Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
Visualizzazione post con etichetta pensioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensioni. Mostra tutti i post

sabato 24 novembre 2012

Un milione di famiglie evade. Milioni di pensionati alla fame

- pubblico - 
121121beferadi Domenico Moro
A quanto pare, in Italia pagano le tasse i poveri e non i ricchi. Secondo Befera, direttore dell ’Agenzia delle entrate, ben un milione di famiglie dichiarano reddito zero, mentre oltre 4,3 milioni di dichiarazioni (il 20% del totale) risultano incoerenti, presentando uno scarto tra reddito
dichiarato e consumi effettivi. Le incoerenze sono maggiori per le imprese ed i lavoratori autonomi, che, al contrario di lavoratori dipendenti e pensionati, hanno
maggiori possibilità di sfuggire al fisco. Proprio sulle pensioni il bilancio sociale 2011 dell’Inps rivela un quadro penoso. La pensione media mensile è di 1.131 euro, che scende a 930 euro per le donne e a 920 euro nel Mezzogiorno.
Fra i pensionati, a fronte di un misero 2,9 per cento con pensioni sopra ai 3.000 euro, oltre la metà si posiziona sotto i mille euro. Il 35 per cento prende tra 500 e 1.000 euro e ben il 17 per cento sta sotto i 500 euro. Si tratta di un dato preoccupante, se consideriamo che, secondo l’Istat, la soglia di povertà relativa per una famiglia di due componenti è di 1.011 euro (2011). La povertà assoluta, ovvero la difficoltà a pagarsi il necessario per vivere, per un single è tra i 785 euro mensili di una area metropolitana del Nord e i 590 euro di un piccolo comune del Sud. Non è, quindi, un caso se tra 2010 e 2011, la povertà relativa tra i ritirati dal lavoro, spesso anziani soli o in coppia, è aumentata dall’8,3 al 9,6 per cento, mentre quella assoluta è salita dal 4,5 al 5,5 per cento. Drammatica è la situazione del Mezzogiorno, dove gli anziani poveri oltre i 65 anni salgono in un anno dal 18,6 al 21 per cento. In questa situazione, la questione dell ’evasione fiscale, che vale 120 miliardi annui, si intreccia sia con l’equità fiscale sia con la possibilità di avere risorse sufficienti per sostenere pensioni e redditi bassi e pagare servizi sanitari e di assistenza per le famiglie di lavoratori ed in particolare per gli anziani. Per incitare i più ricchi a fare dichiarazioni dei redditi maggiormente coerenti con il proprio stile di vita, l’Agenzia delle entrate sta introducendo il redditest. Questo sarà imperniato su 100 indicatori di spesa suddivisi in 7 categorie, dall ’abitazione ai mezzi di trasporto, agli investimenti mobiliari, alle spese per il tempo libero, ecc. Da questi indicatori si ricaverà un reddito presunto che non dovrà discostarsi dal reddito dichiarato di oltre il 20%. Anche il nuovo redditometro, lo strumento utilizzato direttamente dal fisco, sarà fortemente incentrato sulle spese effettivamente sostenute dal contribuente. Tutte queste iniziative
sono valide ma presentano un punto debole: non sono accompagnate da una riforma del fisco, che rimoduli lapressione fiscale in modo progressivo rispetto al reddito. Anzi, vengono usate per far meglio accettare la stretta sociale in atto ed in particolare il forte inasprimento della pressione fiscale sui settori più poveri, dovuta all ’aumento dell’Iva e dell’Imu. Ad esempio, l’Imu sulla prima casa peserà anche su chi ha perso il lavoro o ha una pensione a livelli bassi o bassissimi. A Roma, in un quartiere non centrale, l’Imu per una prima casa di 100mq ammonta mediamente a 1.154, a Torino a 1.132 euro, a Napoli a 828 euro, ovvero l’equivalente di una e mezza o due delle mensilità delle pensioni più basse. Quanto al lavoro autonomo, giustamente si pone l’accento sulla sua alta irregolarità, ma non è azzardato dire che anche la tassazione sugli autonomi è, in non pochi casi, veramente eccessiva. Ad esempio, un contratto di collaborazione di pochi mesi come dipendente subisce una pressione fiscale sensibilmente maggiore rispetto ad un contratto come partita Iva, anche se il lavoro è lo stesso. L’evasione fiscale è un fenomeno complesso, che attraversa stratisociali molto diversi tra loro. Certamente è molto più difficile, ma anche socialmente più equo e maggiormente redditizio per il fisco ed il bilancio statale, andare a colpire le multinazionali e le finanziarie che giocano anche sui diversi regimi fiscali esistenti a livello internazionale.
Pubblico - 21.11.12

sabato 3 novembre 2012

Grecia, la Corte dei Conti boccia riforma delle pensioni voluta dal governo con la troika

- controlacrisi -
La Corte dei Conti greca ha bocciato una gran parte della riforma delle pensioni voluta dal governo ma anche concordata con la troika.
La Corte infatti che ha esaminato i provvedimenti legislativi chesaranno al vaglio del Parlamento, ha ritenuto incostiruzionali alcuni passaggi della riforma.

