Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!
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domenica 28 aprile 2013

Reddito minimo garantito, la proposta di legge d’iniziativa popolare

- sbilanciamoci -

La consegna alla Camera della proposta di legge d’iniziativa popolare sul Reddito minimo garantito apre una fase nuova nel rinnovamento delle politiche sociali e di tutela del reddito in Italia. Sbilanciamoci.info apre una discussione
Il 15 aprile 2013 è stata una giornata speciale nella lunga storia di rivendicazioni che hanno attraversato il nostro paese sul tema del reddito garantito. Nel corso degli anni si sono tenute assemblee, manifestazioni, cortei; gruppi di precari hanno preso la parola e si sono organizzati per narrare la loro condizione sociale; montagne di studi e pubblicazioni si sono accumulate per evidenziare le carenze del nostro sistema di protezione sociale. L’Italia, in breve, aspetta da almeno vent'anni risposte e forme di regolamentazione nuove, adatte a fornire tutela al cittadino nell’epoca della crisi e della così detta “produzione flessibile”.
Il 15 aprile si è aggiunto un ulteriore tassello: una folta delegazione in rappresentanza di oltre 170 tra associazioni, comitati e partiti si è recata a Piazza Montecitorio e ha consegnato alla Presidenza della Camera le oltre 50.000 firme a sostegno del disegno di legge di iniziativa popolare per l'istituzione del Reddito minimo garantito (www.redditogarantito.it/#!/home).
La proposta è modellata su quanto previsto nella legge n. 4/2009 della Regione Lazio che, seppure solo in via sperimentale, ha introdotto una misura di reddito garantito dalle caratteristiche fortemente innovative, che molti osservatori hanno salutato come possibile momento di svolta per le politiche sociali del nostro paese.
Sulla scia di quanto previsto in tale legge regionale, e in accordo con le migliori prassi in vigore nei paesi europei, la proposta di legge prevede che l’erogazione (consistente in 600 euro mensili, oltre a integrazioni in beni e servizi a carico delle Regioni) abbia carattere individuale (e non familiare, come molte prestazioni assistenziali del nostro welfare) e sia destinata non soltanto ai soggetti irrevocabilmente esclusi dal mercato del lavoro, bensì anche ai soggetti in cerca di prima occupazione o ai lavoratori precariamente occupati o a basso reddito.
La gestione della misura è demandata sul piano amministrativo ai centri per l’impiego, seguendo in ciò la “buona prassi” avviata dalla Regione Lazio. I centri per l’impiego hanno la dimensione territoriale ottimale e gli strumenti operativi adeguati per situare l'erogazione del beneficio in una più vasta strategia d'intervento e, eventualmente, per favorire l'attivazione del beneficiario con proposte adeguate di tipo lavorativo o formativo. La misura non è rivolta in via esclusiva a soggetti esclusi dal mondo del lavoro. La procedura amministrativa è strutturata secondo criteri di speditezza, semplificazione, buon andamento; è stabilito che la domanda possa essere presentata anche on line e si prevede la rapida capacità del sistema di registrare mutazioni della situazione di fatto del beneficiario che possano comportare di volta in volta un diverso atteggiarsi del diritto al reddito garantito.
La previsione di obblighi più o meno stringenti di attivazione da parte del beneficiario è un punto particolarmente sensibile in qualsiasi legislazione in tema di reddito minimo. Una subordinazione troppo netta del beneficiario alle indicazioni e ai desiderata dell’ente erogatore della misura rischia di porsi in frontale contrasto con gli obiettivi perseguiti dalla legge. Va scongiurata la formazione di un mercato del lavoro destinato a soggetti di serie B, indirizzati verso impieghi di scarsa qualità, dietro minaccia più o meno esplicita di essere privati di ogni residuo sostegno. Le esperienze in Italia dei lavoratori socialmente utili negli anni Novanta, così come quelle del così detto workfare in alcuni paesi europei hanno dato pessima prova di sé e sono decisamente da non replicare. La proposta di legge fissa dunque un punto di equilibrio tra contrapposte esigenze, stabilendo che non opera la decadenza dal beneficio nell’ipotesi di non congruità della proposta di impiego eventualmente offerta, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal Centro per l’impiego territorialmente competente attraverso l’erogazione di un bilancio di competenze. La logica del provvedimento è in definitiva quella di imporre un obbligo di qualità delle proposte di attivazione formulate dai centri per l'impiego.
Completano il disegno di legge tre deleghe da affidare al Governo in tema di salario minimo orario, di riordino della spesa assistenziale e di riforma degli ammortizzatori sociali. Ci si propone così di raggiungere una certa coerenza tra i livelli di reddito nei vari momenti della vita lavorativa della persona, con una modulazione razionale delle forme di protezione nei casi di disoccupazione di breve o di lunga durata.
Questa in sintesi è la proposta che i cittadini e la società civile organizzata hanno lanciato al Parlamento, si apre ora una fase nuova, che richiederà forme di mobilitazione e di intervento convenienti allo scopo finale della trasformazione della proposta in legge dello Stato. La parola passa adesso agli eletti: c'è da auspicare che il Parlamento sappia rivendicare una propria centralità anche nei confronti dell'agenda di Governo (che si preannuncia piuttosto tiepida su questa tema). Occorre attivarsi affinché questa misura sia adottata con urgenza, sia al più presto avviata la discussione del disegno di legge di iniziativa popolare e si giunga finalmente anche in Italia all’introduzione di una misura di reddito minimo garantito.
***
La Relazione sulla sostenibilità, costo e finanziamento di un reddito di base incondizionato in Italia, curata da Andrea Fumagalli, è disponibile qui
www.bin-italia.org/pdf/Breve%20relazione%20costo%20e%20finanziamento%20RBI-%20dic%202011%20(3).pdf

