Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

mercoledì 11 gennaio 2012

"Vi mostriamo come si muore di povertà"

Fonte: dirittiglobali - FRANCESCA RUSSI - la Repubblica
Martedì 10 Gennaio 2012 11:58 -
Bari, il biglietto di addio di due coniugi. Lui aveva perso il lavoro,
si sono uccisi insieme
BARI - «Vivere senza un lavoro, specie se si è in età avanzata ma ancora produttiva è
peggio di una diagnosi di cancro: mentre questa ti conserva la dignità e gli affetti, la condizione
di disoccupato, oltre a spingerti a rinunciare alla vita, ti fa perdere la dignità, gli affetti e gli amici.
Da malato ti sono tutti attorno, premurosi e generosi, da disoccupato tutti ti evitano, giudicandoti
un incapace degno soltanto del minimo vitale». È un testamento spirituale quello che Salvatore
De Salvo, 64 anni e da 7 senza un lavoro, lascia a tutti prima di morire. Sono le ultime parole,
affidate a un blog, prima di farla finita in compagnia della moglie.
Il cadavere di De Salvo è stato restituito dal mare domenica mattina. Il corpo della donna,
Antonia Azzolini, 69 anni, è stato trovato invece poche ore dopo sul letto di una stanza
d´albergo del lungomare di Bari. È qui che i due avrebbero deciso di suicidarsi. Forse
assumendo barbiturici. È l´ipotesi al vaglio di carabinieri e polizia: sui due corpi infatti non sono
state trovate lesioni evidenti, ma sarà l´autopsia a confermare come sono morti i coniugi. Nella
camera però sono state trovate decine di lettere che raccontano la disperazione dei due.
Il dramma della coppia inizia nel 2004 quando Salvatore, rappresentante di tessuti, perde il
lavoro. I due scivolano in una profonda depressione. Provano per due volte a suicidarsi
assumendo barbiturici ma qualcosa non va e si risvegliano di nuovo insieme. Nel 2007 vengono
sfrattati e chiedono aiuto ai servizi sociali. Attraverso l´intervento del Comune di Bari vengono
ospitati in un alloggio sociale. Cercano di risalire la china. Salvatore scrive quasi 600 lettere di
richiesta di assunzione. Ma a 60 anni è difficile trovare un nuovo lavoro. Così l´uomo decide di
rivolgersi ai politici.
Scrive centinaia di lettere ad amministratori locali e ministri nazionali. Fruga su Internet e trova
gli indirizzi elettronici di parlamentari e sottosegretari. Lancia disperati sos. Riesce a portare il
suo caso in tv. Ma non basta. «Il nostro dramma è giunto al suo epilogo - scrivono i due in una
mail - e la nostra speranza di salvezza non può dilatarsi oltre». Salvatore in un altro messaggio
spedito sul web agli amministratori regionali racconta la reazione disperata della moglie.
«Amore mio, ti prego, aiutami a morire - gli avrebbe chiesto la donna - non sopporto più di
vivere così, non sopporto più di vederti così».
La tragedia è annunciata. Eppure il Comune di Bari segue il loro caso. «I coniugi sono stati
ospitati in una comunità di accoglienza e seguiti dai servizi sociali - spiega l´assessore al
welfare Ludovico Abbaticchio - non potendo contare sul supporto o sull´ospitalità di parenti o
amici, il 21 settembre 2011 in seguito a ulteriori richieste di proroga di ospitalità, i coniugi sono
stati trasferiti in una casa di riposo sempre a carico dell´amministrazione comunale. Per
realizzare quest´ultimo trasferimento abbiamo agito in deroga alle normative vigenti che
prevedono l´inserimento in una casa di riposo per anziani autosufficienti che abbiano compiuto i
65 anni di età: poiché il signor De Salvo non aveva compiuto ancora 65 anni, non avendo alcun
reddito, la spesa per l´inserimento nella casa di riposo è stata sostenuta dal servizio sociale
comunale che avrebbe garantito la copertura anche in futuro».
I due però non ce l´hanno fatta. La depressione da un lato, la solitudine dall´altro. «Il mio sogno
- lascia scritto quasi come un testamento Salvatore - consiste nel vedere ogni essere umano
impegnato in un lavoro».

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