Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...
(di classe) :-))
Francobolllo
Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.
Europa, SVEGLIA !!
giovedì 2 dicembre 2010
Wikileaks e America Latina, un primo bilancio.

di Gennaro Carotenuto - Fonte: Giornalismo partecipativo
E’ impressionante leggere come nel giugno 2009 l’ambasciatore statunitense in Honduras considerasse “totalmente illegittimo” in privato il golpe che in pubblico difendeva a spada tratta. Colpisce leggere che si chieda un rapporto sulla salute mentale di un presidente, quella argentina, colpevole di resistere a lusinghe lobbystiche. Nella difficoltà di poter già scandagliare direttamente l’archivio di Wikileaks, ancora largamente indisponibile, si possono solo fare dei bilanci parziali su cosa sia contenuto nei documenti "declassificati" rispetto all’America latina.
Tuttavia molto di importante e contestuale viene già fuori, a partire da quel punto dolente che è la chiara prosecuzione, anche durante il governo di Barack Obama, di una doppia morale da guerra fredda per quanto concerne il golpe in Honduras del giugno 2009 o del riflesso condizionato, nei casi argentino, venezuelano, boliviano ci sono già i primi documenti, di chi non ha ancora elaborato il lutto per la fine del “Washington consensus” e che ritiene che i dirigenti politici che non rispondono alle logiche e agli interessi statunitensi siano “pazzi”.
Tuttavia molto di importante e contestuale viene già fuori, a partire da quel punto dolente che è la chiara prosecuzione, anche durante il governo di Barack Obama, di una doppia morale da guerra fredda per quanto concerne il golpe in Honduras del giugno 2009 o del riflesso condizionato, nei casi argentino, venezuelano, boliviano ci sono già i primi documenti, di chi non ha ancora elaborato il lutto per la fine del “Washington consensus” e che ritiene che i dirigenti politici che non rispondono alle logiche e agli interessi statunitensi siano “pazzi”.
SLAVOJ ZIZEK: Emergenza permanente.

di SLAVOJ ZIZEK - Fonte: Informarexresistere.
Durante le proteste scoppiate quest’anno contro le misure di austerità nella zona euro (in Grecia e, in misura minore, in Irlanda, Italia e Spagna), abbiamo visto imporsi due versioni.
Durante le proteste scoppiate quest’anno contro le misure di austerità nella zona euro (in Grecia e, in misura minore, in Irlanda, Italia e Spagna), abbiamo visto imporsi due versioni.
Quella dell’establishment propone una visione “naturale” e depoliticizzata della crisi.
Le misure di regolamentazione sono presentate non come decisioni fondate su scelte politiche, ma come imperativi dettati da una logica finanziaria neutra: se vogliamo stabilizzare le nostre economie, dobbiamo ingoiare il boccone amaro.
L’altra versione – quella dei lavoratori, degli studenti e dei pensionati – presenta le misure di austerità come l’ennesimo tentativo da parte del capitale finanziario internazionale di smantellare ciò che resta dello stato sociale.
Le misure di regolamentazione sono presentate non come decisioni fondate su scelte politiche, ma come imperativi dettati da una logica finanziaria neutra: se vogliamo stabilizzare le nostre economie, dobbiamo ingoiare il boccone amaro.
L’altra versione – quella dei lavoratori, degli studenti e dei pensionati – presenta le misure di austerità come l’ennesimo tentativo da parte del capitale finanziario internazionale di smantellare ciò che resta dello stato sociale.
Per i primi, il Fondo monetario internazionale è un custode neutrale della disciplina e dell’ordine; per gli altri, è l’oppressivo agente del capitale globale.
Versioni discordanti Anche se ogni versione racchiude un pizzico di verità, entrambe sono fondamentalmente false.
Versioni discordanti Anche se ogni versione racchiude un pizzico di verità, entrambe sono fondamentalmente false.
Quella dell’establishment europeo passa sotto silenzio i motivi per cui gli enormi deficit si sono accumulati: i numerosi salvataggi di aziende del settore finanziario e il calo delle entrate dei governi durante la recessione.
Monicelli: Ci vorrebbe un’altra rivoluzione. Ma chi potrebbe farla?

Fonte: Micromega
Il primo regista con il quale ho lavorato era un cecoslovacco, si chiamava Machaty´.
Era il 1934. L’anno prima aveva vinto a Venezia con un film «scandalo»: Ecstasy. A dire la verità non si trattava di una grande pellicola, ma fece molto scalpore perché conteneva la prima scena di nudo della storia del cinema. L’attrice in questione, Dorothy Lamarr, veniva immortalata mentre passeggiava senza veli per i boschi della Boemia.
L’effetto sul pubblico fu tale che il film ebbe la Coppa Mussolini e il regista fu chiamato a Hollywood. Proprio quando era in procinto di trasferirsi negli Stati Uniti dalla Cecoslovacchia, il nostro ministero della Cultura popolare – il famigerato Minculpop – intercettò Machaty´ e gli chiese di fare un film in Italia. Lui era qui con tutta la sua piccola troupe composta dalla prima attrice, un assistente, un montatore, un direttore delle luci… cinque o sei persone in tutto. Girarono un film che si intitolava Ballerine.
Il primo regista con il quale ho lavorato era un cecoslovacco, si chiamava Machaty´.
Era il 1934. L’anno prima aveva vinto a Venezia con un film «scandalo»: Ecstasy. A dire la verità non si trattava di una grande pellicola, ma fece molto scalpore perché conteneva la prima scena di nudo della storia del cinema. L’attrice in questione, Dorothy Lamarr, veniva immortalata mentre passeggiava senza veli per i boschi della Boemia.
L’effetto sul pubblico fu tale che il film ebbe la Coppa Mussolini e il regista fu chiamato a Hollywood. Proprio quando era in procinto di trasferirsi negli Stati Uniti dalla Cecoslovacchia, il nostro ministero della Cultura popolare – il famigerato Minculpop – intercettò Machaty´ e gli chiese di fare un film in Italia. Lui era qui con tutta la sua piccola troupe composta dalla prima attrice, un assistente, un montatore, un direttore delle luci… cinque o sei persone in tutto. Girarono un film che si intitolava Ballerine.
mercoledì 1 dicembre 2010
In memoria di un rivoluzionario.

- Liberazione mercoledì 1 dicembre 2010
di Paolo Ferrero
Mario Monicelli ha deciso di non essere più in mezzo a noi. Attraverso il cinema questo esile e grande uomo, con dignità e senso dell’umorismo, si è battuto sempre per la giustizia e l’uguaglianza. Ha parlato di guerra, di amicizia, di comunismo, di storia, di femminismo, e ancora pochi mesi fa di “rivoluzione”. Il suo sguardo è sempre stato quello degli umili, di chi combatte.
Per questo non bisogna essere particolarmente colti o appassionati di cinema per amare questo grande regista. La rassegnazione di Capannelle che si mette a mangiare pasta e ceci dopo aver sbagliato a fare il buco nel muro, ne I soliti ignoti, ce la ricordiamo tutti. Così come tutti ci ricordiamo della simpatia e della forza vitale di Monica Vitti, ne La ragazza con la pistola. O della disperazione di Alberto Sordi quando, in Un borghese piccolo piccolo, vede morire il figlio a causa di una rapina.
di Paolo Ferrero
Mario Monicelli ha deciso di non essere più in mezzo a noi. Attraverso il cinema questo esile e grande uomo, con dignità e senso dell’umorismo, si è battuto sempre per la giustizia e l’uguaglianza. Ha parlato di guerra, di amicizia, di comunismo, di storia, di femminismo, e ancora pochi mesi fa di “rivoluzione”. Il suo sguardo è sempre stato quello degli umili, di chi combatte.
Per questo non bisogna essere particolarmente colti o appassionati di cinema per amare questo grande regista. La rassegnazione di Capannelle che si mette a mangiare pasta e ceci dopo aver sbagliato a fare il buco nel muro, ne I soliti ignoti, ce la ricordiamo tutti. Così come tutti ci ricordiamo della simpatia e della forza vitale di Monica Vitti, ne La ragazza con la pistola. O della disperazione di Alberto Sordi quando, in Un borghese piccolo piccolo, vede morire il figlio a causa di una rapina.
Il capitalismo è morto.

di Paolo Giussani - Fonte: Sinistrainrete
Capitalism is dead but we still dance with the corpse.
Capitalism is dead but we still dance with the corpse.
Joe Bageant
1.Anche se la crisi esplosa tre anni fa è solo una manifestazione acuta di una patologia cronica crescente iniziatasi con la fine del boom postbellico negli anni ’70, segna comunque uno spartiacque fra due fasi distinte perché è la prima manifestazione di un crollo generalizzato. Senza il fenomenale intervento pubblico cui abbiamo assistito e continuiamo ad assistere, ora il capitalismo mondiale comincerebbe già a essere un ricordo.
2.Negli anni ’70 la diminuzione del saggio del profitto che ha accompagnato tutta la grande espansione del dopoguerra produce i suoi effetti attraverso una serie di recessioni mondiali. Da questo momento l’accumulazione comincia a procedere in maniera perturbata, seguendo un percorso tendenzialmente declinante e molto oscillante. Le difficoltà in cui finiscono molti settori e aziende e la formazione di vasti capitali liquidi inattivi unite al basso livello dei valori azionari provocano un enorme movimento di fusioni e concentrazioni che fa scattare in alto gli indici di borsa, e di qui, verso l’inizio degli anni ’80, prende il via il grande movimento di spostamento del capitale monetario dalla sfera produttiva a quella speculativa. Una volta create le premesse, un boom speculativo, ovvero la tendenza a trasferire verso la sfera speculativa i capitali monetari generati nella sfera produttiva, è praticamente automatico e non si inverte spontaneamente, essendo tanto un eccellente antagonista della diminuzione del saggio del profitto quanto il tipo di accumulazione e crescita che corrisponde meglio alla struttura della società per azioni.
martedì 30 novembre 2010
NanoWikileaks.

di Marco Travaglio. - Fonte -
Buongiorno a tutti, è una grande giornata questa per l’informazione perché grazie a Wikileaks si allontana il modello della politica schizofrenica e anche della politica bugiarda che dice pubblicamente una cosa e privatamente il suo contrario.
Una nuova diplomazia mondiale
Buongiorno a tutti, è una grande giornata questa per l’informazione perché grazie a Wikileaks si allontana il modello della politica schizofrenica e anche della politica bugiarda che dice pubblicamente una cosa e privatamente il suo contrario.
Una nuova diplomazia mondiale
D’ora in avanti quali che siano le conseguenze di questa ondata interminabile che durerà per mesi, pubblicazione di rapporti più o meno riservati delle diplomazie occidentali, sicuramente chiunque faccia politica nei vari stati e nei rapporti internazionali, dovrà sapere e saprà che ciò che dice in pubblico, potrà essere smentito immediatamente da ciò che magari ha detto in privato lo stesso giorno o il giorno prima perché nelle diplomazie c’è sempre la possibilità di una talpa che in un nanosecondo invia qualche file a questo sito e a altri che magari sorgeranno per emulazione.
Raffaele Simone: “Perchè l’Europa si schiera a destra”

Fonte: Italiadallestero - Articolo di Politica estera, pubblicato domenica 12 settembre 2010 in Francia. [Le Monde]
Come spiegare il crollo della sinistra europea, proprio quando il continente subisce i contraccolpi della crisi finanziaria nata dagli eccessi del liberalismo ?
Come spiegare il crollo della sinistra europea, proprio quando il continente subisce i contraccolpi della crisi finanziaria nata dagli eccessi del liberalismo ?
Il saggio dell’italiano Raffaele Simone Il Mostro Mite. Perchè l’Occidente non va a sinistra, finalmente pubblicato anche in Francia da Gallimard, ci aiuta a capire.
Linguista di fama internazionale, filosofo simpatizzante della sinistra, Raffaele Simone ha pubblicato in Italia diverse opere ed articoli di critica, fra cui ricordiamo Il Paese del Pressappoco, Garzanti Libri 2005.
La sua analisi è severa. Secondo lui, la sinistra non è più portatrice di un grande progetto “all’altezza del (suo) tempo”. Al contrario, la nuova destra prevale perché ha capito la nostra epoca consumistica, individualista, frenetica e mediatica, e sa mostrarsi pragmatica e senza ideologia. Questa destra pigliatutto si è alleata agli imprenditori ed ai signori dei media per promuovere una società basata sul divertimento e sulla difesa degli interessi a breve termine, promettendo, allo stesso tempo, la sicurezza e la lotta all’immigrazione. Un progetto che Raffaele Simone definisce “il mostro mite”.
Linguista di fama internazionale, filosofo simpatizzante della sinistra, Raffaele Simone ha pubblicato in Italia diverse opere ed articoli di critica, fra cui ricordiamo Il Paese del Pressappoco, Garzanti Libri 2005.
La sua analisi è severa. Secondo lui, la sinistra non è più portatrice di un grande progetto “all’altezza del (suo) tempo”. Al contrario, la nuova destra prevale perché ha capito la nostra epoca consumistica, individualista, frenetica e mediatica, e sa mostrarsi pragmatica e senza ideologia. Questa destra pigliatutto si è alleata agli imprenditori ed ai signori dei media per promuovere una società basata sul divertimento e sulla difesa degli interessi a breve termine, promettendo, allo stesso tempo, la sicurezza e la lotta all’immigrazione. Un progetto che Raffaele Simone definisce “il mostro mite”.
Vieni via con me ...

Uno scrittore fornisce la sua visione della scuola italiana: l’elenco del peggio e del meglio della scuola letto da Domenico Starnone.
1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.
2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.
3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.
4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.
lunedì 29 novembre 2010
Guglielmo Forges Davanzati: La spirale perversa delle delocalizzazioni.

Fonte: Controlacrisi
I commenti critici alle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in ordine alla scarsa redditività degli stabilimenti Fiat in Italia e alla conseguente necessità delle delocalizzazioni, si sono - per lo più - concentrati sulle capacità gestionali del management dell’azienda e sulla censurabilità di quelle dichiarazioni alla luce dei cospicui finanziamenti pubblici ricevuti in passato da Fiat.
Si tratta di rilievi condivisibili che, tuttavia, sembrano non tener conto di una considerazione che prescinde dal singolo caso e che può porsi nei seguenti termini: l’accelerazione dei processi di delocalizzazione industriale conferma che il capitalismo contemporaneo è sempre più caratterizzato dalla piena sovranità della grande impresa. Una piena sovranità che si manifesta anche mediante il potere che essa esercita sulle scelte di politica economica e, in particolare, di politica del lavoro[1]. Sono in molti a ritenere che gli assetti istituzionali e decisionali ereditati dal Novecento siano oggi inadeguati e che le norme giuridiche debbano adeguarsi alle ‘nuove’ esigenze di competizione delle imprese nell’economia globale. A ben vedere, si tratta di una opzione ideologica; d’altronde, non sempre ciò che è nuovo è necessariamente meglio di ciò che lo ha preceduto[2].
Schematicamente, le scelte di delocalizzazione vengono ricondotte a due ordini di fattori.
I commenti critici alle recenti dichiarazioni dell’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in ordine alla scarsa redditività degli stabilimenti Fiat in Italia e alla conseguente necessità delle delocalizzazioni, si sono - per lo più - concentrati sulle capacità gestionali del management dell’azienda e sulla censurabilità di quelle dichiarazioni alla luce dei cospicui finanziamenti pubblici ricevuti in passato da Fiat.
Si tratta di rilievi condivisibili che, tuttavia, sembrano non tener conto di una considerazione che prescinde dal singolo caso e che può porsi nei seguenti termini: l’accelerazione dei processi di delocalizzazione industriale conferma che il capitalismo contemporaneo è sempre più caratterizzato dalla piena sovranità della grande impresa. Una piena sovranità che si manifesta anche mediante il potere che essa esercita sulle scelte di politica economica e, in particolare, di politica del lavoro[1]. Sono in molti a ritenere che gli assetti istituzionali e decisionali ereditati dal Novecento siano oggi inadeguati e che le norme giuridiche debbano adeguarsi alle ‘nuove’ esigenze di competizione delle imprese nell’economia globale. A ben vedere, si tratta di una opzione ideologica; d’altronde, non sempre ciò che è nuovo è necessariamente meglio di ciò che lo ha preceduto[2].
Schematicamente, le scelte di delocalizzazione vengono ricondotte a due ordini di fattori.
domenica 28 novembre 2010
Wikileaks e il dossier Italia-USA.

di Beppe Grillo - Fonte: il suo Blog
In queste ore il governo italiano teme la fuga di notizie presenti in rapporti segreti dell'amministrazione americana che saranno divulgate da Wikileaks.
Gli Stati Uniti, che devono per forza conoscere i contenuti, hanno avvertito l'Italia dei danni che deriveranno all'immagine internazionale del nostro Paese. Le rivelazioni devono essere molto gravi per sputtanare l'Italia più di adesso.
Attendiamo fiduciosi che dagli archivi si sappia che Fini è un uomo degli americani e De Benedetti pure, che Berlusconi ha stretto accordi anche personali con Putin e Gheddafi, che il Nigergate, con la bufala delle armi di distruzioni di massa in Iraq, fu un parto dei governi italiano e americano, che il coraggio della D'Addario, sola contro l'uomo più potente d'Italia, le venga da un protettore più potente di un semplice magnaccia, che il sostegno ai gasdotti russo South Stream e libico Greenstream costerà il posto a Berlusconi, che gli americani sanno in tempo reale, tramite i loro servizi, quello che avviene in Consiglio dei ministri, che la guerra in Iraq servì solo agli interessi petroliferi americani e dell'ENI, che la Seconda Repubblica è ormai finita e le potenze internazionali, con gli Stati Uniti in prima fila, stanno muovendo le loro pedine sullo scacchiere della penisola come fecero nel 1992, che le mafie saranno ripagate per l'eventuale lavoro sporco, che la massoneria sta scegliendo i sempreverdi uomini nuovi.
sabato 27 novembre 2010
Approfondimenti.

L'effetto Berlusconi
Antonio Gnoli intervista Slavoj Žižek
Antonio Gnoli intervista Slavoj Žižek
Fonte: Sinistrainrete.
Si può analizzare un fenomeno mediatico, politico, culturale qual'è da quasi un ventennio Silvio Berlusconi, senza lasciarsi condizionare dal fastidio che l'«oggetto» in questione sovente provoca in chi lo analizza? Non è una forma di neutralità che si invoca, ma una connessione più attenta tra superficie e profondità: diciamo tra il volto-maschera, al quale ci ha abituati nelle sue molteplici apparizioni televisive, e l'anima-merce, nella quale albergano desideri, finzioni, progetti. Per molti italiani egli è l'uomo del sogno: figura temibile e consolatoria a un tempo, le cui parole, quando vengono pronunciate, hanno per lo più un carattere fuggitivo.
Si può analizzare un fenomeno mediatico, politico, culturale qual'è da quasi un ventennio Silvio Berlusconi, senza lasciarsi condizionare dal fastidio che l'«oggetto» in questione sovente provoca in chi lo analizza? Non è una forma di neutralità che si invoca, ma una connessione più attenta tra superficie e profondità: diciamo tra il volto-maschera, al quale ci ha abituati nelle sue molteplici apparizioni televisive, e l'anima-merce, nella quale albergano desideri, finzioni, progetti. Per molti italiani egli è l'uomo del sogno: figura temibile e consolatoria a un tempo, le cui parole, quando vengono pronunciate, hanno per lo più un carattere fuggitivo.
Nello schema generale del suo linguaggio rassicurante (legato all'idea del fare) le variazioni sono minime, e la mobilità è massima. Nel senso che Berlusconi tende a dire sempre le stesse cose, ma nel dirle - come accade nei sogni - le parole hanno un carattere volatile e lievemente ipnotico. Quel linguaggio diverte e rassicura coloro che ne sposano i contenuti. Egli incarna un potere «grottesco»: esilarante, minaccioso, imprevedibile, efficace.
Movimenti e politica: tra tetti e specchi.

Franco Astengo, in Paneacqua - 26 novembre 2010
La questione vera non può essere elusa: cosa c'è tra il volto delle ingiustizie moderne, giunto ormai nella coscienza di molti che non intendono arrendersi e la lotta quotidiana per affrontare la vita, le miserie, le contraddizioni dell'esistente? C'è il vuoto politico? Non c'è niente?
E se non c'è niente, se non c'è una forza politica reale che si organizza e si pensa ai livelli concreti delle contraddizioni sociali dell'oggi, se non c'è una grande visione e una proposta concreta di alternativa sociale e politica, che cosa succede?
Nello stesso giorno in cui un Ministro del Regime sorvolava la colonia afgana per lanciare volantini tricolori atteggiandosi all' "Orbo Veggente" e lasciandosi dietro la scia di una bolsa retorica fascista segno inequivocabile dell' "arretramento" dei tempi, la protesta universitaria (ricercatori e studenti) saliva sui tetti, mutuando una forma di lotta recentemente acquisita dalla classe operaia, e la "politica", per cercare visibilità e consenso, arrancava su improbabili scalette.
Nello stesso giorno in cui un Ministro del Regime sorvolava la colonia afgana per lanciare volantini tricolori atteggiandosi all' "Orbo Veggente" e lasciandosi dietro la scia di una bolsa retorica fascista segno inequivocabile dell' "arretramento" dei tempi, la protesta universitaria (ricercatori e studenti) saliva sui tetti, mutuando una forma di lotta recentemente acquisita dalla classe operaia, e la "politica", per cercare visibilità e consenso, arrancava su improbabili scalette.
venerdì 26 novembre 2010
Intervista all'economista Brancaccio: "La Germania è la vera colpevole, ora decida se vuole un'altra crisi."

Intervista ad Emiliano Brancaccio, docente economia politica Emiliano Brancaccio Università del Sannio.
Mentre Atene e tutta la Grecia bruciano, le Borse di tutto il mondo crollano, l’euro raggiunge un altro minimo storico (1,288 dollari) e gli investitori si buttano alla caccia dei bund tedeschi, spinti dalla paura di un contagio della crisi.
Come se non bastasse, dopo Atene anche Madrid e Lisbona rischiano grosso: l’agenzia di rating Moody’s ha messo sotto controllo per tre mesi, con rischio di declassarlo, il rating sul debito del Portogallo.
Per risalire alle cause di tutto ciò e per ipotizzare scenari futuri Liberazione ha intervistato Emiliano Brancaccio, docente di economia politica all’Università del Sannio.
D. Per prima cosa, come commenti quanto sta succedendo in Grecia al secondo giorno consecutivo di sciopero generale?
R. Credo che ci sia un problema: occorre individuare le responsabilità politiche di quello che sta avvenendo. Tanto più è grave quello che succede tanto più è urgente farlo.
giovedì 25 novembre 2010
Σε ρόλο παγκόσμιου χωροφύλακα το ΝΑΤΟ

ΤΟΥ ΠΑΝΟΥ ΤΡΙΓΑΖΗ* Fonte: ΑΥΓΗ
Νέο στρατηγικό δόγμα υιοθέτησε η Σύνοδος Κορυφής του ΝΑΤΟ (19-20.11.2010) στη Λισσαβώνα, με το οποίο επιδιώκεται η αναβάθμιση του επεμβατικού ρόλου της Ατλαντικής Συμμαχίας και η μετατροπή της σε «παγκόσμιο χωροφύλακα». Αντί της διάλυσής του, μετά τη λήξη του Ψυχρού Πολέμου και την κατάργηση του Συμφώνου της Βαρσοβίας, το ΝΑΤΟ επεκτάθηκε στην ανατολική Ευρώπη και στα Βαλκάνια. Έκανε τον βάρβαρο πόλεμο στη Γιουγκοσλαβία, το 1991, και συνεχίζει με τον πόλεμο στο Αφγανιστάν από το 2001. Λειτούργησε ως στρατιωτικός βραχίονας της μεταψυχροπολεμικής «νέας τάξης πραγμάτων» και της νεοφιλελεύθερης παγκοσμιοποίησης.
«Η Ευρώπη θα είναι πραγματικός εταίρος μας αν μας ακολουθήσει στη Μ. Ανατολή, στη Ρωσία και στην Κίνα», είπε προ μηνών ο Νίκολας Μπερνς ("Το Βήμα", 4.4.2010). Το νέο δόγμα βασίστηκε σε πρόταση Ομάδας Ειδικών υπό την πρώην ΥΠΕΞ των ΗΠΑ Μαντλίν Ολμπράιτ, που συγκροτήθηκε τον Απρίλιο του 2009, όπου προσδιορίζονται ως νέες «μη συμβατικές» απειλές η διασπορά των πυρηνικών και άλλων όπλων μαζικής καταστροφής, τα τρομοκρατικά κτυπήματα, οι επιθέσεις στον κυβερνοχώρο, η κλιματική αλλαγή, η παράνομη διακοπή κρίσιμων ενεργειακών ροών.
Νέο στρατηγικό δόγμα υιοθέτησε η Σύνοδος Κορυφής του ΝΑΤΟ (19-20.11.2010) στη Λισσαβώνα, με το οποίο επιδιώκεται η αναβάθμιση του επεμβατικού ρόλου της Ατλαντικής Συμμαχίας και η μετατροπή της σε «παγκόσμιο χωροφύλακα». Αντί της διάλυσής του, μετά τη λήξη του Ψυχρού Πολέμου και την κατάργηση του Συμφώνου της Βαρσοβίας, το ΝΑΤΟ επεκτάθηκε στην ανατολική Ευρώπη και στα Βαλκάνια. Έκανε τον βάρβαρο πόλεμο στη Γιουγκοσλαβία, το 1991, και συνεχίζει με τον πόλεμο στο Αφγανιστάν από το 2001. Λειτούργησε ως στρατιωτικός βραχίονας της μεταψυχροπολεμικής «νέας τάξης πραγμάτων» και της νεοφιλελεύθερης παγκοσμιοποίησης.
«Η Ευρώπη θα είναι πραγματικός εταίρος μας αν μας ακολουθήσει στη Μ. Ανατολή, στη Ρωσία και στην Κίνα», είπε προ μηνών ο Νίκολας Μπερνς ("Το Βήμα", 4.4.2010). Το νέο δόγμα βασίστηκε σε πρόταση Ομάδας Ειδικών υπό την πρώην ΥΠΕΞ των ΗΠΑ Μαντλίν Ολμπράιτ, που συγκροτήθηκε τον Απρίλιο του 2009, όπου προσδιορίζονται ως νέες «μη συμβατικές» απειλές η διασπορά των πυρηνικών και άλλων όπλων μαζικής καταστροφής, τα τρομοκρατικά κτυπήματα, οι επιθέσεις στον κυβερνοχώρο, η κλιματική αλλαγή, η παράνομη διακοπή κρίσιμων ενεργειακών ροών.
Crisi economica o crisi della democrazia?

Fonte: PeaceReporter
Islanda, Lettonia, Grecia e ora Irlanda, domani Portogallo e forse Spagna e Italia. Ogni crisi serve agli organismi internazionali per imporre agli Stati le loro ricette economiche neoliberiste e annullare ogni residua sovranità nazionale
Uno spettro si aggira per l'Europa: la paura del contagio della crisi economica, della bancarotta a catena degli Stati. Prima l'Islanda e la Lettonia, poi la Grecia. Ora è il turno dell'Irlanda, ma già si parla del Portogallo come prossimo della lista, e nuvole nere si addensano all'orizzonte anche per Spagna e Italia.
Pur cambiando le dimensioni economiche dei singoli casi, la dinamica è sempre la stessa. La stampa economica mainstream (che non brilla certo per indipendenza) e le agenzie di rating finanziario (emanazioni dirette dell'alta finanza) lanciano l'allarme sullo stato di salute dei bilanci di uno Stato, che improvvisamente si ritrova "sull'orlo del baratro" e costretto a chiedere aiuto all'Unione europea, al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale.
Uno spettro si aggira per l'Europa: la paura del contagio della crisi economica, della bancarotta a catena degli Stati. Prima l'Islanda e la Lettonia, poi la Grecia. Ora è il turno dell'Irlanda, ma già si parla del Portogallo come prossimo della lista, e nuvole nere si addensano all'orizzonte anche per Spagna e Italia.
Pur cambiando le dimensioni economiche dei singoli casi, la dinamica è sempre la stessa. La stampa economica mainstream (che non brilla certo per indipendenza) e le agenzie di rating finanziario (emanazioni dirette dell'alta finanza) lanciano l'allarme sullo stato di salute dei bilanci di uno Stato, che improvvisamente si ritrova "sull'orlo del baratro" e costretto a chiedere aiuto all'Unione europea, al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale.
mercoledì 24 novembre 2010
Il tramonto dell'Occidente.

di Beppe Grillo - Fonte QUI
La crisi delle banche irlandesi non è una novità, come non lo era quella della Grecia e come non lo saranno le crisi di Portogallo, Italia e Spagna. Questione di mesi.
Ogni volta ci si stupirà come di fronte a un improvviso temporale estivo. Ieri la Merkel ha dichiarato che la crisi è estremamente grave e l'euro è a rischio. E noi che non lo sapevamo...
I politici danno brutte notizie solo se costretti, attendono l'ultimo istante per evitarci delle sofferenze inutili. Discutere dell'Irlanda o, a inizio 2010, del default greco, equivale a concentrarsi sul foro di un catino bucato. Lo scolapasta è l'intero Occidente che sta fallendo sotto il peso del suo debito pubblico aumentato del 50% in media in vent'anni.
I Paesi emergenti, il cosiddetto BRIC: Brasile, Russia, India e Cina, hanno un debito pubblico contenuto e stanno comprando quello occidentale.
Se la Cina vendesse tutti i titoli di Stato americani che possiede, pari a 883,5 miliardi di dollari, gli Stati Uniti potrebbero fallire.Il mondo si sta spostando a Sud e a Est. Il PIL dei Paesi del BRIC sta per superare quello del G6 (Germania, Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone).
Quando il Biscione aveva Falce & Martello.

di Cartapazio Bortollotti in ResetItalia.
Navigando in Rete si trovano sempre tante cose dimenticate. Da una foto su Google è ritornata a galla questa vecchia storia del 1988. Dalla foto alla storia, come ben sappiamo, in Rete è un istante. E’ un «vecchio» manifesto, che affianca il marchio Publitalia accanto alla bandiera rossa con falce e martello: è il manifesto della Progress Informacjia Reklama, Progresso Informazione Pubblicità, la partnership realizzata nel 1988 tra Berlusconi e la tv di Stato dell’Unione Sovietica.
Publitalia, grazie alla mediazione di alcuni dirigenti del Pci, nell’88 ottenne l’esclusiva della raccolta pubblicitaria degli enti e aziende dell’Europa occidentale che volevano piazzare i loro spot in Urss.
Osserviamo dunque che quando c’è di mezzo il business anche “i poveri comunisti” sono una buona interfaccia commerciale. La storia però è saltata fuori esattamente per le politiche del 2006.
E dato che la memoria degli italiani è molto labile, far memoria è importante!
Una domanda prima di lasciarci. Ci sarà ancora questa partnership con la televisione sovietica?
Io non ho dubbi. Specialmente adesso che in Russia i comunisti non ci sono più.
Qualcuno però, come la buonanima di Amintore Fanfani, invece li fa apparire ancora in Italia e dicono che mangiano i bambini. Per quanto riguarda invece la Cina, qualcuno ha fatto credere che li fanno bolliti. Il punto è che qualcuno ci ha creduto perchè una “NonVerità” ripetuta 10 volte, diventa poi una Verità. Infatti tutti credono che in Italia ci sia un gran pullulare di comunisti.
In realtà il vero pullulare è a mano opposta, ove il nero fa buona compagnia con il verde e nessuno se ne accorge. Ma forse per Certi Italiani, questa è una storia che non è in argomento!
Buona lettura, sempre sperando in Libertà, ed arrivederci alla prossima storia dimenticata dal Vostro affezionato Cartapazio Bortollotti
Navigando in Rete si trovano sempre tante cose dimenticate. Da una foto su Google è ritornata a galla questa vecchia storia del 1988. Dalla foto alla storia, come ben sappiamo, in Rete è un istante. E’ un «vecchio» manifesto, che affianca il marchio Publitalia accanto alla bandiera rossa con falce e martello: è il manifesto della Progress Informacjia Reklama, Progresso Informazione Pubblicità, la partnership realizzata nel 1988 tra Berlusconi e la tv di Stato dell’Unione Sovietica.
Publitalia, grazie alla mediazione di alcuni dirigenti del Pci, nell’88 ottenne l’esclusiva della raccolta pubblicitaria degli enti e aziende dell’Europa occidentale che volevano piazzare i loro spot in Urss.
Osserviamo dunque che quando c’è di mezzo il business anche “i poveri comunisti” sono una buona interfaccia commerciale. La storia però è saltata fuori esattamente per le politiche del 2006.
E dato che la memoria degli italiani è molto labile, far memoria è importante!
Una domanda prima di lasciarci. Ci sarà ancora questa partnership con la televisione sovietica?
Io non ho dubbi. Specialmente adesso che in Russia i comunisti non ci sono più.
Qualcuno però, come la buonanima di Amintore Fanfani, invece li fa apparire ancora in Italia e dicono che mangiano i bambini. Per quanto riguarda invece la Cina, qualcuno ha fatto credere che li fanno bolliti. Il punto è che qualcuno ci ha creduto perchè una “NonVerità” ripetuta 10 volte, diventa poi una Verità. Infatti tutti credono che in Italia ci sia un gran pullulare di comunisti.
In realtà il vero pullulare è a mano opposta, ove il nero fa buona compagnia con il verde e nessuno se ne accorge. Ma forse per Certi Italiani, questa è una storia che non è in argomento!
Buona lettura, sempre sperando in Libertà, ed arrivederci alla prossima storia dimenticata dal Vostro affezionato Cartapazio Bortollotti
martedì 23 novembre 2010
Finalmente un po’ di panico!!!

Fonte: Controlacrisi del 22-11-2010
di Fabio Sebastiani
Il Portogallo spera nello stellone, la Grecia e la Spagna pregano. La crisi finanziaria in Europa rischia di diventare un vero e proprio buco nero. Un buco nero galattico, in cui prima o poi finiremo tutti, Germania esclusa naturalmente che in questi mesi ha pensato bene di coprirsi a spese degli altri partner dell’Ue. Sono ore difficili a Bruxelles, perché probabilmente si stanno rendendo conto che il vicolo è cieco. La Bce sta acquistando forsennatamente bond irlandesi. Ma è una misura artificiale ed inutile. A spaventare le borse non è più soltanto il valore dei bond ma la stessa risposta politica dei paesi che stanno “sotto botta”. Il panico si sta di nuovo diffondendo. E quando si diffonde il panico non c’è risposta razionale che tenga. I nodi arrivano al pettine: una economica che non pensa all’investimento è una economia che non esiste. Una economia finanziaria che lucra sulle disgrazie non è una economia, è un gioco al massacro. Ora che pure i “capitalisti” se ne stanno rendendo conto allora ecco affiorare i guai. Finalmente qualcuno capisce che non c’è partita contro la massa d’urto dei capitali speculativi. Sono troppo grandi e troppo ben inseriti nei posti giusti. Sono stati così ben congegnati che stanno perfino sfuggendo al controllo dei propri “padroni”. E ciò finirà per travolgerli, i padroni.
Nessuno crede più all’implosione del capitalismo. Anzi, quello che accadrà sarà che queste grandi menti dell’economia internazionale tenteranno fino all’ultimo di far pagare il conto ai lavoratori e ai cittadini. Sono loro a questo punto che hanno il compito di spezzare la catena di morte.
Quello su cui sta speculando la finanza internazionale, che ha ancora il problema di riprendersi dal colpo dei mutui subprime è proprio la mancanza di una economia degna di questo nome. E quindi di uno sviluppo. Del resto, non è accaduto così anche con la vicenda dei subprime? Questi mutui non erano mutui concessi a persone vicine alla soglia di povertà? E’ vero o no che una buona parte della filiera della speculazione scommetteva sul fatto che saltasse tutto da un momento all’altro proprio a causa dell’insolvenza? E’ vero o non che a rimetterci sono stati quelli che alla fine si sono ritrovati con il cerino in mano?
di Fabio Sebastiani
Il Portogallo spera nello stellone, la Grecia e la Spagna pregano. La crisi finanziaria in Europa rischia di diventare un vero e proprio buco nero. Un buco nero galattico, in cui prima o poi finiremo tutti, Germania esclusa naturalmente che in questi mesi ha pensato bene di coprirsi a spese degli altri partner dell’Ue. Sono ore difficili a Bruxelles, perché probabilmente si stanno rendendo conto che il vicolo è cieco. La Bce sta acquistando forsennatamente bond irlandesi. Ma è una misura artificiale ed inutile. A spaventare le borse non è più soltanto il valore dei bond ma la stessa risposta politica dei paesi che stanno “sotto botta”. Il panico si sta di nuovo diffondendo. E quando si diffonde il panico non c’è risposta razionale che tenga. I nodi arrivano al pettine: una economica che non pensa all’investimento è una economia che non esiste. Una economia finanziaria che lucra sulle disgrazie non è una economia, è un gioco al massacro. Ora che pure i “capitalisti” se ne stanno rendendo conto allora ecco affiorare i guai. Finalmente qualcuno capisce che non c’è partita contro la massa d’urto dei capitali speculativi. Sono troppo grandi e troppo ben inseriti nei posti giusti. Sono stati così ben congegnati che stanno perfino sfuggendo al controllo dei propri “padroni”. E ciò finirà per travolgerli, i padroni.
Nessuno crede più all’implosione del capitalismo. Anzi, quello che accadrà sarà che queste grandi menti dell’economia internazionale tenteranno fino all’ultimo di far pagare il conto ai lavoratori e ai cittadini. Sono loro a questo punto che hanno il compito di spezzare la catena di morte.
Quello su cui sta speculando la finanza internazionale, che ha ancora il problema di riprendersi dal colpo dei mutui subprime è proprio la mancanza di una economia degna di questo nome. E quindi di uno sviluppo. Del resto, non è accaduto così anche con la vicenda dei subprime? Questi mutui non erano mutui concessi a persone vicine alla soglia di povertà? E’ vero o no che una buona parte della filiera della speculazione scommetteva sul fatto che saltasse tutto da un momento all’altro proprio a causa dell’insolvenza? E’ vero o non che a rimetterci sono stati quelli che alla fine si sono ritrovati con il cerino in mano?
lunedì 22 novembre 2010
Iperliberismo, privatizzazioni, egemonia del capitale. E' stato solo il "ventennio berlusconiano"?

di Fosco Giannini. Fonte l'ernesto
Le debolezze della sinistra e l'esigenza di ricostruire un partito comunista di quadri e di massa.
Il lungo e melmoso regno di Berlusconi – a detta di molti e salvo sorprese che possono ancora e verosimilmente scaturire da un senso comune di massa italiano ormai fortemente nord americanizzato, cioè svuotato in tanta parte di coscienza politica e civica - sembrerebbe alla fine.
Sarebbe questo, per delineare l’alternativa, il tempo dei bilanci seri, di lungo respiro, anche se tali bilanci – vera e propria esigenza strategica - non sembrano certo segnare il “pensiero”, la ricerca ed il progetto della “sinistra” italiana, sia di quella ormai liberista, sia di quella moderata che di quella radicale e anticapitalista.
Il bilancio, l’analisi potrebbero essere focalizzati sugli ultimi vent’anni, sul cosiddetto “ventennio berlusconiano” ( definizione per la verità impropria, poiché il potere berlusconiano non è stato totale, ma inframmezzato da significative fasi governative del centro sinistra) e dovrebbero gramscianamente estendersi alle trasformazioni dei processi produttivi, al disfarsi e al nuovo farsi della “classe”, al ruolo della cultura dominante, al cambiamento dei costumi e del senso comune di massa, alla penetrazione imperialista, al grado di subordinazione del capitalismo italiano alle multinazionali estere, alla natura attuale – dunque- del capitalismo italiano, al ruolo egemone degli USA e della NATO, al grado di involuzione subordinata delle forze di sinistra e sindacali in questo ventennio e via dicendo.
Le debolezze della sinistra e l'esigenza di ricostruire un partito comunista di quadri e di massa.
Il lungo e melmoso regno di Berlusconi – a detta di molti e salvo sorprese che possono ancora e verosimilmente scaturire da un senso comune di massa italiano ormai fortemente nord americanizzato, cioè svuotato in tanta parte di coscienza politica e civica - sembrerebbe alla fine.
Sarebbe questo, per delineare l’alternativa, il tempo dei bilanci seri, di lungo respiro, anche se tali bilanci – vera e propria esigenza strategica - non sembrano certo segnare il “pensiero”, la ricerca ed il progetto della “sinistra” italiana, sia di quella ormai liberista, sia di quella moderata che di quella radicale e anticapitalista.
Il bilancio, l’analisi potrebbero essere focalizzati sugli ultimi vent’anni, sul cosiddetto “ventennio berlusconiano” ( definizione per la verità impropria, poiché il potere berlusconiano non è stato totale, ma inframmezzato da significative fasi governative del centro sinistra) e dovrebbero gramscianamente estendersi alle trasformazioni dei processi produttivi, al disfarsi e al nuovo farsi della “classe”, al ruolo della cultura dominante, al cambiamento dei costumi e del senso comune di massa, alla penetrazione imperialista, al grado di subordinazione del capitalismo italiano alle multinazionali estere, alla natura attuale – dunque- del capitalismo italiano, al ruolo egemone degli USA e della NATO, al grado di involuzione subordinata delle forze di sinistra e sindacali in questo ventennio e via dicendo.
domenica 21 novembre 2010
dal Congresso della Federazione della Sinistra. DAI GIOVANI LA RICHIESTA DI UNITA' DEI COMUNISTI
Fonte FdS
UNITA’, NELLE LOTTE, DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA, INNOVAZIONE E RINNOVAMENTO
Guardiamo al congresso della Federazione della Sinistra con grande speranza. Per la prima volta dopo tanti anni intravediamo, infatti, la possibilità di invertire la tendenza che ha segnato l'intero arco storico della nostra esperienza politica: la tendenza alla scissione, al frazionamento, alla divisione e per questa via all'indebolimento dei comunisti e della sinistra italiana.
In questo anelito finalmente unitario sta la ragione di fondo della nostra profonda condivisione del processo federativo.
Come giovani compagne e compagni iscritti ai soggetti aderenti alla Federazione siamo impegnati in un processo parallelo di unificazione delle nostre rispettive esperienze organizzate. Esso ha uno sviluppo e un percorso autonomo, che vedrà entro febbraio lo svolgimento di un grande appuntamento fondativo.
UNITA’, NELLE LOTTE, DEI COMUNISTI E DELLA SINISTRA, INNOVAZIONE E RINNOVAMENTO
Guardiamo al congresso della Federazione della Sinistra con grande speranza. Per la prima volta dopo tanti anni intravediamo, infatti, la possibilità di invertire la tendenza che ha segnato l'intero arco storico della nostra esperienza politica: la tendenza alla scissione, al frazionamento, alla divisione e per questa via all'indebolimento dei comunisti e della sinistra italiana.
In questo anelito finalmente unitario sta la ragione di fondo della nostra profonda condivisione del processo federativo.
Come giovani compagne e compagni iscritti ai soggetti aderenti alla Federazione siamo impegnati in un processo parallelo di unificazione delle nostre rispettive esperienze organizzate. Esso ha uno sviluppo e un percorso autonomo, che vedrà entro febbraio lo svolgimento di un grande appuntamento fondativo.
Congresso/1 - Salvi: «Cambiare si deve, la storia non è finita»
Fonte: FdS
La Federazione della sinistra va.
A zig zag, dice qualcuno, ma va. E non suoni strano che a dare la carica alla platea sia un signore settantenne, ancorché stimato costituzionalista, come Gianni Ferrara: «E’ una buona giornata, confortante e non dobbiamo essere timidi, incerti, esitanti. Il percorso lo stiamo facendo e dobbiamo ritenerlo irreversibile, sennò saremo spazzati via - prosegue Ferrara -. Il futuro è denso di molti pericoli e poche chance, ma la sfida di esserci è cruciale. I comunisti ci sono, nessun muro ci ha seppellito. Possiamo non combattere?».
Coso nostro.

di Marco Travaglio
Ci sarà tempo per valutare nei dettagli la sentenza della Corte d’appello di Palermo che spiega la condanna di Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa a 7 anni di carcere (contro i 9 del primo grado).
Il perché dello sconto era già chiaro dal dispositivo emesso il 29 giugno: i secondi giudici, diversamente dai primi, hanno ritenuto provata la mafiosità del senatore imputato fino al 1992 e non dopo, quando Dell’Utri inventò Forza Italia e Berlusconi portò la Fininvest nello Stato.
ΨΗΦΟΣ Με τα μυαλά στην τρόικα

Fonte: Η Εποχή
Αύριο έρχεται ξανά το κλιμάκιο της τρόικας φέρνοντας μαζί του τα επικαιροποιημένα στοιχεία για το έλλειμμα που εκτινάσσεται στο 15,5% του ΑΕΠ, καθώς επίσης τις σκληρές θέσεις του για την υστέρηση του προγράμματος εκτέλεσης του μνημονίου.
Η κυβέρνηση για μια ακόμα φορά, παρά το γεγονός της κατάρρευσης των στόχων της με ύφεση 4,5% υπερακοντίζοντας τις προτάσεις της τρόικας, αρνούμενη να θίξει τα συμφέροντα του κεφαλαίου, προετοιμάζει εκ νέου επίθεση απέναντι στους μισθωτούς, συνταξιούχους και μικροεπαγγελματίες. Σύμφωνα με πληροφορίες θα προχωρήσει σε νέα αύξηση του ΦΠΑ, θα κάνει ακόμα σκληρότερη περικοπή των δαπανών για την Υγεία, κοινωνική πρόνοια και τις ΔΕΚΟ, με συνέπεια να καταρρεύσουν πλήρως. Στην προπαγάνδα της, προκειμένου να προετοιμάσει το έδαφος, μιλά για απολύσεις εργαζομένων στο Δημόσιο και τις ΔΕΚΟ.
Παρά την εσκεμμένη παθητικότητα της ηγεσίας του συνδικαλιστικού κινήματος, φαίνεται ότι αναπτύσσονται οργανωμένες δυναμικά και μαζικά συσπειρώσεις των εργαζομένων από τα πρωτοβάθμια σωματεία.
Σήμερα καταψηφίζουμε τα αυτοδιοικητικά σχήματα που στηρίζονται από την κυβέρνηση και τη ΝΔ. Το μήνυμα και αυτή την Κυριακή πρέπει να είναι δυναμικό, μαζικό και σαφές.
Από αύριο Δευτέρα, η ψαλιδισμένη κυβέρνηση του ΠΑΣΟΚ θα αντιμετωπίσει και τα δυναμικά συλλαλητήρια που ξεκινούν με αφορμή την επέτειο του Πολυτεχνείου, για να ανατραπεί η κυβερνητική πολιτική και να φύγει η τρόικα από την Ελλάδα.
Η κυβέρνηση για μια ακόμα φορά, παρά το γεγονός της κατάρρευσης των στόχων της με ύφεση 4,5% υπερακοντίζοντας τις προτάσεις της τρόικας, αρνούμενη να θίξει τα συμφέροντα του κεφαλαίου, προετοιμάζει εκ νέου επίθεση απέναντι στους μισθωτούς, συνταξιούχους και μικροεπαγγελματίες. Σύμφωνα με πληροφορίες θα προχωρήσει σε νέα αύξηση του ΦΠΑ, θα κάνει ακόμα σκληρότερη περικοπή των δαπανών για την Υγεία, κοινωνική πρόνοια και τις ΔΕΚΟ, με συνέπεια να καταρρεύσουν πλήρως. Στην προπαγάνδα της, προκειμένου να προετοιμάσει το έδαφος, μιλά για απολύσεις εργαζομένων στο Δημόσιο και τις ΔΕΚΟ.
Παρά την εσκεμμένη παθητικότητα της ηγεσίας του συνδικαλιστικού κινήματος, φαίνεται ότι αναπτύσσονται οργανωμένες δυναμικά και μαζικά συσπειρώσεις των εργαζομένων από τα πρωτοβάθμια σωματεία.
Σήμερα καταψηφίζουμε τα αυτοδιοικητικά σχήματα που στηρίζονται από την κυβέρνηση και τη ΝΔ. Το μήνυμα και αυτή την Κυριακή πρέπει να είναι δυναμικό, μαζικό και σαφές.
Από αύριο Δευτέρα, η ψαλιδισμένη κυβέρνηση του ΠΑΣΟΚ θα αντιμετωπίσει και τα δυναμικά συλλαλητήρια που ξεκινούν με αφορμή την επέτειο του Πολυτεχνείου, για να ανατραπεί η κυβερνητική πολιτική και να φύγει η τρόικα από την Ελλάδα.
sabato 20 novembre 2010
Parliamo di cinema italiano: Buzzicona Production.