martedì 16 aprile 2013

Reddito: la maggioranza c’è


 
Reddito: la maggioranza c’è

Pubblicato il 16 apr 2013

Roberto Ciccarelli -
Fino a un mese fa una maggioranza parlamentare favorevole all’introduzione del reddito minimo garantito in Italia, unico paese europeo insieme alla Grecia a non avere questa misura, sembrava una pazza idea. Ieri invece, in un’assolata piazza Montecitorio, la follia iniziale della proposta ha mostrato qualche traccia di ragionevolezza. Quando la delegazione delle 170 associazioni che ha raccolto più di 50 mila firme per presentare la legge di iniziativa popolare sul reddito ha conquistato il centro della piazza, a favore degli obiettivi dei fotografi, ad attenderli c’era una «strana» maggioranza di deputati composta da Sel (che insieme a Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi ha raccolto le firme), il Pd con Marianna Madia e Danilo Leva (insieme hanno depositato una proposta di legge sul «reddito minimo di cittadinanza») e una mezza dozzina di deputati del Movimento 5 Stelle. La photo-opportunity è quella che meno ti aspetti, dopo il gran rifiuto di Grillo di appoggiare un governo Bersani, con le commissioni parlamentari ancora ferme al palo. Nemmeno le mail dei deputati sono state attivate. Insomma, nel Palazzo «si sta come d’autunno sugli alberi le foglie». Da destra verso sinistra di questa foto, e anche fuori dall’obiettivo perché i pentastellati sono rimasti vicino a una delegazione del No Muos di Niscemi, è già possibile individuare chi tra i tre gruppi parlamentari si è detto disponibile a discutere su una legge sul reddito minimo a partire dalla proposta di legge popolare che ieri è stata presentata alla presidente della Camera Laura Boldrini.
Prima di sciogliersi, il deputato 5 stelle Marco Baldassarre, annota su un foglio bianco i cellulari e le mail personali dei deputati Pd e Sel. Si incontreranno già da domani in una sala della Camera, in attesa delle convocazione delle commissioni. «La nostra proposta è in linea con quella del comitato – ha confermato il deputato 5 stelle Gianluca Vacca – il problema sono le Commissioni e non permettono di discutere le leggi e i progetti che i diversi partiti hanno in comune». «Io sono per avviare le commissioni, a differenza della linea presa dal mio partito – ha detto Madia del Pd – secondo me c’è in questo Parlamento una maggioranza che le cose vuole farle, e cambiarle sul serio». Incontrando i promotori della raccolta firme, la presidente della Camera Laura Boldrini ha ribadito che, dopo l’elezione del presidente della Repubblica, insisterà con il presidente del Senato Grasso affinché il lavoro delle commissioni inizi una volta per tutte. L’iniziativa popolare sul reddito, e la disponibilità di tre gruppi a presentare un disegno di legge, può essere l’occasione per proporre una riforma del regolamento della Camera, in particolare il punto che riguarda le leggi di iniziativa popolare. In accordo con l’orientamento indicato da Stefano Rodotà nella «costituente dei beni comuni» tenuta a battesimo al teatro Valle sabato scorso, anche la presidente Boldrini intende assicurare «un iter più veloce, la certezza che saranno prese in esame dalle commissioni, garantendo la possibilità per i proponenti di partecipare ai lavori». Alla delegazione, Boldrini ha assicurato di «condividere il senso di questa iniziativa. Quella sul reddito minimo è una battaglia che ho portato avanti con più convinzione in campagna elettorale».

