orizzontali (attraverso le dinamiche descritte nel Manifesto – gruppi di lavoro, PARTY, ecc.), per organizzare le nostre forme di coordinamento e i contenuti.
Dobbiamo muoverci, ora, adesso, moltiplicando gli incontri territoriali e la costruzione di nodi locali. Chiediamo a tutti coloro che si vogliono attivare localmente di partecipare nel dare avvio ad un processo veramente orizzontale e condiviso. (chi vuole attivare nodi territoriali, scriva a info@soggettopoliticonuovo.it)
Abbiamo condiviso i criteri per un primo coordinamento nazionale, che serva ad avviare le tappe del percorso.
La data è quella di sabato 12 maggio. Al più presto sede, orario e mail per confermare la presenza di un/a per nodo territoriale.
La prossima tappa nazionale al momento è quella di ritrovarsi (ma questo lo fissiamo nel primo incontro del
coordinamento nazionale) in un grande appuntamento di 2 giorni a giugno, con grandi tavoli di lavoro, per iniziare la discussione dei primi punti fermi del nostro programma.
Sul lato economico: sappiamo che grazie al contributo di chi è venuto a Firenze (circa 4000€ ) e di chi lo ha inviato tramite bonifico e paypal siamo riusciti a coprire totalmente le spese sia del 28 che quelle dell’ultimo mese (sito internet) e avere qualcosina per affrontare le prossime spese immediate. Stiamo aspettando la formalizzazione degli ultimi pagamenti (alcuni bonifici necessitano di alcuni giorni per poter risultare) e l’esatto ammontare delle donazioni ricevute al Mandela per pubblicare in modo chiaro e più trasparente possibile il bilancio economico di questo periodo.
Per la logistica generale, chiediamo ancora un po’ di pazienza: tutto questo avviene grazie all’impegno di volontari che si stanno spendendo ogni giorno a rimettere a posto i resoconti, a rispondere alle mail, ad aggiornare il sito internet e via dicendo.
Augurandovi un buon Primo Maggio vi salutiamo rimandando alle prossime mail, sia per avere il tempo necessario a preparare tutto al meglio sia per non inviarvi mail troppo dense di contenuti, sia comunicazioni più precise rispetto al coordinamento nazionale deciso dall’assemblea, sia i risultati del lavoro dei gruppi.
Staff soggettopoliticonuovo.it
http://www.soggettopoliticonuovo.it
http://www.facebook.com/SoggettoPoliticoNuovo
http://twitter.com/#!/sgpoliticonuovo

