Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

giovedì 29 aprile 2010

Intervista a Rosana Rossanda

Fonte
«Subalternità della sinistra all'impresa privata», mancanza di un «suo»
linguaggio e persino rinuncia «a difendere fino in fondo l'impianto della
Costituzione repubblicana».
Disamina tagliente e venata di forte pessimismo quella che Rossana Rossanda ci consegna dalla sua casa di Parigi.
In una conversazione fatta di risposte stringate e nette («Non amo le interviste
telefoniche...»). Ma almeno il succo è chiaro.
Dice per esempio Rossanda:
«Non capisco le zuffe tra Bersani, Franceschini e Veltroni. Pure questioni personali
o in ballo c'è dell'altro: che società e che economia vogliono?».
Oppure: «La verità è che si è smarrito il fondamento delle idee di sinistra. Ci si
accapiglia su sostituzioni e sovrastrutture, regole, valori, "narrazioni", ma
non si parla dell'essenziale: i soggetti in conflitto, gli interessi, la natura
sociale del potere...».
E ancora: «Almeno il Pci certe cose ce le aveva chiare in testa e ben per questo dall'opposizione aveva costruito un tessuto forte nella società che ancora resiste al centro italia, come ho potuto constatare di recente nel Pisano. Strano che debba dirlo io, che nel 1969 venni radiata...».
Insomma Rossanda, «vuole andare al cuore delle cose», che per lei «ragazza del
secolo scorso» coincide con le domande sull'identità: che cosa significa essere
ancora comunisti? Una serie di domande (e risposte) che Rossanda ha rivolto a se
stessa di recente a Pisa, in una lezione universitaria. E che qui ritorna in
parte. Sentiamo.

Rossanda, malgrado la sua crisi e la quasi scissione di Fini, il berlusconismo
resiste. Al contempo la sinistra appare un po' afasica e incapace di incidere
nel blocco avversario. Come mai?

«Il berlusconismo resiste appunto perché la sinistra è afasica. E lo è da quando
si è persuasa che la sola figura sociale legittimata a una egemonia sulla
società moderna è quella dell'imprenditore della piccola e media e grande
impresa, o aspirante tale. E che ogni progetto di egemonia dei lavoratori,
materiali e immateriali, per un ordine sociale diverso, è stato un' illusione,
quando non un crimine, dei socialisti e dei comunisti del Novecento. Il discorso
di Berlusconi, imprenditore per eccellenza, appare quindi giusto ed è attaccato
soltanto per gli eccessi di volgarità, di personalismo e le infrazioni al codice
civile. Il Pd non sostiene alcuna alternativa di sistema, non diversamente dalla
Idv».

Un paese stanco e depresso, si dice. In piena decadenza morale. Con una destra
senza alternativa al momento. È accaduto qualcosa di irreversibile
nell'antropologia degli italiani, ormai fortemente cristallizata a destra?
«Un'Italia repubblicana e democratica esiste soltanto dal 1946, e la sua
Costituzione, socialmente avanzata, soltanto dal 1948. Inoltre dall''89 in poi
questa Costituzione, mai del tutto realizzata, oltre a essere esplicitamente
attaccata da destra, viene considerata discutibile anche alla sinistra, che
quando era al governo la ha perfino modificata. Perché la gente dovrebbe
considerarla un valore inalienabile, dal quale non arretrare?».

Dall'accettazione del mercato alla subalternità agli imperativi sistemici di
mercato e impresa, come lei dice. Dunque sta qui tutta la crisi della sinistra?
«Il mercato è per sua natura "sistemico". Esso non ha né compiti ne doveri
sociali, scambia merci e tende a ridurre tutto a merce. Una sinistra che non
tenti di abolirlo, come il comunismo nel 1917, o vigorosamente limitarlo, come
Roosevelt o Keynes dopo la crisi del 1929 e i fascismi, cede ad esso ogni sua
priorità e di fatto si dimette. In quanto a "ferrivecchi" il liberismo è
venerando, è stato limitato soltanto dalle lotte operaie, e Von Hayek e von
Mises vengono prima del "neoliberismo" di Reagan e Thatcher».