lunedì 15 aprile 2013

Reddito minimo: lunedì le firme al Parlamento

Fonte: Il Fatto Quotidiano | Autore: Angela Lamboglia                    
Lunedì 15 aprile il comitato promotore della campagna per un Reddito minimo garantito consegnerà le 50mila firme, raccolte dal giugno al dicembre 2012, al Parlamento.

La proposta punta all’istituzione di una misura di protezione sociale di ultima istanza che consiste nell’erogazione di 600 euro al mese, per un anno, con possibilità di rinnovo, a favore di determinate categorie di persone.

Tra i requisiti, residenza in Italia da almeno 24 mesi, iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego, reddito non superiore ad 8 mila euro annui. Il diritto decade maturati i requisiti per il trattamento pensionistico, se il beneficiario viene assunto con un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, se avvia un’attività lavorativa autonoma, in generale se supera la soglia degli 8 mila euro; decade anche se rifiuta una proposta di lavoro offerta dal centro per l’impiego competente, a meno che non sia inadeguata dal punto di vista del compenso, della formazione e delle professionalità acquisite e certificate dal centro stesso.
Insomma, nessuna utopia: il reddito minimo non è in contraddizione con l’attuazione di politiche attive per il lavoro e rappresenta un’occasione per semplificare un sistema di spesa sociale attualmente frammentato ed escludente, prendendo spunto, tra l’altro, da strumenti già esistenti in tutti i Paesi europei, tranne Italia e Grecia, seppure differenziati tra loro.

50mila cittadini e 170 associazioni hanno condiviso l’impostazione di questa proposta di legge di iniziativa popolare. Non abbiamo un Governo a cui sottoporla e non sappiamo quando lo avremo. Sappiamo, però, quali conseguenze sta producendo questa crisi: l’Istat ci dice che la disoccupazione continua ad aumentare – in Italia, 5,7 milioni di persone sono senza lavoro -; il Ministero del Lavoro ammette che i contratti attivati sono diminuiti del 5,8% nell’ultimo trimestre del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; la Bce registra un ulteriore calo dei posti di lavoro nei primi tre mesi del 2013.

Le istituzioni europee ci chiedono di attivare una misura di questo tipo da anni, perchè il nostro sistema di welfare costringe alla marginalità sociale tutti coloro che non hanno accesso agli strumenti di protezione tradizionali. E di certo non ci salva l’Aspi, che dimentica ancora una volta il mondo dei precari, dai collaboratori a progetto agli associati in partecipazione, dai ricercatori ai lavoratori indipendenti.

Per questo siamo stanchi di aspettare l’elezione di un nuovo Capo dello Stato, un eventuale altro scioglimento delle Camere, nuove elezioni, perché qualcosa si muova. Lunedì consegneremo comunque le firme al Parlamento, con la richiesta, alla Presidenza della Camera, di avviare un percorso urgente perché la proposta di legge sia presa in carico da una commissione di lavoro ad hoc.

Per chi vuole aderire, in rete è stata lanciata anche una petizione con l’invito a organizzare una manifestazione nazionale, in occasione del primo maggio, con cui sollecitare il Parlamento ad approvare con urgenza la legge.

venerdì 12 aprile 2013

Reddito minimo garantito, la campagna va in Parlamento


Lunedì 15 aprile verranno portate a Montecitorio le 50mila firme raccolte in calce al testo di legge d'iniziativa popolare per istituire una misura che abbia la finalità di contrastare la marginalità e favorire la cittadinanza
Il reddito minimo garantito "ha lo scopo di contrastare la marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza, attraverso l’inclusione sociale per gli inoccupati, i disoccupati e i lavoratori precariamente occupati" spiegano i promotori della legge d'iniziativa popolare per un Reddito minimo garantito, che lunedì 15 aprile hanno dato appuntamento a Montecitorio per consegnare al Parlamento le oltre 50mila firme raccolte in calce al testo.
La campagna, iniziata a giugno 2012, è andata avanit per sei mesi, solo che -lamentano i promotori- "dal dicembre 2012 questo Paese non ha ancora un governo politico a cui riferire una istanza come questa".

E, aggiungono, "ora non possiamo più aspettare, non possiamo aspettare i dieci saggi, l’elezione di un nuovo Capo dello Stato, un eventuale altro scioglimento delle camere, altre consultazioni, forse altre elezioni e poi chissà cosa altro ancora", perché serve -con urgenza- l'approvazione di una "misura di contrasto alla disuguaglianza e all’esclusione sociale nonché quale strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico, all’inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nella società e nel mercato del lavoro".

Continua il comunicato stampa: "Siamo stanchi di aspettare e per il rispetto dovuto agli oltre 50mila cittadini e cittadine che hanno firmato, alle 170 associazioni che hanno partecipato, ai milioni di precari e disoccupati che non hanno la garanzia di un reddito minimo, abbiamo deciso che una delegazione rappresentativa della pluralità dei promotori della proposta di legge di iniziativa popolare consegnerà le 50mila firme per l’istituzione del reddito minimo garantito.
Chiediamo sin da ora che la Presidenza della Camera faccia tutto il possibile affinché si avvii un percorso urgente cosi che la proposta di legge sia presa al più presto in considerazione, favorendo la dove possibile una commissione di lavoro ad hoc che studi e approvi questa proposta, aprendo la strada anche a una nuova prassi per cui le proposte di iniziativa popolare siano discusse e valorizzate.
Chiediamo inoltre ai parlamentari di accogliere ed incontrare la delegazione che porterà le 50mila firme il 15 aprile 2013 a Roma dalle ore 12.00 sotto Montecitorio.

mercoledì 13 febbraio 2013

Reddito minimo garantito, superate le cinquantamila firme. Domani conferenza stampa

controlacrisi - -
"Abbiamo raggiunto e superato l'obiettivo delle 50mila firme necessarie alla proposta di legge di iniziativa popolare sul reddito minimo garantito", così in una nota Tilt, la rete generazionale della sinistra diffusa, annuncia la conferenza stampa che si terrà domani mercoledì 13 febbraio alle ore 12 nella sala stampa della Camera dei Deputati, via della missione, 4 nei pressi di Piazza Montecitorio, a Roma.
Da giugno a dicembre 2012 si è svolta in Italia una grande campagna nazionale di raccolta firme per una proposta legislativa di iniziativa popolare per istituire un reddito minimo garantito nel nostro Paese. Oltre 170 le adesioni di associazioni, reti sociali, movimenti, circoli territoriali, sedi sindacali; più di 40 le adesioni a firma singola di personalità della cultura, della politica, della società civile, di sindaci ed assessori di enti locali.
Una grande campagna popolare e sociale che ha coinvolto 200 città, con più di 250 iniziative, banchetti, incontri pubblici e che ha consentito di superare nei sei mesi le 50mila firme necessarie.
Le firme raccolte saranno consegnate entro i primi 100 giorni della nuova legislatura, affinché la proposta di legge non rimanga solo una dichiarazione di intenti.
"In questo strano paese in cui i media e la politica fanno fatica a parlare di uno strumento diffuso in tutta Europa come il reddito minimo garantito, un insieme si associazioni e alcuni partiti della sinistra, lontano dai clamori e dai riflettori hanno dato vita ad una splendida campagna che ha fatto parlare di sè nei circoli come nelle piazze, hanno costruito banchetti e manifestazioni e hanno intercettato oltre 50000 persone disposte a firmare per ottenere un diritto, per loro ma soprattutto per le generazioni senza futuro", così dichiara la portavoce Maria Pia Pizzolante. "Per il futuro, per il presente, per le persone chiederemo al prossimo governo di istituire il reddito minimo garantito!".

giovedì 3 gennaio 2013

Il deleterio modello tedesco e i luoghi comuni sul welfare

  
400euro
Weimar, marzo 2012: “Cercasi commessa a 400 euro” – foto di V.Giacché
Il sistema di welfare non è nato per accompagnare la flessibilità e la moderazione salariale, come molti fan del “modello tedesco” sembrerebbero suggerire. Ecco perché sarebbe suicida per i progressisti italiani riproporre fuori tempo massimo (e senza risorse) le ricette di moda negli anni ’90.
di Guido Iodice e Daniela Palma – Keynes Blog, da MicroMega on line


Un articolo di Giovanni Perazzoli su MicroMega online [1] indica Keynes blog tra quelle fonti che diffonderebbero false informazioni sulla situazione sociale in Germania. Addirittura, veniamo accusati di essere parte di una “controinformazione italiana” la quale mirerebbe a “smentire che in Germania i salari siano più alti che in Italia”.
In primo luogo è bene chiarire che l’articolo a cui si riferisce implicitamente il nostro critico [2] è stato tratto da Voci dalla Germania [3], che a sua volta riprendeva i contenuti da due siti tedeschi. La “controinformazione” di cui saremmo un pericoloso tentacolo avrebbe perciò radici nella stessa Germania. Ma questo è evidentemente un argomento minore.
Ciò di cui Perazzoli sembra proprio non rendersi conto è che la sua argomentazione integra e conferma la tesi che abbiamo esposto, ossia che il “reddito minimo di cittadinanza”, di cui egli è un sostenitore, è esattamente ciò che ha permesso alla Germania di rendere socialmente sopportabili i mini-jobs, cioè il lavoro sottopagato. Come lo stesso Perazzoli spiega, infatti:
i Mini-Job sono lavori part-time da 400 euro al mese netti rivolti per principio agli studenti, e che – attenzione – si possono sommare a Hartz IV, il reddito minimo garantito tedesco. Nella formula base del reddito minimo garantito questo significa aggiungere altri 360 euro al mese e in più c’è l’affitto pagato per l’alloggio (!), le cure mediche, i soldi per il riscaldamento (!) e una riduzione per i trasporti. Il netto percepito dalla somma arriva a 560 euro al mese. Ognuno comprende il significato del fatto che l’affitto dell’alloggio non pesi sul reddito. E parliamo comunque della base del sussidio: poi per ogni eventuale figlio debbono essere calcolati altri 250 euro circa.
L’entusiasmo che traspare da queste righe per il modello tedesco si riflette anche nel resto dell’articolo, quando, dopo aver rilevato che i “mini-jobs” sono criticati dai sindacati perché destrutturano il mercato del lavoro, si chiede “Ma è sempre un male? Bisognerebbe aprire un discorso (serio) sul lavoro che cambia, e sul ruolo che deve avere il welfare in questo contesto.”
Questo “discorso sul lavoro che cambia e sul ruolo che deve avere il welfare in questo contesto” è ciò che ha attraversato i progressisti europei (compresi quelli italiani) dalla metà degli anni ’90 in poi. La tesi è (era) che il lavoro stabile – quello a tempo indeterminato e ben retribuito – è ormai un miraggio per una serie di motivi (cambiamenti tecnologici, globalizzazione della produzione, ecc.) e che contro questi cambiamenti non è possibile – o sarebbe comunque inutile – porre argini. Si deve quindi abbandonare ogni velleità circa la difesa del “posto fisso” (che, come sostiene il premier italiano Mario Monti è “noioso”) e acconciarsi a “proteggere il lavoratore, non il posto di lavoro”, per usare un’espressione tornata in voga grazie al ministro Elsa Fornero. Via quindi alla flexsecurity: si cancellino pure le garanzie nel mercato del lavoro in cambio di maggiori emolumenti dal welfare state. Vale a dire quel che ha fatto la Germania con le riforme Hartz.

mercoledì 12 settembre 2012

Reddito di base

Comunicato del BIN Italia su
- fonte -

Iniziativa europea per il reddito di base (ICE) e la Proposta di legge di iniziativa popolare per un reddito minimo garantito in Italia.

