FRANCE
HAVING A SECOND THOUGHT ABOUT THE CONTROVERSIAL LYON-TURIN HIGH SPEED TRAIN
Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Francobolllo
Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Europa, SVEGLIA !!
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venerdì 13 luglio 2012
lunedì 19 marzo 2012
Oddio, c'è Marx nel corridoio!

Militant - sinistrainrete -
Ma che cos’è questa ossessione della borghesia europea per l’alta velocità nel trasporto delle merci? E’ solo una questione di puntiglio? E’ la necessità di dimostrare chi comanda ai cittadini/sudditi di una valle ribelle? E’ un tributo versato al feticcio dello sviluppo? E’ la ricerca dell’ennesimo banchetto da apparecchiare su un’opera pubblica? Oppure si tratta di una cieca e irrazionale furia devastatrice del territorio? Molto probabilmente c’è un fondo di verità in ognuno di questi quesiti, ma la risposta per noi non può che essere un’altra. I capitalisti non sono padroni perché sono stronzi, ma sono stronzi perché sono padroni… e c’è in questo una bella differenza.
Se volessimo esprimere il concetto in maniera più elegante potremmo dire che “il possessore di denaro diventa capitalista nella sua qualità di veicolo consapevole di tale movimento. La sua persona, o piuttosto la sua tasca, è il punto di partenza e di ritorno del denaro. Il contenuto oggettivo di quella circolazione – la valorizzazione del valore – è il suo fine soggettivo, ed egli funziona come capitalista, ossia capitale personificato, dotato di volontà e di consapevolezza, solamente in quanto l’unico motivo propulsore delle sue operazioni è una crescente appropriazione della ricchezza astratta.” (K. Marx , Il Capitale, Libro I, pag 129) e “la concorrenza impone ad ogni singolo capitalista come leggi coercitive esterne le leggi immanenti del modo di produzione capitalistico.” (K. Marx , Il Capitale, Libro I, pag 430).
Quindi, come il filosofo di Treviri aveva ben sottolineato, il Capitale si muove avendo quale unico obbiettivo quello della sua valorizzazione qual è data percentualmente dal saggio di profitto che “è il rapporto tra il plusvalore e l’intero capitale anticipato” (K. Marx , Il Capitale, Libro I, pag 382), da cui:
r=p/K
a sua volta sappiamo, sempre con Marx, che il plusvalore può essere scomposto nel prodotto del saggio di plusvalore (o grado di sfruttamento) moltiplicato per il valore della forza lavoro impiegata, ovvero quello che sempre Marx chiama capitale variabile, così che la formula sopra diventa:
r=s CV/K
scriviamo questo non per manifestare una saccenza che tra l’altro non ci compete, ma per ribadire fino allo sfinimento come il saggio di profitto dipenda in primo luogo dal grado di sfruttamento della forza lavoro. E’ il lavoro e solo il lavoro che crea valore. Questa espressione ha piena validità, però, solo se le merci prodotte, ovvero il lavoro + il pluslavoro estorto, vengono vendute al loro pieno valore. Trasformazione che non può che avvenire nella sfera della circolazione poiché
“Il processo ciclico del capitale si attua in tre stadi, i quali, secondo l’esposizione del primo volume, formano la seguente serie:
Primo stadio: il capitalista appare sul mercato delle merci e sul mercato del lavoro come compratore; il suo denaro viene convertito in merce, ossia compie l’atto di circolazione D — M.
Secondo stadio: consumo produttivo da parte del capitalista delle merci acquistate. Egli opera come produttore capitalistico di merci; il suo capitale compie il processo di produzione. Il risultato è: merce di valore maggiore di quello dei suoi elementi di produzione.
Terzo stadio: il capitalista si ripresenta sul mercato come venditore; la sua merce viene convertita in denaro, ossia compie l’atto di circolazione M — D.
La formula per il ciclo del capitale monetario è dunque: D — M….. P….. M’ — D’, nella quale i puntini indicano l’interruzione del processo di circolazione e M’ e D’ contrassegnano M e D accresciuti di plusvalore.” (K. Marx , Il Capitale, Libro II, pag 579).
Ma che cos’è questa ossessione della borghesia europea per l’alta velocità nel trasporto delle merci? E’ solo una questione di puntiglio? E’ la necessità di dimostrare chi comanda ai cittadini/sudditi di una valle ribelle? E’ un tributo versato al feticcio dello sviluppo? E’ la ricerca dell’ennesimo banchetto da apparecchiare su un’opera pubblica? Oppure si tratta di una cieca e irrazionale furia devastatrice del territorio? Molto probabilmente c’è un fondo di verità in ognuno di questi quesiti, ma la risposta per noi non può che essere un’altra. I capitalisti non sono padroni perché sono stronzi, ma sono stronzi perché sono padroni… e c’è in questo una bella differenza.
Se volessimo esprimere il concetto in maniera più elegante potremmo dire che “il possessore di denaro diventa capitalista nella sua qualità di veicolo consapevole di tale movimento. La sua persona, o piuttosto la sua tasca, è il punto di partenza e di ritorno del denaro. Il contenuto oggettivo di quella circolazione – la valorizzazione del valore – è il suo fine soggettivo, ed egli funziona come capitalista, ossia capitale personificato, dotato di volontà e di consapevolezza, solamente in quanto l’unico motivo propulsore delle sue operazioni è una crescente appropriazione della ricchezza astratta.” (K. Marx , Il Capitale, Libro I, pag 129) e “la concorrenza impone ad ogni singolo capitalista come leggi coercitive esterne le leggi immanenti del modo di produzione capitalistico.” (K. Marx , Il Capitale, Libro I, pag 430).
Quindi, come il filosofo di Treviri aveva ben sottolineato, il Capitale si muove avendo quale unico obbiettivo quello della sua valorizzazione qual è data percentualmente dal saggio di profitto che “è il rapporto tra il plusvalore e l’intero capitale anticipato” (K. Marx , Il Capitale, Libro I, pag 382), da cui:
r=p/K
a sua volta sappiamo, sempre con Marx, che il plusvalore può essere scomposto nel prodotto del saggio di plusvalore (o grado di sfruttamento) moltiplicato per il valore della forza lavoro impiegata, ovvero quello che sempre Marx chiama capitale variabile, così che la formula sopra diventa:
r=s CV/K
scriviamo questo non per manifestare una saccenza che tra l’altro non ci compete, ma per ribadire fino allo sfinimento come il saggio di profitto dipenda in primo luogo dal grado di sfruttamento della forza lavoro. E’ il lavoro e solo il lavoro che crea valore. Questa espressione ha piena validità, però, solo se le merci prodotte, ovvero il lavoro + il pluslavoro estorto, vengono vendute al loro pieno valore. Trasformazione che non può che avvenire nella sfera della circolazione poiché
“Il processo ciclico del capitale si attua in tre stadi, i quali, secondo l’esposizione del primo volume, formano la seguente serie:
Primo stadio: il capitalista appare sul mercato delle merci e sul mercato del lavoro come compratore; il suo denaro viene convertito in merce, ossia compie l’atto di circolazione D — M.
Secondo stadio: consumo produttivo da parte del capitalista delle merci acquistate. Egli opera come produttore capitalistico di merci; il suo capitale compie il processo di produzione. Il risultato è: merce di valore maggiore di quello dei suoi elementi di produzione.
Terzo stadio: il capitalista si ripresenta sul mercato come venditore; la sua merce viene convertita in denaro, ossia compie l’atto di circolazione M — D.
La formula per il ciclo del capitale monetario è dunque: D — M….. P….. M’ — D’, nella quale i puntini indicano l’interruzione del processo di circolazione e M’ e D’ contrassegnano M e D accresciuti di plusvalore.” (K. Marx , Il Capitale, Libro II, pag 579).
venerdì 9 marzo 2012
Votazioni e blocchi stradali

di Giulietto Chiesa - ilfattoquotidiano -
Un parlamento di camerieri sta portandoci via la Costituzione a colpi di maggioranze bulgare. Camerieri di chi? Dei “proprietari universali”, quelli che - Giulio Tremonti dice – stanno pian piano portandoci in un “nazismo bianco”. Chissà poi perché bianco. Forse perché di carta; carta come il denaro che creano; carta come i nostri risparmi; carta perché lo possono bruciare quando fa loro comodo.
Camera e Senato stanno votando l’introduzione del pareggio in bilancio nella Costituzione italiana. La maggioranza dei due terzi è assicurata dall’inesistenza dell’opposizione. L’inesistenza dell’opposizione conferma che il parlamento è fatto di camerieri. Il circolo è chiuso.
Il popolo, detentore della sovranità, non sarà consultato. Infatti non conta più niente. E’ stato esautorato, ma ancora non lo sa. Crede di vivere in un paese democratico, invece vive dentro Matrix, dentro un Truman Show, guardato a vista da un deus ex machina che sta sopra. Come un dio servito da una ristretta schiera di diaconi adoranti, laureati alla Bocconi, la cui missione è quella di rieducare il popolo italiano.