Eppure nonostante l'incapacità del capitalismo globale di autoregolarsi e la
riscoperta della statualità, negli Usa e in Europa, il capitalismo continua ad
essere reputato eterno e al più arginabile. È un ferro vecchio novecentesco
anche la sola critica del capitalismo?
«La regola del capitalismo è fare profitto e riprodursi, anche affondando questo
o quel capitalista, questa quella tecnica. Non puo avere altre regole, e perche
dovrebbe? Lo abbiamo visto nel G20,a Copenhagen e nelle fatiche e i compromessi
di Obama. Per il resto - rinuncia della sinistra criticare il capitalismo etc,-
mi pare di aver già risposto».

Ritieni che il Pd sia riformabile «da sinistra», oppure come sostiene Pietro
Ingrao, esso è irrimediabilmente un partito di centro anche dal suo punto di
vista?
«Il centro non è una categoria sociale ma di pura geografia parlamentare. Il Pd
si propone un capitalismo un poco corretto, e delegittima ogni conflittualità.
Il Pci ne aveva assunto alcune pratiche da un pezzo, in parte obbligato dalla
collocazione internazionale, in parte per vocazione moderata di molti del suo
gruppo dirigente».

La riscossa dei socialisti francesi smentisce le campane a morto sul socialismo
europeo, così come la crescita di consensi della Linke tedesca. Può ripartire in
Europa una spinta di sinistra, o la sinistra abita ormai solo in America Latina?
«I socialisti francesi sono appena rosei, hanno radice essenzialmente nelle
assemblee estive locali, si tengono a mezza strada fra un prudente riformismo e
il "centro" di Bayrou, che da noi piace a Casini e Rutelli. Del resto il
prossimo candidato all'Eliseo rischia di essere Strauss-Kahn. La Linke è piu a
sinistra, ma sostanzialmente sindacalista all'ovest, nostalgica all'est. In
America Latina non definirei socialisti né Chavez né Morales né Lula: sono
progressisti, che è altra cosa, e antimperialisti».

C'è un rischio reale di regime plebiscitario in Italia, oppure la quasi
scissione di Fini ha fugato il pericolo?
«Non credo a un ritorno al fascismo puro e duro, senza libertà di associazione
(e quindi senza elezioni, partiti e sindacati) né di parola (quindi senza
stampa) nazionalista e antisemita. Il limite accettabile per l'Europa a moneta
unica è quello della maggioranza attuale – un liberismo socialmente crudele e
nazionalmente velleitario. Fini ne fa parte, il trattato europeo gli va
benissimo e viceversa, mentre Bossi e Berlusconi fingono di attaccarlo e stanno
diventando imbarazzanti. Fini ha davvero la forza di andarsene? Non lo credo.
Comunque, dinanzi a una crisi del centrodestra temo che sarebbe terribile, una
coalizione tipo Cln con dentro Montezemolo, Casini, Fini e Bersani. Dinanzi a
questa eventualità la sinistra dovrebbe riscoprire un alternativa programmatica
di modello, fondata almeno su un rilancio keynesiano dell'economia. Magari in
chiave non troppo lontana da quel che sta cercando di fare Obama negli Usa».

Susanna Tamaro sul «Corsera» ha accusato il femminismo di aver reso le donne più
sole e omologate alla società dominante. Predica reazionaria o c'è qualcosa di
vero nella predica?
«Il femminismo, nelle sue diverse anime, resta il solo tentativo di
rivoluzionamento del costume tentato e durato dagli anni '60 agli 80. Per questo
la ex sinistra, dopo un breve flirt, lo ha mollato, gli altri partiti lo
abominano e la stampa alquanto vigliaccamente lo deride. Non ho letto Tamaro, ma
posso immaginare dove la porta il cuore.

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