Cari amici ed amiche,

Diamo notizia del fatto che la Commissione europea ha rifiutato la registrazione della Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) in merito al reddito di base promossa da una serie di associazioni a carattere europeo. La Commissione ha valutato che l’attuale formulazione della proposta non è compatibile con le competenze che il diritto comunitario assegna all’Unione.Â

L’ICE è uno strumento innovativo per permettere ai cittadini europei di poter prendere parola e proporre alla Commissione europea delle iniziative per l'adozione di atti normativi a carattere continentale. Infatti attraverso questo iniziativa e con la raccolta di un milione di firme in per lo meno 7 Stati membri della UE la proposta presentata alla Commissione europea può portare all'adozione di un atto normativo europeo.

Come BIN Italia abbiamo partecipato alla rete europea che proponeva l’introduzione di una misura di reddito di base continentale. Dalle istituzioni preposte è arrivato però il respingimento di questa proposta e dunque al momento l’Iniziativa dei Cittadini Europei per il reddito di base non può essere avviata. Resta inteso che sarà necessario elaborare quanto prima un nuovo testo che sappia recepire le indicazioni della Commissione e così riavviare la campagna per il reddito garantito nelle sedi continentali.

Riteniamo di estrema importanza la battaglia per il riconoscimento dei diritti sociali fondamentali per tutti i cittadini d’Europa, ancor più in un momento di crisi economica, e soprattutto sociale, e di estrema difficoltà di sopravvivenza per un numero sempre maggiore di persone. Come BIN Italia cercheremo di lavorare, insieme alle altre reti europee che hanno elaborato la proposta, affinché si riprenda da subito il cammino per individuare la proposta di una nuova ICE per il diritto al reddito garantito come diritto fondamentale europeo.

Però abbiamo anche un’altra grande opportunità di fronte a noi, in particolare per quanto riguarda lo scenario italiano. Da giugno 2012 infatti è iniziata una grande mobilitazione per una proposta di legge di iniziativa popolare per l’introduzione di un Reddito Minimo Garantito nel nostro Paese. A questa raccolta di firme per l'iniziativa legislativa popolare hanno aderito (e continuano ad aderire) tantissime associazioni, movimenti civici, realtà sociali, partiti politici e singole personalità che nel corso di questi mesi estivi hanno già dato vita a momenti di confronto, dibattito, iniziativa sociale e politica e di fatto l’avvio della raccolta delle firme per la proposta di legge.

Dopo la battuta d’arresto sulla proposta di ICE sul reddito di base a carattere europeo, riteniamo sia ancora più importante ed urgente sostenere e partecipare alla campagna per una legge sul reddito minimo garantito in Italia. Si tratta di dare un segnale forte in questo Paese sia dal punto di vista dell’iniziativa sociale che dal punto di vista della rinascita di una nuova idea di società basata sui nuovi diritti a partire dal reddito garantito.

Per far sì che la proposta di legge di iniziativa popolare abbia seguito c’è bisogno di raccogliere 50mila firme, ma è evidente che se la risposta sarà più ampia (magari raggiungendo e superando le 100mila firme) significherà dare un segnale forte alla società e alla politica italiana. Per questo, ed ancor più oggi dopo il rifiuto della ICE, riteniamo urgente e necessario dare ancora più forza alla proposta di legge di iniziativa popolare che terminerà a dicembre 2012. Per questo invitiamo tutte e tutti, in particolare associazioni, realtà sociali, movimenti per i diritti, reti di studenti, sindacati etc. ad attivarsi e partecipare alla raccolta di firme per un reddito minimo garantito in Italia. E’ una grande occasione che non possiamo perdere ed è necessario arrivare alla scadenza di Dicembre 2012 che oltre ad aver raccolto decine di migliaia di firme, vi sia stato in questo paese una forte mobilitazione e presa di parola per il diritto al Reddito Garantito.