In modo particolare la Corte non giustifica l'aumento dell'età pensionabile a 67 anni né il taglio dal 5% al 10% dei rimborsi pensionistici.
Fa sapere inoltre che dall'inizio del piano per slavare il Paese, il fatto di ridurre, e per la quinta volta consecutiva, le pensioni viola una serie di diritti tutelati dalla Costituzione.

Tra questi i principi di dignità della persona e di uguaglianza di fronte alla legge.

I parlamentari che la settimana prossima dovranno votare le nuove misure di austerità richieste dalla troika potranno anche non tener conto del parere della Corte, tuttavia i cittadini greci potrebbero ricorrere contro la legge, se venisse approvata. In questo mondo verrebbe minacciato minando il pacchetto di riforme sulla base del quale il governo sta negoziando con la troika i nuovi aiuti internazionali.

Il governo dai tagli alle pensioni prevede circa la metà dei 9,37 miliardi di euro di risparmi previsti nel bilancio per il 2013. I risparmi di spesa dovranno rientrare in un pacchetto di misure di austerità da 13,5 miliardi di euro. Per questo il governo sta faticosamente contrattando con la troika.

venerdì 2 novembre 2012

Atene, Corte Conti boccia piano pensioni: ‘Incostituzionale’

La decisione dei magistrati contabili, vincolante per l’esecutivo, si abbatte come un fulmine nel già terso cielo greco, con la maggioranza del premier Samaras che perde pezzi. Non a caso la piazza finanziaria ellenica tracolla del 6,5% con i titoli bancari a picco. Torna l'incubo dracma

Crisi Grecia
 
La riforma pensionistica chiesta dalla Troika è incostituzionale. Così la Corte dei Conti greca sul terzo memorandum, in fase di approvazione dal Parlamento ellenico, che costituisce la spina dorsale delle misure propedeutiche alla concessione della nuova tranche di aiuti da 31 miliardi, per evitare un default ormai nei fatti già avvenuto. E la Borsa ellenica crolla del 6,5% facendo tornare l’incubo dracma.
I magistrati dell’Alta Corte hanno infatti giudicato fuori dal dettato costituzionale il taglio delle pensioni (il quinto dall’inizio della crisi) e l’innalzamento di due anni dell’età pensionabile da 65 a 67 anni, in quanto la misura chiesta dai creditori internazionali si pone in palese contrasto con “l’obbligo costituzionale di rispettare e proteggere la dignità umana nell’osservanza dei principi di uguaglianza e proporzionalità professionale”.
La decisione dei magistrati contabili, vincolante per l’esecutivo, si abbatte come un fulmine nel già terso cielo greco, con la maggioranza del premier Samaras che perde pezzi: se ieri il primo articolo del memorandum era passato nonostante l’astensione di Venizelos e Kouvellis, oggi si registrano due defezioni. Lasciano il Pasok i deputati Kassis e Xenogiannopoulou, tanto che il leader socialista nel corso di un’infuocata assemblea nella sede di Ippokratus arriva a minacciare che chi non voterà il piano sarà fuori dal partito.
Nel frattempo la giornata prosegue con il tracollo della Borsa, che nella capitale ellenica riporta un indice generale preoccupante, con il settore bancario che perde più di tutti (meno 12%), a fronte di un calo complessivo del 6,5% già di per sé imponente. Delle aziende quotate, 117 sono in negativo, 19 in positivo, mentre 14 invariate. Ma a spaventare i cittadini greci, che torneranno in piazza per uno sciopero generale il 6 e il 7 novembre, è la portata del nuovo memorandum sul quale il titolare delle finanze Iannis Stournaras ha già detto che “la Troika non ha fatto alcun passo indietro”, ammettendo che le concessioni sulla pelle dei cittadini sono quindi state avallate solo dal governo greco.
I tagli non ammontano più a 11,5 miliardi di euro fino al 2014, ma sono saliti a 18,8 miliardi con il cuscinetto di un biennio in più: significa che il memorandum, se dovesse essere approvato la prossima settimana dalla Camera, “scadrebbe” nel 2016. Anche se, come molti analisti osservano, non risolve a monte il problema ellenico, dal momento che i 31 miliardi promessi dalla Troika e che dovranno essere avallati dall’Eurogruppo del 12 novembre, saranno sufficienti alle casse dello Stato per soli sei mesi. E comunque dopo quella data si ripresenterà il problema di sempre in Grecia, che costituisce una costante dall’inizio della crisi ad oggi: il denaro. E che fino ad oggi nessuna cura è riuscita a sanare.

lunedì 14 maggio 2012

Anziani sempre più poveri. Uno su cinque è a rischio povertà. In Italia penalizzati anche dall'età pensionabile.

