Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

martedì 14 febbraio 2012

FUOCO GRECO E GELO ITALIANO

Autore: FRANCESCO PIOBBICHI - controlacrisi -
Per la prima volta la rivolta popolare greca diventa europea, sentire comune da Madrid a Lisbona, da Roma a Parigi. Le immagini di Atene che brucia si sono legate alla critica dell’Europa delle banche a guida prussiana, alla critica a Monti ed al Fiscal Compact. La rivolta greca insomma ha cominciato a far capire a tutti che la crisi non è un temporale, e nemmeno un pranzo di gala. Essa si inserisce in un processo in cui mandanti ed esecutori ristrutturano a proprio favore le gerarchie sociali ed economiche, una lotta feroce tra economia centrali e periferiche, tra imprese e lavoratori, tra popoli e governi. La crisi insomma è lo spazio principale in cui si esercita la lotta di classe delle classi dominanti e la resistenza dei lavoratori, solo che questa volta essa si struttura nella dimensione della difesa della sovranità, della democrazia e dei diritti in ambito nazionale. In queste ore però si sono diffusi in forma virale anche in Italia i germi di un nuovo movimento di resistenza sovra - nazionale, con una solidarietà popolare antieuropea che supera per la prima volta il ripiegamento populista regressivo. Siamo tutti greci, hanno scritto in molti sul proprio profilo. Lo sciopero generale di 48 ore della Grecia, l’epilogo della rivolta notturna davanti al parlamento, si è legato alle mobilitazioni di questi giorni contro le politiche di austerity in Portogallo e l’attacco alla riforma del lavoro in Spagna. In Italia, nonostante il coraggio dei sindacati di base e della lotta della Fiom abbiamo fino ad ora mancato questo appuntamento, e non è semplicemente perchè è sceso il gelo siberiano. Qualcuno dirà che queste mobilitazioni sono frutto di una coincidenza, ma in realtà si tratta di un'unica risposta ad un unico attacco diversificato delle classi dominanti europee. Una risposta che si afferma sulla dimensione nazionale primariamente ma che utilizza un linguaggio continentale che allude alla costruzione di un nuovo movimento sociale intraeuropeo. Non è quindi tutto così schematico come sembra. La resistenza al processo di ristrutturazione non si posiziona sul versante europeo perché le riforme strutturali pur essendo dello stesso segno si muovono a geometria variabile a seconda della crisi che ogni nazione vive, del ricatto che subisce, della posizione che ricopre rispetto alla gerarchia tra economie nazionali. Questo è secondo me il motivo che spiega il perché non si sviluppa su scala europea una mobilitazione comune (sciopero generale europeo) e il motivo della una distanza tra il fuoco greco e il gelo italiano che sembra aver congelato l’opposizione sociale e politica. In Italia inoltre per la storia politica recente, vige una sorta di sindrome di Stoccolma collettiva che porta molte persone a dire che Monti è comunque una soluzione anziché un problema. Se uno ci pensa bene, gli elementi di conflitto sociale diffuso che registriamo ogni giorno non mancano. Basta semplicemente pensare alle centinaia di presidi a difesa del lavoro che esistono in tutto il territorio nazionale. Presidi ai quali nessuno offre una mobilitazione comune, un orizzonte concreto se non la lenta agonia della CIG per respirare per qualche tempo mentre ci portano le fabbriche all’estero. La desertificazione industriale, la cannibalizzazione di parte del nostro settore produttivo è un tema reale nella fase di ristrutturazione capitalista. Quello che manca però è una volontà politica e sindacale adeguata all’organizzazione dell’opposizione al Governo Monti. Del perché ci sia un’enorme ambiguità della CGIL su questo tema mi interessa discutere senza elementi di polemica. Monti la scorsa settimana è andato negli Usa e si è incontrato a porte chiuse con la cricca di speculatori internazionali capeggiati da Soros avendo una cena con esponenti politici ed economici legati all’amministrazione Obama, tra questi vi era anche Marchionne. Due giorni dopo Soros ha attaccato la Merkel in un giornale tedesco dicendo che le sue politiche portano l’Europa al disastro. La mia convinzione è che Monti, in continuità con la sua storia politica, abbia costruito un ponte politico diretto con gli USA cercando di avere più forza nella contrattazione con la Merkel. Lo ha fatto promettendo che l’Italia porterà avanti il progetto politico complessivo di ristrutturazione capitalista, sapendo che i banchieri americani sono sempre più preoccupati che il folle rigore prussiano faccia rimbalzare la crisi europea negli Usa. Dalla padella alla brace per i lavoratori italiani, che in nome del rigore e della competizione nella scala globale dovranno cedere diritti e salario. Per competere infatti ci vogliono investimenti, soldi che arrivano solo se si danno messaggi chiari ai mercati (l'articolo 18 vale 200 punti di spread), e se si sviluppa un nuovo capitalismo di stato autoritario. Riformare il mercato del lavoro mettendo la bandiera dell’art.18 giù per terra è un segnale di questo tipo, perché dice agli investitori internazionali che il sindacato si è piegato definitivamente alla logica della competizione liberista basata sulla compressione salariale e riduzione delle tutele. In questo quadro ogni forma di conflitto sociale è inammissibile e da esercitarsi come dice Napolitano nel quadro della legalità. Da questo punto di vista ogni forma di organizzazione tesa alle resistenza di classe è per Governo e padroni un problema di prima grandezza. Al capitale non interessa la politica, ma i processi che neutralizzano l'azione collettiva. Per Monti in fin dei conti la CGIL è una lobby. Lo scoop di Repubblica, sul presunto incontro segreto tra Monti e Camusso, sembra da questo punto di vista essere funzionale a questo scopo, mettere nell’angolo chi prova a costruire una mediazione sul terreno della riforma del lavoro e portare la palla in buca. L'assenza di opposizione favorisce l'intero processo. Lo sciopero della Fiom per il 9 di marzo assume da questo punto di vista una valenza importantissima perché scongela il conflitto sociale nel nostro paese e si inscrive in un processo sovra-nazionale di resistenza la cui matrice principale è data dalla resistenza Greca. La Cgil dovrebbe cominciare a capire che la posta in gioco è molto più pesante di quanto sembra, e che sull’art 18 si giocherà una partita costituente di prima grandezza in cui si vuole disciplinare il sindacato ad un nuovo assetto sociale autoritario. Il momento di scegliere da che parte stare è arrivato per davvero.

PS. Ho letto con particolare interesse lo scritto di approfondimento sulla crisi di Mimmo Porcaro, penso che sia un utile contributo per cominciare a discutere di quale progetto dotarsi per un uscita da sinistra dalla crisi

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