domenica 29 aprile 2012

Nasce Alba, il non-partito che cerca un posto al sole

diRiccardo Chiari 29.04.2012 - ilmanifesto - Assemblea a Firenze del «soggetto politico nuovo». Che ora ha un nome-marchio, Alba, e grandi aspirazioni. È il primo passo di un «work in progress». Traguardo imminente: un referendum contro il fiscal compact. Ma l'ambizione guarda al 2013
Con la studiata strategia d'azione di un progetto in costante divenire ma già con l'evocativo nome Alba, quello che fino a ieri si chiamava Soggetto politico nuovo muove il suo primo passo. Ben attento a restare in equilibrio, per non imboccare subito i vicoli ciechi del "nuovo partito" - l'ennesimo alla sinistra del Pd - o della stanca riedizione dei girotondi dell'ormai lontanissimo biennio 2001-03. Un work in progress insomma, forte della buona conoscenza, a tutti i livelli, dei meccanismi della comunicazione, come dimostra il nome-marchio che è l'acronimo di Alleanza lavoro-beni comuni-ambiente.
Forte anche di un lavoro ormai di lunga data, almeno da parte del gruppo dei fiorentini della «Sinistra unita e plurale» che ha organizzato l'assemblea aperta al palasport Mandela forum, sui metodi di una partecipazione che sia quanto più possibile inclusiva. Ancora da definire invece sul piano dell'effettiva consistenza, nonostante possa essere considerata un successo la presenza di circa 1.400 persone all'iniziativa.
E su quello del programma di lavoro, le cui basi sono comunque ben sintetizzate da Marco Revelli in apertura di giornata : «Partiamo dalla pregiudiziale antiliberista, cioè la constatazione del fallimento totale del dogma che ci ha portato alla catastrofe attuale e la necessità di contrapporgli un organico modello alternativo. In parallelo dalla centralità della questione del lavoro, a cominciare dalla difesa intransigente dello Statuto dei lavoratori nella sua integralità».
Quanto alla domanda che tutti si fanno, e cioè l'eventuale partecipazione alle elezioni politiche, in chiusura Massimo Torelli chiarisce: «Il soggetto politico nuovo 'Alba' nasce perché speriamo ci sia un numero elevato di cittadini che non trova nell'attuale offerta politica un suo riferimento ideale. Non ci siamo dati la scadenza del 2013, il percorso avviato oggi andrà avanti di tappa in tappa, e a seconda di quanta partecipazione riusciremo ad attivare, stabiliremo tutti insieme che fare».
Nel segno, ancora una volta, di quella «metafora del viaggio» assai cara a Paul Ginsborg, che già nella stagione dei forum sociali segnalava l'importanza del «camminare insieme», anche rispetto all'approdo finale.
Per certo dall'assemblea è emersa ancora una volta una aperta critica ai partiti «nella loro forma novecentesca», così come evidenziato in apertura da Revelli: «Se siamo qui, in questo sabato di ponte, è perché avvertiamo che non c'è più tempo: che i pilastri fondamentali che la Costituzione aveva posto alla base della nostra democrazia - intendo i partiti politici - stanno sgretolandosi. E rischiano di trascinare nel loro crollo le stesse istituzioni repubblicane». Al tempo stesso non sfugge a Revelli il pericolo del «soggetto esclusivo». Tanto da fargli fare una importante precisazione: «Siamo per l'appartenenza plurima.
Per l'apertura a tutti coloro che condividono questo stile 'altro', anche se militano, contemporaneamente, in un'altra organizzazione». Se l'obiettivo del soggetto politico nuovo Alba è quello di una nuova cittadinanza («Quella che ha mostrato il proprio profilo esattamente un anno fa, con la vittoria referendaria e con i risultati 'eretici' delle amministrative in molti comuni»), c'è chi, come Alberto Lucarelli, insiste sulla critica delle attuali forme di partito: «Oggi sono fisiologicamente inadatte alle realizzazione dell'articolo 49 della Costituzione, per questo è necessario un nuovo soggetto che non abbia paura di confrontarsi con la rappresentanza e le elezioni».
Un nuovo soggetto che ad esempio lavori, da subito, per raccogliere le 500mila firme necessarie a un referendum contro il fiscal compact in modo da allargare le rete dei potenziali sostenitori. Sull'altro fronte Nicola Fratoianni di Sel riconferma l'importanza dell'appuntamento autunnale degli Stati generali del centrosinistra: «Saranno gli stati generali del futuro, per costruire un processo largo in cui tutti siano protagonisti».
Mentre Paolo Ferrero di Rifondazione, che si trova d'accordo con gli assi cartesiani programmatici evidenziati da Revelli, segnala ancora una volta la necessità di un fronte unitario e plurale: «Rispettoso delle differenze, perché oggi l'attività politica viene fatta in maniera plurale e non si può ricondurre 'ad uno', e al tempo stesso metta insieme tutti coloro a cui non piacciono né il governo Monti né soprattutto le sue politiche».
Perché a tutti, ricorda applauditissimo Giorgio Airaudo della Fiom, non deve sfuggire un dato di fatto: «Serve qualcosa di grande per rappresentare il lavoro, che ne ha un gran bisogno, e affrontare battaglie non per testimonianza ma per vincerle.
E chiunque voglia affrontare le elezioni del 2013 in modo credibile, non può non dire come si correggono i disastri delle 'riforme', da quella delle pensioni a quella del mercato del lavoro».

Alba

Pubblicato 29 aprile 2012 nuovaresistenza - di Norma Rangeri 29.04.2012
Non è perfettamente chiaro cosa diventerà da grande, ma è già stata battezzata: si chiamerà Alba, acronimo di alleanza al lavoro, beni comuni, ambiente. Una terna di temi irrinunciabili per una robusta cura ricostituente dell’esangue sinistra italiana.
Con al centro il sole dei beni comuni, identikit di questo inedito laboratorio politico chiamato alla sua prima assemblea nazionale, dopo la pubblicazione, su queste pagine, del «Manifesto per un soggetto politico nuovo» (acronimo impossibile). Alba richiama una storia antica, quando i nostri bisnonni anarchici mettevano nomi di battaglia alla prole. Una nobile tradizione di fine ’800, quando forse ci sarebbe bisogno di qualche cambiamento anche nel linguaggio.
E un nome che arriva con forse eccessivo anticipo sulla «cosa» che dovrà rappresentare. I lettori del nostro giornale hanno potuto seguire la discussione che ha portato all’appuntamento di Firenze e che in parte si è riproposta davanti a una platea, attenta e silenziosa, di mille persone.
Differenze di rilievo sul che fare (presentarsi alle elezioni politiche, anzi no), sui rapporti con la sinistra che c’è, ma affrontate esplicitamente, nominate in modo diretto, in omaggio a quel metodo nuovo, alla base del manifesto politico, da donne e uomini impegnati nei territori.
Non solo ceto politico. Fiumi di parole ma poche chiacchiere, quasi un bisogno fisico di ritrovare il gusto di una discussione sui contenuti, contro il roboante vuoto retorico degli slogan di governo, contro l’afasia di un Pd che lo sostiene e vota in silenzio il più pesante spostamento dell’asse costituzionale introducendo il pareggio di bilancio, come ha scritto Gianni Ferrara sul il manifesto, e come è stato rilanciato da Firenze, è urgente avviare un raccolta di firme per rispondere al colpo.
Democrazia, rappresentanza, diritti, bisogni, ricette possibilmente convincenti su come ritrovare un senso e una forza dopo l’era neoliberista («lavorare perché lo Stato operi come datore di lavoro di ultima istanza», come propone Luciano Gallino), bisogno di alleanze (come ha ricordato utilmente Giorgio Airaudo).
Naturalmente è legittimo sperare che non si finisca nell’imbuto di un piccolo partito in più, come anche augurarsi che i beni comuni non diventino il logo per ogni battaglia, annacquando il senso invece assolutamente speciale di referendum come quello sull’acqua pubblica. Si tratta di trovare il modo per unire, su battaglie e campagne, una sinistra che non si rassegna a votare il meno peggio ma nemmeno vuole rimettere insieme i soliti vecchi cocci.