- controlacrisi -
In Europa il 20% degli anziani è a rischio povertà e di esclusione sociale. Una percentuale che vale anche per l'Italia a causa dello scarso potere d’acquisto delle pensioni, della bassa qualità e accessibilità dei servizi di welfare e del costante aumento del costo della vita, dei prezzi e delle tariffe. A dirlo è lo Spi Cgil in occasione del convegno organizzato a Roma l’11 maggio dal titolo “L’Unione europea tra paure e speranza. I pensionati di fronte alle incognite della crisi”.

Peggio dell'Italia, secondo i dati del sindacato, oltre ai paesi balcanici, fanno il Belgio (21%) e la Spagna (oltre il 26%). Meglio, invece, altri paesi come l’Olanda (6%), Francia (12%), Germania (14%) , la Slovacchia (16%) e la Danimarca (18%) dove le pensioni hanno un valore più alto e lo stato-sociale è di maggiore qualità.

Un altro dato allarmante, che emerge dalla ricerca dello Spi, è relativo al potere d'acquisto delle pensioni. Nell’Europa a 27 il 68% del reddito da pensione è assorbito dal costo della vita. Una percentuale alta, ma di gran lunga superata da quella dell’Italia, che si attesta intorno all’84%. Il nostro paese – osserva lo Spi Cgil - ha, quindi, allo stesso tempo i redditi da pensione più bassi in Europa e il costo della vita più alto, peraltro sempre di più in crescita. Sotto la media, invece, la Germania dove solo il 43% del reddito viene destinato al costo della vita, la Spagna con il 58%, la Francia con il 60% e la Svezia con il 66%.

Un altro aspetto che vede penalizzati gli anziani italiani, secondo lo Spi, è quello dell'età pensionabile. Nel resto dei principali Paesi eruopei, infatti, il meccanismo che regola la previdenza è flessibile, contraddistinto nella maggior parte dei casi dalla possibilità di andare in pensione primo o dopo l’età stabilita attraverso un meccanismo di incentivi e disincentivi.

Il pre-pensionamento con conseguenti disincentivi è possibile in Belgio, Danimarca, Germania e Spagna. In Francia, invece, è previsto a 56 anni in caso di lavoratori precari e a 55 anni in caso di grave disabilità. Il pre-pensionamento non è previsto nel Regno Unito e in Svezia.

Molto più complesso è il quadro che riguarda i pensionamenti posticipati . Sono ammessi, infatti, in tutti i paesi Ue ma con diverse articolazioni. In Germania, Finlandia, Regno Unito e Spagna ad esempio non hanno alcun limite d’età. In Belgio è possibile, fatta eccezione per i dipendenti pubblici mentre in Danimarca è possibile per la pensione pubblica di vecchiaia fino ad un massimo di 10 anni dopo l’età pensionabile e fino a 75 anni per la pensione integrativa.

Anche la Francia fa storia a se
. In questo caso il pensionamento posticipato è possibile dopo i 60 anni per aumentare l’importo della pensione o dopo i 65 anni se non si hanno sufficienti requisiti assicurativi. In Svezia, infine, è possibile continuare a lavorare anche dopo i 67 anni purché vi sia una contribuzione con il datore di lavoro.

Infine, lo Spi traccia anche un quadro di prospettiva sull'andamento demografico nel vecchio continente. Attualmente, in Europa si contano circa 87 milioni di persone over 65 anni , il 60% delle quali sono donne e il restante 40% uomini. Il dato, però, è destinato ad aumentare nei prossimi 30 anni segnando il progressivo invecchiamento della popolazione europea.

In Italia, ad esempio, nel 2010 gli over 65 anni erano 15 milioni
. Nel 2020 invece saranno 16 milioni, nel 2030 19 milioni e nel 2040 arriveranno a toccare quota 21milioni. Il dato subirà un calo nel 2060 quando il numero di anziani arriverà a quota 20 milioni. Le stesse dinamiche si registreranno negli altri paesi Ue.

In Germania, infatti, si passerà dai 20 milioni registrati nel 2010 ai 25 milioni del 2040 . Anche in questo caso il dato è previsto in calo nel 2060 quando gli anziani tedeschi saranno circa 23 milioni. In Francia, invece, gli over 65 ad oggi sono 15 milioni e diventeranno 21 milioni nel 2040 e 22 milioni nel 2060. In Spagna, infine, gli anziani registrati nel 2010 hanno toccato quota 8 milioni e arriveranno a 15 milioni nel 2040 e a 16 milioni nel 2060.

Blog curato da ...

Blog curato da ...
Mob. 0039 3248181172 - adakilismanis@gmail.com - akilis@otenet.gr
free counters