Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

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domenica 16 dicembre 2012

LET’S ARM CHILDREN !!!
For those poor innocent kids could have SHOOT BACK
 
 

lunedì 15 ottobre 2012

Le armi di distruzione di massa dell’Italia

 
vignarca_armi.jpg

- Francesco Vignarca - BeppeGrilloBlog -
"Per un pacifista e disarmista come me non va bene mai che ci sia un’arma in giro, ma credo che anche per un semplice cittadino italiano che ha a cuore il controllo del suo territorio e in generale delle situazioni del mondo, un controllo degli armamenti sia necessario, sennò finirà come è successo che migliaia di pistole italiane finiscono in Libia e vengono poi utilizzate nella guerra civile, finiscono in Iraq, come è successo, e vengono utilizzate sparando contro i nostri militari.
Questo non può più succedere, deve essere controllato, ma il business di questo sistema e di questi soldi oscuri che vengono fatti girare in giro per il mondo, non lo permette." Francesco Vignarca
Il Passaparola di Francesco Vignarca, coordinatore nazionale della Rete italiana per il disarmo, e cura "Altreconomia" il blog "I signori delle guerre"
Nobel per la pace all'Unione Europea
"Buongiorno a tutti, un saluto agli amici del Blog di Beppe Grillo, io sono Francesco Vignarca, coordinatore di Rete Disarmo e collaboratore e redattore di Altra Economia.
Oggi parliamo di armi.
Ne parliamo nei giorni in cui all’Unione Europea è stato concesso il Nobel per la pace, anche se a noi piace l’idea di Europa unita e che non ci siano più le nazioni europee che si massacrano in guerre, non possiamo fare a meno di notare come la stessa Europa, per bocca dei suoi Stati più forti, la Francia, Germania e spalleggiata dalle organizzazioni internazionali, abbia imposto alla Grecia in questi ultimi due anni dei pesanti tagli sociali per rientrare nei parametri di debito eppure le stesse nazioni non hanno imposto alla Grecia un taglio fondamentale, cioè quello delle spese militari.
La Grecia è il Paese europeo che spende di più in armi, ha storicamente speso di più in questo, circa il 4% del proprio prodotto interno lordo, eppure nel momento stesso in cui si chiedeva di tagliare li stipendi, ridurre le spese per la sanità, quelle per il welfare, Germania Francia in primis hanno preteso che le commesse militari già in corso, in particolare per alcuni sottomarini tedeschi, continuassero, per svariate centinaia di milioni di Euro.
Perché succede questo? Perché i governi non riescono a dire no agli armamenti? Agli interessi delle industrie delle armi? Perché le armi sono veramente un affare di Stato, chi spende per queste cose, sono proprio i governi, le spese militari mondiali l’anno scorso hanno superato i mille e 700 miliardi di dollari! In un anno vuole dire più del doppio di quello che è il budget delle Nazioni Unite per esempio.
I governi però non solo spendono e quindi sono i principali acquirenti di armi e forniscono quindi la ricchezza per queste industrie, spesso le controllano, le controllano direttamente, come nel caso italiano di Finmeccanica, che è una azienda controllata dal ministero del Tesoro a oltre il trenta per cento del suo capitale, o le controllano indirettamente, perché ne decidono le politiche industriali, le scelte strategiche in termini produttivi, proprio perché chiedono armi e sempre più armi.
I Paesi protagonisti di questo business sono sempre gli stessi, in particolare dal lato produttori abbiamo i principali Paesi del mondo e quelli che siedono nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, come gli Stati Uniti, la Russia, la Gran Bretagna, la Francia, il consorzio europeo EADS, che prende Gran Bretagna, Germania e Spagna e oltre ovviamente all’Italia.
Sono loro quelli che producono e vendono armamenti, sempre di più però quelli che comprano non sono i Paesi più ricchi, ma i luoghi dove ci sono i conflitti, i paesi del medio oriente, l’India, che ha tensioni ataviche con il Pakistan, la Cina.
E quindi quello che succede è che le industrie europee e statunitensi, oltre a sfruttare fino all’osso i bilanci degli Stati dell’Occidente, cercano sempre di più di trovare mercato in giro per il mondo e utilizzano le funzioni della politica per questo.

lunedì 1 ottobre 2012

Centomila pistole Beretta per l'esercito Usa

di Antonio Mazzeo - cadoinpiedi -

 

Maxi-commessa negli Stati Uniti per l'azienda leader italiana produttrice di armi da guerra leggere. Un'impresa che macina utili in ogni parte del mondo

            Maxi-commessa negli Stati Uniti d'America per l'azienda leader italiana produttrice di armi da guerra leggere. Il dipartimento di U.S. Army ha comunicato l'affidamento a Beretta USA Corporation, la società controllata dalla holding con sede negli States, di un contratto per il valore di 64 milioni di dollari per la fornitura di 100.000 pistole M9 calibro 9mm, la versione americana della famosa 92FS Parabellum. L'intera produzione avverrà nei prossimi cinque anni negli impianti Beretta di Accokeek, Maryland, dove sono attualmente impiegati 300 lavoratori.

"Questo ordinativo è un'ulteriore conferma dell'interesse e del supporto delle forze armate americane per la nostra pistola", ha dichiarato Ugo Gussalli Beretta, presidente di Beretta Holding. "La M9 rimane l'arma di riferimento di U.S. Army e supporterà le truppe sul campo per i prossimi anni". Entusiasta pure Gabriele de Plano, vicepresidente di Beretta USA Corporation, che ha dichiarato di "non vedere l'ora" di poter lavorare con l'esercito statunitense "per personalizzare l'attuale configurazione della pistola M9 con le soluzioni a disposizione per i nuovi modelli 92A1 e 96A1", ampliando l'offerta e i business.
Ad oggi, sono oltre 600.000 le Beretta M9 già consegnate alle forze armate e di polizia Usa. Il Dipartimento della difesa è uno dei clienti esteri più consolidati della holding fondata quasi cinquecento anni fa a Gardone Val Trompia (Brescia). La prima importante commessa risale al 1979, quando fu consegnata una partita di pistole modello 92 al reparto d'assalto speciale "SEAL Team 6" della Marina militare. Nel 1985 fu invece sottoscritto un contratto del valore di 75 milioni di dollari per la fornitura di 315.930 pistole M9 ai reparti dell'esercito, della marina, dell'aeronautica militare, del Corpo dei marines e della U.S. Coast Guard. Per avviare la produzione in serie delle pistole d'ordinanza, i Beretta dovettero costituire nel 1987 la corporation sussidiaria con sede negli Usa.

Due anni più tardi, giunse un ulteriore ordine di 50.000 pistole 92FS da parte della polizia federale e delle unità assegnate al pattugliamento e controllo delle frontiere. Altre 18.744 pistole modello 92FS furono consegnate nel 2002 alla U.S. Air Force, mentre tre anni più tardi Beretta Usa Corporation sottoscrisse 13 differenti contratti con il Pentagono, tra cui quelli per la fornitura di 60.000 pistole M9 all'aeronautica e all'esercito Usa e 3.500 pistole modello M9A1 e 140.000 special al Corpo dei marines. Nel settembre del 2007, U.S. Army e U.S. Navy fecero un nuovo ordine di 10.576 pistole 92FS.

Nel febbraio 2009, Beretta Usa Corporation ricevette dal Pentagono una commessa di 450.000 pistole M9 e relative munizioni, per un valore complessivo di 220 milioni di dollari, "il maggiore contratto d'acquisto di pistole dalla fine della Seconda Guerra Mondiale", come fu rilevato dalla stampa statunitense. Ventimila di quelle pistole furono poi trasferite da U.S. Army al ricostituito esercito iracheno.

La produzione di Beretta Holding S.p.a. copre ormai quasi tutta la gamma delle armi leggere: rivoltelle, doppiette e fucili a canne sovrapposte, fucili da caccia e sportivi, carabine, fucili d'assalto, pistole mitragliatrici e ad azione semiautomatica. Il noto Gruppo della Val Trompia dichiara di occupare 2.600 unità e controlla direttamente altre aziende che operano nel settore delle armi portatili (Sako, Uberti, Stoeger, Benelli Armi e Franchi). Il bilancio per l'esercizio 2011 di Beretta Holding ha evidenziato un utile netto consolidato di 31,2 milioni di euro (27 milioni nell'esercizio 2010). Il fatturato è stato pari a 481,8 milioni di euro con un +7% rispetto all'anno precedente. "Al conseguimento di questo risultato hanno principalmente contribuito le vendite al settore civile e sportivo, ma il settore difesa ed ordine pubblico conferma al 18% circa la propria incidenza sul giro d'affari complessivo", scrivono i manager nell'ultima relazione annuale. "Per quanto riguarda la distribuzione geografica del giro d'affari, i mercati esteri continuano a pesare per circa il 90% del fatturato consolidato; oltre il 45% del totale è riferibile al Nord America".

Le armi Beretta sono in dotazione alle forze armate e di polizia di innumerevoli paesi al mondo. In Italia, Polizia di stato, Carabinieri e Guardia di finanza sono armati con le 92SB. Nella confinante Francia, la Gendarmerie Nationale e l'Armée de l'Air hanno adottato invece il modello 92G (110.000 pistole consegnate a partire del 1987). In Spagna è stata la Guardia Civil a sottoscrivere nel 2002 un accordo con Beretta per la fornitura di 45.000 pistole 92FS. Quarantamila le pistole dello stesso genere consegnate invece alla polizia nazionale turca. Nell'aprile del 2007, la holding italiana ha pure firmato un contratto per la fornitura alla polizia di frontiera canadese delle pistole semiautomatiche Px4 Storm. Il fucile d'assalto Beretta ARX 160 è stato adottato di recente da alcune unità dell'esercito del Turkmenistan, mentre il fucile a pompa semiautomatico Benelli M3 è andato ad armare i militari neozelandesi. "La nuova fornitura all'esercito statunitense, il più importante del mondo, rappresenta per noi una sorta di passaporto per ottenere commesse di moltissimi altri paesi", ha dichiarato Carlo Ferlito, direttore generale di Fabbrica d'Armi Pietro Beretta. L'annuncio-speranza di chissà quali nuovi affari per gli insaziabili produttori e mercanti di strumenti di guerra "leggeri" delle valli bresciane.

Dal blog di Antonio Mazzeo

giovedì 30 agosto 2012

 
THE UNITED STATES SURGED FAR AHEAD OF OTHER COUNTRIES AS A WEAPON SUPPLIERS, PARTICULARLY TO THE DEVELOPING WORLD  (the N.Y.T)
" It is my homage to the dynamite inventor"

martedì 28 agosto 2012

Guerra all'Iran e profitti sulle armi
di Vincenzo Borriello - rifondazione -
A volte basta poco per fare soldi, una notizia fatta trapelare, come quella di un possibile conflitto con l’Iran, per esempio, è vedi triplicare i tuoi incassi. É successo agli Stati Uniti d’America che nell’anno 2011 hanno venduto armi per 66,3 miliardi dollari. Si tratta d una cifra che rappresenta più di trequarti del mercato globale, per quanto riguarda la vendita di armamenti. Decisamente inferiori erano state le vendite nel 2010, con appena 21,4 miliardi di dollari e nel 2009 con 31 miliardi di dollari. Gli acquirenti sono tutti paesi “amici”: Arabia Saudita, Emirati Arabi e Oman. Un appunto, il numero più alto di terroristi islamici arriva proprio da quelle parti.
Nonostante questo, tali paesi non fanno parte della lista degli “Stati Canaglia”. I motivi sono facilmente intuibili. Insomma, gli USA hanno riempito di armi il Medio Oriente. Il New York Times rivela che il declino dell’economia mondiale aveva causato una brusca frenata nella vendita delle armi. Le crescenti tensioni con l’Iran, però, hanno spinto i paesi confinanti a una corsa agli armamenti che si sono dotati di nuovi aerei e di sistemi missilistici da difesa. In particolare, con l’Arabia Saudita gli USA hanno firmato un accordo che prevede l’acquisto di 84 Caccia F15, l’aggiornamento di altri 70 caccia F15 comprati in precedenza, l’acquisto di svariate munizioni, missili e supporto logistico. La guerra è un affare… per pochi, ma pur sempre un affare.

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