Pol-pottini molto impettiti, che svolgono i dettami della TINA (there is no alternative). Sembra che ci credano anche loro. E’ una questione di fede, infatti. E di dogmi. Ed è anche questione di potere. Ce l’hanno. Non è più un potere trattabile: è un potere impermeabile alla ragione. Come i dogmi.
Non c’è nessun patto tra questo potere dei diaconi bocconiani e la gente. C’è un ordine da eseguire. I camerieri sono lì apposta per renderlo legale.
Tutto questo è nei confini della legge. Lo è perché le leggi le hanno fatte e le fanno loro. Infatti servono a loro e non a noi. Dunque loro sono nella legalità e quelli che non sono d’accordo non sono legali. Dunque vanno puniti, se insistono.
Guarda i NOTAV. Hanno tutte le ragioni dalla loro parte, quelle della scienza, quelle della natura, quelle della logica, quelle dell’etica. Ma i pol-pottini hanno definito per legge cosa è il Progresso e la legge va applicata. I NOTAV non hanno il potere di fare la legge, ma non vogliono nemmeno subire quella dei pol-pottini. Perché non abitano a Matrix, ma in Val di Susa. Dunque fanno i blocchi stradali, ma i blocchi stradali sono fuori dalla legge.
Ne consegue che si può rubare la Costituzione, rispettando le regole, ma non si possono fare i blocchi stradali, per difendere la Costituzione, perché, in queste condizioni, difendere la Costituzione significa diventare dei fuorilegge.
Un parlamento di camerieri sta portandoci via la Costituzione a colpi di maggioranze bulgare. Camerieri di chi? Dei “proprietari universali”, quelli che - Giulio Tremonti dice – stanno pian piano portandoci in un “nazismo bianco”. Chissà poi perché bianco. Forse perché di carta; carta come il denaro che creano; carta come i nostri risparmi; carta perché lo possono bruciare quando fa loro comodo.
Camera e Senato stanno votando l’introduzione del pareggio in bilancio nella Costituzione italiana. La maggioranza dei due terzi è assicurata dall’inesistenza dell’opposizione. L’inesistenza dell’opposizione conferma che il parlamento è fatto di camerieri. Il circolo è chiuso.
Il popolo, detentore della sovranità, non sarà consultato. Infatti non conta più niente. E’ stato esautorato, ma ancora non lo sa. Crede di vivere in un paese democratico, invece vive dentro Matrix, dentro un Truman Show, guardato a vista da un deus ex machina che sta sopra. Come un dio servito da una ristretta schiera di diaconi adoranti, laureati alla Bocconi, la cui missione è quella di rieducare il popolo italiano.
Pol-pottini molto impettiti, che svolgono i dettami della TINA (there is no alternative). Sembra che ci credano anche loro. E’ una questione di fede, infatti. E di dogmi. Ed è anche questione di potere. Ce l’hanno. Non è più un potere trattabile: è un potere impermeabile alla ragione. Come i dogmi.
Non c’è nessun patto tra questo potere dei diaconi bocconiani e la gente. C’è un ordine da eseguire. I camerieri sono lì apposta per renderlo legale.
Tutto questo è nei confini della legge. Lo è perché le leggi le hanno fatte e le fanno loro. Infatti servono a loro e non a noi. Dunque loro sono nella legalità e quelli che non sono d’accordo non sono legali. Dunque vanno puniti, se insistono.
Guarda i NOTAV. Hanno tutte le ragioni dalla loro parte, quelle della scienza, quelle della natura, quelle della logica, quelle dell’etica. Ma i pol-pottini hanno definito per legge cosa è il Progresso e la legge va applicata. I NOTAV non hanno il potere di fare la legge, ma non vogliono nemmeno subire quella dei pol-pottini. Perché non abitano a Matrix, ma in Val di Susa. Dunque fanno i blocchi stradali, ma i blocchi stradali sono fuori dalla legge.
Ne consegue che si può rubare la Costituzione, rispettando le regole, ma non si possono fare i blocchi stradali, per difendere la Costituzione, perché, in queste condizioni, difendere la Costituzione significa diventare dei fuorilegge.
domenica 4 marzo 2012
venerdì 2 marzo 2012
giovedì 23 febbraio 2012
I greci e noi. Assemblea di condominio.

Assemblea di condominio - notavtorino -
I greci e noi: siamo entrambi sulla stessa barca, una barca che assomiglia alla Concordia. O sullo stesso treno, quello che ad alta velocità contribuisce pesantemente alla creazione e alla crescita del debito pubblico nella rincorsa verso la bancarotta.
Dobbiamo evitare il naufragio, dobbiamo fermare quel treno. Lo abbiamo capito anche guardando le olimpiadi greche.
Abitiamo nello stesso condominio dei greci, siamo entrambi solo in affitto e quando il proprietario dell'intero palazzo decide di aumentare l'affitto a suo piacere non c'è nemmeno un sindacato inquilini a cui rivolgerci, dobbiamo fare tutti da soli.
In realtà il nostro caseggiato è stato svenduto ad una banda di affaristi e di speculatori ammanicati con le banche e anche il nostro nuovo amministratore prende ordini dalla proprietà: sono quaranta punti messi nero su bianco in una lettera spedita all'amministratore precedente che non se l'era sentita di farli rispettare e si era fatto da parte, avrà avuto le sue buone ragioni.
Il nuovo amministratore è stato eletto direttamente dalla proprietà in barba alle più elementari regole di democrazia condominiale. E noi zitti.
E' la proprietà che decide le ristrutturazioni degli alloggi, il rifacimento del tetto e della facciata, la messa a norma degli impianti e quant'altro: salvo poi scaricare sugli inquilini spese ordinarie e straordinarie senza neppure mostrarci le fatture. L'amministratore consulta il capo contabile responsabile dello sviluppo economico e anche delle infrastrutture e dei trasporti, il quale è ben felice di dare il consenso. La segretaria minaccia intanto di licenziare gli inquilini che protestano dicendo che dell'articolo diciotto se ne frega.
L'amministratore vola a Bruxelles, riferisce alla proprietà, torna e ci rassicura che lo fa per il nostro bene e i nostri figli. Poi distribuisce i compiti e assegna gli appalti.
Noi inquilini non ne possiamo più. In Grecia il 30% della popolazione è sotto la soglia di povertà, il 50% dei giovani è disoccupato: i nostri figli guardano al futuro e vedono la Grecia. Noi genitori, annoiati per anni con un lavoro che una volta era fisso guardiamo i nostri figli e siamo preoccupati più di loro.
I greci e noi: siamo entrambi sulla stessa barca, una barca che assomiglia alla Concordia. O sullo stesso treno, quello che ad alta velocità contribuisce pesantemente alla creazione e alla crescita del debito pubblico nella rincorsa verso la bancarotta.
Dobbiamo evitare il naufragio, dobbiamo fermare quel treno. Lo abbiamo capito anche guardando le olimpiadi greche.
Abitiamo nello stesso condominio dei greci, siamo entrambi solo in affitto e quando il proprietario dell'intero palazzo decide di aumentare l'affitto a suo piacere non c'è nemmeno un sindacato inquilini a cui rivolgerci, dobbiamo fare tutti da soli.
In realtà il nostro caseggiato è stato svenduto ad una banda di affaristi e di speculatori ammanicati con le banche e anche il nostro nuovo amministratore prende ordini dalla proprietà: sono quaranta punti messi nero su bianco in una lettera spedita all'amministratore precedente che non se l'era sentita di farli rispettare e si era fatto da parte, avrà avuto le sue buone ragioni.
Il nuovo amministratore è stato eletto direttamente dalla proprietà in barba alle più elementari regole di democrazia condominiale. E noi zitti.
E' la proprietà che decide le ristrutturazioni degli alloggi, il rifacimento del tetto e della facciata, la messa a norma degli impianti e quant'altro: salvo poi scaricare sugli inquilini spese ordinarie e straordinarie senza neppure mostrarci le fatture. L'amministratore consulta il capo contabile responsabile dello sviluppo economico e anche delle infrastrutture e dei trasporti, il quale è ben felice di dare il consenso. La segretaria minaccia intanto di licenziare gli inquilini che protestano dicendo che dell'articolo diciotto se ne frega.
L'amministratore vola a Bruxelles, riferisce alla proprietà, torna e ci rassicura che lo fa per il nostro bene e i nostri figli. Poi distribuisce i compiti e assegna gli appalti.
Noi inquilini non ne possiamo più. In Grecia il 30% della popolazione è sotto la soglia di povertà, il 50% dei giovani è disoccupato: i nostri figli guardano al futuro e vedono la Grecia. Noi genitori, annoiati per anni con un lavoro che una volta era fisso guardiamo i nostri figli e siamo preoccupati più di loro.
martedì 31 gennaio 2012
domenica 29 gennaio 2012
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