Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta zizek. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zizek. Mostra tutti i post

sabato 11 febbraio 2012

Slavoj Zizek, The Revolt of the Salaried Bourgeoisie

maurizioacerbo
Come ha fatto Bill Gates a diventare l’uomo più ricco d’America? La sua ricchezza non ha nulla a che fare con la produzione di un buon software Microsoft a prezzi inferiori rispetto ai suoi concorrenti, o con lo ’sfruttare’ i suoi lavoratori con più successo (Microsoft paga i lavoratori intellettuali uno stipendio relativamente alto). Milioni di persone ancora acquistano il software Microsoft, perché Microsoft si è imposto come uno standard quasi universale, praticamente monopolizzando il campo, come una incarnazione di ciò che Marx chiamava il ‘General Intellect’, con la quale egli intendeva la conoscenza collettiva in tutte le sue forme, dalla scienza al know-how pratico. Gates effettivamente ha privatizzato parte del general intellect ed è diventato ricco appropriandosi della rendita che ne seguì.

La possibilità della privatizzazione del General Intellect era qualcosa che Marx non ha mai previsto nei suoi scritti sul capitalismo (in gran parte perché ha trascurato la sua dimensione sociale). Eppure questo è al centro delle lotte di oggi sulla proprietà intellettuale: come il ruolo del General Intellect – basato sulla conoscenza collettiva e la cooperazione sociale – cresce nel capitalismo post-industriale, così la ricchezza si accumula al di fuori di ogni proporzione con il lavoro speso nella sua produzione. Il risultato non è, come Marx sembra avere previsto, l’auto-dissoluzione del capitalismo, ma la graduale trasformazione del profitto generato dallo sfruttamento del lavoro in rendita appropriata attraverso la privatizzazione della conoscenza.

Lo stesso vale per le risorse naturali, lo sfruttamento delle quali è una delle principali fonti mondiali di rendita. Vi è una lotta permanente su chi si appropria di questa rendita: i cittadini del Terzo Mondo o le grandi imprese occidentali. E’ ironico che nello spiegare la differenza tra il lavoro (che nel suo uso produce plusvalore) e altre materie prime (che consumano tutto il loro valore nel loro utilizzo), Marx dà il petrolio come un esempio di una merce ‘ordinaria’. Qualsiasi tentativo ora di collegare l’aumento e la diminuzione del prezzo del petrolio con l’aumento o la diminuzione dei costi di produzione o il costo del lavoro sfruttato non avrebbe senso: i costi di produzione sono trascurabili in proporzione al prezzo che paghiamo per il petrolio, un prezzo che è davvero la rendita che i proprietari della risorsa possono comandare grazie alla sua offerta limitata.

Una conseguenza della crescita della produttività causata dall’impatto della crescita esponenziale della conoscenza collettiva è un cambiamento nel ruolo di disoccupazione. E’ il vero successo del capitalismo (maggiore efficienza, produttività elevata ecc.) che produce disoccupazione, rendendo i lavoratori sempre più inutili: quello che dovrebbe essere una benedizione – meno bisogno di duro lavoro – diventa una maledizione. O, per dirla diversamente, la possibilità di essere sfruttati in un lavoro di lunga durata è ormai vissuta come un privilegio. Il mercato mondiale, come Fredric Jameson ha evidenziato, è “uno spazio in cui ognuno una volta è stato un lavoratore produttivo, e in cui il lavoro ha iniziato dappertutto a dare un prezzo a se stesso fuori dal sistema”.

sabato 5 novembre 2011

Slavoj Zizek: L'illusione della democrazia.






Le proteste a Wall street e di fronte alla cattedrale di St. Paul a Londra hanno in comune �la mancanza di obiettivi chiari, un carattere indefinito e soprattutto il rifiuto di riconoscere le istituzioni democratiche�, ha scritto Anne Applebaum sul Washington Post. �A differenza degli egiziani di piazza Tahrir, a cui i manifestanti di Londra e New York si richiamano apertamente, noi abbiamo istituzioni democratiche�. Se si riduce la rivolta di piazza Tahrir a una richiesta di democrazia di tipo occidentale, come fa Applebaum, diventa ridicolo paragonare le proteste di Wall street a quelle in Egitto: come possono i manifestanti occidentali pretendere ciς che giΰ hanno? Quello che la giornalista sembra non vedere θ un�insoddisfazione generale per il sistema capitalistico globale, che in luoghi diversi assume forme diverse.

�Eppure in un certo senso�, ammette Applebaum, �θ comprensibile che a livello internazionale il movimento non sia riuscito a produrre proposte concrete: sia le origini della crisi economica globale sia le sue soluzioni sono, per definizione, al di fuori della sfera di competenza dei politici locali e nazionali�. Ed θ costretta a concludere che �la globalizzazione ha chiaramente cominciato a minare la legittimitΰ delle democrazie occidentali�. Θ proprio questo il punto su cui i manifestanti vogliono richiamare l�attenzione: il capitalismo globale mina la democrazia. La conclusione logica θ che dovremmo cominciare a riflettere su come espandere la democrazia oltre la sua forma attuale � basata su stati-nazione multipartitici � evidentemente incapace di gestire le conseguenze distruttive dell�economia. Invece Applebaum accusa i manifestanti �di accelerare il declino� della democrazia.

Sembra sostenere quindi che, siccome l�economia globale non θ alla portata del sistema democratico, qualunque tentativo di espandere la democrazia per gestire l�economia rischia di accelerare il declino della democrazia stessa. Cosa dovremmo fare allora? A quanto pare dovremmo continuare a riconoscere un sistema politico che, stando alla spiegazione di Applebaum, non θ in grado di fare il suo lavoro. In questo momento le critiche al capitalismo non mancano: siamo sommersi da storie di imprese che inquinano spietatamente l�ambiente, banchieri che intascano bonus enormi mentre le loro banche sono salvate dal denaro pubblico, fabbriche che sfruttano i bambini per confezionare abiti destinati a negozi di lusso.

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters