Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

sabato 9 novembre 2013

La crescita è nemica della vita

La crescita è nemica della vita

shiva
di Vandana Shiva
La crescita illimitata è il sogno degli economisti, degli uomini d’affari e dei politici. E’ considerata una misura del progresso. In conseguenza il prodotto interno lordo (Pil), inteso come misura della ricchezza delle nazioni, è emerso come sia la cifra più potente sia il concetto dominante del nostro tempo. Tuttavia la crescita economica cela la povertà che essa crea attraverso la distruzione della natura che a sua volta conduce a comunità prive della capacità di provvedere a sé stesse.
Il concetto di crescita è stato proposto come misura di mobilitazione di risorse durante la seconda guerra mondiale. Il Pil è basato sulla creazione di confine artificiale e fittizio, presupponendo che se si produce ciò che si consuma, non si produce. In effetti la “crescita” misura la conversione della natura in denaro e dei beni comuni in merci.
Così i meravigliosi cicli naturali di rinnovamento dell’acqua e delle sostanze nutritive sono definiti non-produzione. I contadini del mondo, che forniscono il 72 per cento del cibo, non producono; le donne che allevano o compiono la maggior parte dei lavori di casa non rientrano nel paradigma della crescita neppure loro. Una foresta vivente non contribuisce alla crescita, ma quando gli alberi sono abbattuti e venduti come legname, allora abbiamo crescita. Le società e le comunità sane non contribuiscono alla crescita, ma la malattia crea crescita attraverso, ad esempio, la vendita di medicinali brevettati.
L’acqua disponibile come bene comune condivisa liberamente e protetta da tutti provvede a tutti. Tuttavia non crea crescita. Ma quando la Coca Cola crea un impianto, estrae l’acqua e riempie di essa bottiglie di plastica, l’economia cresce. Ma tale crescita è basata sulla creazione di povertà, sia nella natura sia nelle comunità locali. L’acqua estratta oltre la capacità della natura di rinnovamento e rifornitura crea una carestia d’acqua. Le donne sono costrette a percorrere distanze più lunghe in cerca di acqua potabile. Nel villaggio di Plachimada, nel Kerala, quando la distanza da percorrere per l’acqua è diventata di dieci chilometri, la donna tribale locale Mayilamma si è detta che quando è troppo è troppo. Non possiamo camminare oltre; l’impianto della Coca Cola va chiuso. Il movimento che le donne hanno avviato ha portato alla fine alla chiusura dell’impianto.
In modo simile, l’evoluzione ci ha donato i semi. I contadini li hanno selezionati, coltivati e diversificati; sono la base della produzione del cibo. Un seme che si rinnova e si moltiplica produce semi per la stagione successiva e cibo. Tuttavia i semi coltivati e accantonati dai coltivatori non sono considerati un contributo alla crescita. Creano e rinnovano la vita, ma non producono profitti. La crescita comincia quando i semi sono modificati, brevettati e messi geneticamente sotto chiave, facendo sì che i coltivatori siano costretti a comprarne altri ogni stagione.
La natura è impoverita, la biodiversità è erosa e una risorsa pubblica e gratuita è trasformata in una merce brevettata. Acquistare semi ogni anno è una ricetta per l’indebitamento per i contadini poveri dell’India. E da quanto sono stati creati i monopoli dei semi, il debito dei contadini è aumentato. Dal 1995 più di 270.000 contadini, imprigionati nella trappola del debito in India, si sono suicidati.
La povertà è anche ulteriormente diffusa quando sono privatizzati sistemi pubblici. La privatizzazione dell’acqua, dell’elettricità, della salute e dell’istruzione genera crescita economica attraverso i profitti. Ma genera anche povertà costringendo la gente a spendere grandi quantità di soldi per qualcosa che era disponibile a costi accessibili come bene comune. Quando ogni aspetto della vita è commercializzato e mercificato, vivere diventa più costoso, e la gente diventa più povera.
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Sia l’ecologia sia l’economia sono nate dalle stesse radici: “oikos”, il termine greco per ‘famiglia’. Fintanto che l’economia è stata focalizzata sulla famiglia, ha riconosciuto e rispettato le sue basi nelle risorse naturali e nei limiti del rinnovamento ecologico. L’economia basata sulla famiglia era anche incentrata sulle donne. Oggi l’economia è separata e opposta sia ai processi ecologici sia ai bisogni fondamentali. Anche se la distruzione della natura è stata giustificata con la motivazione di creare crescita, sono aumentate la povertà e gli espropri. Oltre a essere insostenibile, è anche economicamente ingiusta.
Il modello dominante di sviluppo economico è diventato, in realtà, nemico della vita. Quando le economie sono misurate solo in termini di flussi di denaro, i ricchi diventano più ricchi e i poveri diventano più poveri. E i ricchi possono essere ricchi in termini monetari, ma anche loro sono poveri nel più ampio contesto di ciò che significa essere umani.
Nel frattempo le esigenze dell’attuale modello economico stanno portando a guerre per le risorse, guerre per il petrolio, guerre per l’acqua, guerre per il cibo. Ci sono tre livelli di violenza coinvolti nello sviluppo non sostenibile. Il primo è la violenza contro la terra, che si esprime come crisi ecologica. Il secondo è la violenza contro le persone, che si esprime nella povertà, indigenza e nella cacciata dai propri luoghi. Il terzo è la violenza della guerra e dei conflitti, con i potenti che allungano le mani sulle risorse che si trovano in altre comunità e paesi per soddisfare i loro appetiti illimitati.
L’aumento dei flussi monetari attraverso il Pil è divenuto scollegato dal valore reale, ma quelli che accumulano risorse finanziarie possono poi rivendicare interessi sulle risorse reali della gente, sulla sua terra e sulla sua acqua, sulle sue foreste e sui suoi semi. Questa sete li induce a predare l’ultima goccia d’acqua e l’ultimo palmo di terra del pianeta. Questa non è la fine della povertà. E’ la fine dei diritti umani e della giustizia.
Gli economisti vincitori del premio Nobel, Joseph Stiglitz e Amartya Sen, hanno ammesso che il Pil non coglie la condizione umana e hanno sollecitato la creazione di strumenti diversi per misurare il benessere delle nazioni. E’ per questo che paesi come il Bhutan hanno adottato, per calcolare il progresso, la felicità nazionale lorda in luogo del prodotto interno lordo. Dobbiamo creare misure che vadano oltre il Pil ed economie che vadano oltre il supermercato globale, per rinnovare la ricchezza reale. Dobbiamo ricordare che la moneta reale della vita è la vita stessa.

Fonte: znetitaly.org, (originale: The Guardian, traduzione di Giuseppe Volpe).

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