A tal proposito potete seguire il sito ufficiale della campagna www.redditogarantito.it aderendo ed organizzando iniziative per la raccolta firme nelle vostre città , nelle piazze, nei mercati, fuori le scuole etc.

Per vedere le adesioni arrivate sino ad oggi http://www.redditogarantito.it/#!/adesioni

Per vedere i luoghi di raccolta firme e le iniziative sino ad oggi realizzate http://www.redditogarantito.it/#!/dove-firmare

Ripartiamo dall'estensione dei diritti sociali, ripartiamo dal reddito garantito in Italia ed in Europa.

BIN Italia

lunedì 19 marzo 2012

Spaghetti e surf: Van Parijs replica alla Fornero

a cura di Giuliano Battiston - sinistrainrete -
Secondo la ministra del lavoro, in Italia “con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”. Per risponderle, ecco un’intervista a Philippe Van Parijs, fondatore del Basic Income Earth Network, tratta da Per un’altra globalizzazione (Edizioni dell’Asino 2010)

Prima di capire le ragioni per cui dovremmo fare nostra l’idea di “versare a tutti i cittadini, incondizionatamente, un reddito di base cumulabile con ogni altro reddito”, valutiamo le obiezioni più comuni, tra cui quella – già avanzata da Marshall in un diverso contesto – che i diritti di cittadinanza debbano accompagnarsi a delle contropartite, a dei doveri; che ci debba essere un legame tra reddito e lavoro; che la concessione del reddito vada condizionata a un contributo produttivo, o alla volontà di darlo. Come lei ricorda ne Il reddito minimo universale, soprattutto nell’Europa continentale è forte il modello “bismarckiano” “conservator-corporativista” della protezione sociale, l’idea che la previdenza sociale sia legata al lavoro e allo statuto di salariato del cittadino. Mentre nel saggio Il basic income e i due dilemmi del Welfare State riconosce che la parziale “disconnessione tra il lavoro e il reddito richiederebbe un radicale ripensamento” culturale, anche in quei pochi partiti di sinistra che ancora oggi riconoscono nel lavoro un tema centrale della loro agenda politica. Come favorire questo ripensamento? E come risponde alle obiezioni menzionate?

L’idea che il diritto a un reddito debba essere legato al lavoro o alla disponibilità a lavorare, che dunque ci sia un’associazione, che deriva da considerazioni di tipo etico, non economico, tra lavoro e reddito, non si limita ai Paesi dal modello “bismarckiano”, ma investe anche il mondo anglosassone, e direi anzi che sia presente in tutte le società del mondo. A questo proposito, è interessante notare una singolare analogia, perché quest’idea si avvicina molto alla relazione etica che per lungo tempo diverse società hanno istituito tra sesso, gratificazione sessuale e riproduzione. In tutte quelle società nelle quali, in ragione di una forte mortalità infantile, era essenziale ottenere un elevato livello procreativo, divenne infatti eticamente obbligatorio legare la gratificazione sessuale almeno al “rischio” della procreazione, così da contribuire eventualmente alla sopravvivenza della comunità. Per lungo tempo, e per ragioni analoghe, si è radicata l’idea che si potesse avere accesso alla gratificazione del consumo, dunque al reddito, solo a condizione di essere disposti a contribuire alla produzione (l’equivalente della riproduzione nel caso della gratificazione sessuale). La connessione tra i due aspetti è evidente. Oggi però ci troviamo a vivere in condizioni tecnologiche ed economiche molto diverse, grazie alle quali non è più necessario che tutte le attività sessuali siano legate alla possibilità della procreazione, e allo stesso modo non è necessario fare del contributo alla produttività, dunque del lavoro, una condizione di accesso al reddito. Intendo dire che è possibile dare vita a un’organizzazione della società che non sia basata su questo tipo di etica del lavoro.

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