Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

domenica 1 gennaio 2012

Una questione di civiltà

di SARANTIS THANOPULOS - il Manifesto Fonte: dirittiglobali
La crisi si sta sviluppando secondo le previsioni più fosche e la cosa più seria da fare è affrontarla come pericolo per la civiltà. Perché in qualsiasi modo l'analizziamo appare sempre più chiaro che se da essa non usciremo attraverso una redistribuzione della ricchezza che ristabilirà nei suoi pieni poteri una democrazia reale, il nostro futuro rischia di andare verso derive autoritarie sicuramente catastrofiche. Il problema supera i confini italiani ma ci riguarda in modo particolare perché evoca lo spettro della pagina più nera della storia nazionale: il fascismo. Forse la storia non si ripete ma le catastrofi, che la interrompono, sì. Freud diceva che la spinta costruttiva (Eros) e la spinta distruttiva (Thanatos) coesistono nell'uomo, come forze innate, e dal loro amalgamarsi dipende il suo equilibrio psichico nonché lo sviluppo della civiltà. Il discorso di Freud può essere modificato. La spinta costruttiva in noi è composta ugualmente di amore e di odio (che non è in sé una forza distruttiva). Se questa spinta fallisce l'odio può essere sostituito dalla distruzione. Il fallimento ha origini sociali e ha sempre a che fare con una destabilizzazione profonda dei rapporti di scambio (culturali, affettivi e economici). Il disfunzionamento dello scambio tra noi è gli altri danneggia in modo grave la rete del reciproco sostegno e arricchimento che regge la nostra posizione nel mondo e crea ansie persecuorie e il rigetto della diversità. In condizioni estreme l'esito è uno scontro senza limiti che impone il diritto del più forte. Le catastrofi seguono sempre la stessa strada: diffidenza nei confronti dell'altro (xenofobia), aggressione, nichilismo (il momento irreparabile quando nel distruggere l'altro si uccide la parte di noi che lo desidera). L'altro è concostitutivo del nostro desiderio e della nostra soggettività. Lo amiamo sfrenatamente, perché possiede ciò che non fa parte di noi e lo odiamo perché resiste all'egoismo naturale del nostro desiderio. Ma lo proteggiamo pure dalla nostra passione perché l'odio che ci fa scoprire la sua resistenza ci fa anche scoprire che è questa resistenza che lo rende vivo e desiderabile (e non un manichino da manipolare privo di vita propria). La responsabilità nei confronti dell'altro come difesa della nostra possibilità di desiderarlo è la condizione principale di una posizione etica nei confronti della vita e, contemporaneamente, il fondamento della civiltà umana e della sanità psichica. Se, come tutti pensano, la crisi attuale ripropone il rischio dell'implosione economica e sociale verificatasi alla fine degli anni venti del secolo scorso, che ha condotto alla catastrofe umanitaria più grave di tutta la storia, è evidente che ripropone anche il rischio di quella catastrofe. L' equità non è solo un ammortizzatore sociale (contenimento delle tensioni) o di convenienza economica (riequilibrio della domanda). Esprime un riequilibrio nella distribuzione del potere, uno spostamento verso una maggiore giustizia sociale (che non è un valore astratto ma una fondamentale esigenza psichica). Ci allontana da un circuito vizioso tra produzione di ricchezza e incapacità di usarla perché questa ricchezza, sempre di più nelle mani di pochi, svuota di senso gli oggetti desiderati e rende la relazione con essi parassitaria. La Camusso ha ragione: l'articolo 18 e la patrimoniale sono questione di civiltà.

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