sabato 21 aprile 2012

Manifesto per un soggetto politico nuovo

per un’altra politica nelle forme e nelle passioni - soggettopoliticonuovo -
Non c’è più tempo

Oggi in Italia meno del 4% degli elettori si dichiarano soddisfatti dei partiti politici come si sono configurati nel loro paese. Questo profondo disincanto non è solo italiano. In tutto il mondo della democrazia rappresentativa i partiti politici sono guardati con crescente sfiducia, disprezzo, perfino rabbia. Al cuore della nostra democrazia si è aperto un buco nero, una sfera separata, abitata da professionisti in gran parte maschi, organizzata dalle élite di partito, protetta dal linguaggio tecnico e dalla prassi burocratica degli amministratori e, in vastissima misura, impermeabile alla generalità del pubblico. È crescente l’ impressione che i nostri rappresentanti rappresentino solo se stessi, i loro interessi, i loro amici e parenti. Quasi fossimo tornati al Settecento inglese, quando il sistema politico si è guadagnato l’epiteto di ‘Old Corruption’.

In reazione a tutto questo è maturata da tempo, anche troppo, la necessità di una politica radicalmente diversa. Bisogna riscrivere le regole della democrazia, aprirne le porte, abolire la concentrazione del potere ed i privilegi dei rappresentanti, cambiarne le istituzioni. E allo stesso tempo bisogna inventare un soggetto nuovo che sia in grado di esprimersi con forza nella sfera pubblica e di raccogliere questo bisogno di una nuova partenza. I due livelli – la democratizzazione della vita pubblica del paese e la fondazione, anche a livello europeo, di un soggetto collettivo nuovo, si intersecano e ci accompagnano in tutto il manifesto. Le nostre sono grandi ambizioni ma siamo stanchi delle clientele che imperversano, dell’appiattimento della politica su un modello unico, delle partenze che non partono. E poi, con la destra estrema che alza la testa in tutta l’Europa, si fa sempre più pressante lo stimolo ad agire, a non lasciare una massa di persone in balia alle menzogne populiste.

Oggi la sfera separata della politica in Italia, ‘il palazzo’ per intenderci, non rappresenta affatto parti intere del paese: le persone giovani, specialmente del Sud e donne, che non trovano sbocco ai loro sogni e ai loro percorsi educativi; le operaie e gli operai, che vedono giorno dopo giorno minacciati i loro diritti dentro la fabbrica, le commesse e i commessi intrappolati nella catena della distribuzione, i ceti medi del pubblico impiego, quelli della scuola, della sanità, dell’ amministrazione pubblica, che in questi anni sono stati tartassati e disprezzati; i giovani precari, spesso super-qualificati, vittime di una flessibilità selvaggia neoliberista inizialmente introdotta dal centro-sinistra che ha tolto loro dignità e futuro, la rete dei microproduttori e del cosiddetto lavoro autonomo di seconda generazione entrata in crisi con la recessione. Tutti questi elementi possono mobilitarsi nella società per poi trovare nel palazzo solo un muro di gomma o un ascolto distratto. E’ ora di spezzare questi meccanismi perversi. Al loro posto proponiamo un nuovo percorso in cui i cittadini riescano ad appropriarsi, attraverso processi democratici diversi, del potere di contare e di decidere.

La ‘poesia pubblica’, per utilizzare la frase del poeta americano Walt Whitman, deve entrare nella storia della Repubblica. E lo farà quando un gruppo sempre più grande di cittadini (donne ed uomini) qualificati, informati e attivi decideranno di farne la loro bandiera.

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