Fonte: Blog di Alessandro Robecchi - pubblicato in Micromega
Certo di fare cosa grata ai perdigiorno frequentatori di questo sito (che tra l’altro, lo dico en passant facendo finta di niente, sono sempre più numerosi), pubblico il pezzo uscito sul n. 6 di Micromega (il mese scorso). Parla del cinema italiano, e la redazione l’ha sapientemente intitolato Buzzicona Production. E’ gratis, amigos. Buona lettura.
Certo di fare cosa grata ai perdigiorno frequentatori di questo sito (che tra l’altro, lo dico en passant facendo finta di niente, sono sempre più numerosi), pubblico il pezzo uscito sul n. 6 di Micromega (il mese scorso). Parla del cinema italiano, e la redazione l’ha sapientemente intitolato Buzzicona Production. E’ gratis, amigos. Buona lettura.
BUZZICONA PRODUCTION
“Sapete, ormai ho una certa età e inizio a dimenticarmi le cose. Stamattina ad esempio volevo farmi una ciulatina con una cameriera dell’albergo e questa mi ha risposto: ma presidente, l’abbiamo già fatto un’ora fa! Vedete che scherzi fa la memoria!”(Silvio Berlusconi, visita ufficiale in Brasile, giugno 2010)
- Sa cosa diceva mio nonno, Marchese del Casso, eroe della prima guerra mondiale? A riposo!- Ma che, era frocio?- No, francese.(Massimo Ghini–Aliprando Della Fregna e Christian De Sica-Carlo, Natale a Beverly Hills, dicembre 2009)
Chi dice che il cinema italiano non è più capace di riflettere il paese, di descriverlo al meglio, di rappresentarlo, sbaglia di grosso. Se una grande potenza occidentale viene governata da un divertente caratterista che gira il mondo accompagnato da procaci signorine e approfitta degli incontri internazionali per raccontare mediocri barzellette a sfondo sessuale, allora il cinema italiano è perfetto.
- Sa cosa diceva mio nonno, Marchese del Casso, eroe della prima guerra mondiale? A riposo!- Ma che, era frocio?- No, francese.(Massimo Ghini–Aliprando Della Fregna e Christian De Sica-Carlo, Natale a Beverly Hills, dicembre 2009)
Chi dice che il cinema italiano non è più capace di riflettere il paese, di descriverlo al meglio, di rappresentarlo, sbaglia di grosso. Se una grande potenza occidentale viene governata da un divertente caratterista che gira il mondo accompagnato da procaci signorine e approfitta degli incontri internazionali per raccontare mediocri barzellette a sfondo sessuale, allora il cinema italiano è perfetto.
venerdì 19 novembre 2010
Statuto della Federazione della Sinistra.
Fonte Federazione della sinistra
Principi ispiratori della Federazione della Sinistra
La Federazione della Sinistra (FdS) è un soggetto politico autonomo, libero, plurale e democratico.
La Federazione della Sinistra nasce per unire donne e uomini che vogliono contribuire alla trasformazione della società, al superamento del dominio capitalistico e di classe e di ogni forma di patriarcato, ad un processo di liberazione di tutte e tutti, nella piena attuazione dei principi di libertà, uguaglianza, sorellanza e fratellanza, per il diritto personale e collettivo al buon vivere e alla felicità contro ogni forma di oppressione.
La Federazione della Sinistra lotta per la liberazione del lavoro dallo sfruttamento, per i diritti del lavoro e al lavoro; per l'autodeterminazione delle donne e contro ogni forma di violenza maschile, per i diritti civili e la libera espressione del proprio orientamento sessuale; ripudia e combatte ogni forma di razzismo, discriminazione e violenza in base alla razza, al sesso e all'orientamento sessuale, alla condizione sociale, alla religione.
Principi ispiratori della Federazione della Sinistra
La Federazione della Sinistra (FdS) è un soggetto politico autonomo, libero, plurale e democratico.
La Federazione della Sinistra nasce per unire donne e uomini che vogliono contribuire alla trasformazione della società, al superamento del dominio capitalistico e di classe e di ogni forma di patriarcato, ad un processo di liberazione di tutte e tutti, nella piena attuazione dei principi di libertà, uguaglianza, sorellanza e fratellanza, per il diritto personale e collettivo al buon vivere e alla felicità contro ogni forma di oppressione.
La Federazione della Sinistra lotta per la liberazione del lavoro dallo sfruttamento, per i diritti del lavoro e al lavoro; per l'autodeterminazione delle donne e contro ogni forma di violenza maschile, per i diritti civili e la libera espressione del proprio orientamento sessuale; ripudia e combatte ogni forma di razzismo, discriminazione e violenza in base alla razza, al sesso e all'orientamento sessuale, alla condizione sociale, alla religione.
Προκρούστης στην υγεία του λαού.

Fonte Ριζοσπάστης
Οι εξελίξεις στον τομέα Υγείας είναι ραγδαίες.
Η ολοήμερη λειτουργία των νοσοκομείων συνδέεται με τη μετατροπή τους σε επιχειρήσεις, δηλαδή η παροχή υπηρεσιών θα γίνεται με τη λογική «κόστους - κέρδους» και σχετίζεται με τις άγριες περικοπές των κρατικών δαπανών.
Η μεταφορά του κόστους στα ασφαλιστικά ταμεία θα τα βουλιάξει, με δεδομένες επίσης τις δραστικές κρατικές περικοπές σ' αυτά. Επομένως η παροχή υπηρεσιών Υγείας στο λαό θα πληρώνεται αδρά από τον ίδιο.
Ταυτόχρονα, η παράδοση μέρους της νοσηλείας των δημόσιας ιδιοκτησίας νοσοκομείων στις ιδιωτικές ασφαλιστικές εταιρείες, τους δίνει κέρδη, αποκλείοντας ταυτόχρονα το φτωχό λαό από τις υπηρεσίες Υγείας.
Η αξιολόγηση των νοσοκομείων στην πιο πάνω λογική συνδέεται με τη συγχώνευσή τους, δηλαδή αντί της ανάπτυξής τους από το κράτος θα έχουμε κλείσιμο κάποιων νοσοκομείων, όχι γιατί δε θα μπορούσαν να παρέχουν υπηρεσίες, αλλά γιατί το κράτος και οι κυβερνήσεις δεν τα εξόπλισαν με το αναγκαίο προσωπικό και ιατροτεχνολογικό εξοπλισμό, λόγω «κόστους». Το ίδιο κάνουν και με τα φτηνά αλλά αναποτελεσματικά φάρμακα.
Σ' αυτή τη ρότα συνενώνονται στρατιωτικά νοσοκομεία με πολιτικά (π.χ. Αλεξανδρούπολη), όπως αποκάλυψε χτες ο «Ριζοσπάστης».
Αν δεν ξεσηκωθεί ο λαός, δε θα είναι μακριά η ώρα που άνθρωποι θα πεθαίνουν, επειδή οι αστοί μετρούν την υγεία με το χρήμα.
Οι εξελίξεις στον τομέα Υγείας είναι ραγδαίες.
Η ολοήμερη λειτουργία των νοσοκομείων συνδέεται με τη μετατροπή τους σε επιχειρήσεις, δηλαδή η παροχή υπηρεσιών θα γίνεται με τη λογική «κόστους - κέρδους» και σχετίζεται με τις άγριες περικοπές των κρατικών δαπανών.
Η μεταφορά του κόστους στα ασφαλιστικά ταμεία θα τα βουλιάξει, με δεδομένες επίσης τις δραστικές κρατικές περικοπές σ' αυτά. Επομένως η παροχή υπηρεσιών Υγείας στο λαό θα πληρώνεται αδρά από τον ίδιο.
Ταυτόχρονα, η παράδοση μέρους της νοσηλείας των δημόσιας ιδιοκτησίας νοσοκομείων στις ιδιωτικές ασφαλιστικές εταιρείες, τους δίνει κέρδη, αποκλείοντας ταυτόχρονα το φτωχό λαό από τις υπηρεσίες Υγείας.
Η αξιολόγηση των νοσοκομείων στην πιο πάνω λογική συνδέεται με τη συγχώνευσή τους, δηλαδή αντί της ανάπτυξής τους από το κράτος θα έχουμε κλείσιμο κάποιων νοσοκομείων, όχι γιατί δε θα μπορούσαν να παρέχουν υπηρεσίες, αλλά γιατί το κράτος και οι κυβερνήσεις δεν τα εξόπλισαν με το αναγκαίο προσωπικό και ιατροτεχνολογικό εξοπλισμό, λόγω «κόστους». Το ίδιο κάνουν και με τα φτηνά αλλά αναποτελεσματικά φάρμακα.
Σ' αυτή τη ρότα συνενώνονται στρατιωτικά νοσοκομεία με πολιτικά (π.χ. Αλεξανδρούπολη), όπως αποκάλυψε χτες ο «Ριζοσπάστης».
Αν δεν ξεσηκωθεί ο λαός, δε θα είναι μακριά η ώρα που άνθρωποι θα πεθαίνουν, επειδή οι αστοί μετρούν την υγεία με το χρήμα.
Socializzazione delle perdite o Socialismo?

Francesco Guerrera in Il fatto Quotidiano
Francesco Guerrera è uno dei più autorevoli giornalisti del “Financial Times”. Attualmente scrive sulle grandi imprese private statunitensi.
Martedì scorso ha scritto un articolo (“US government has crossed a line with GM losses”), che ho trovato di grande interesse.
Ne riporto in traduzione le prime righe:
“Nella società americana, orgogliosamente capitalistica, ogni cosa ha un prezzo. A quanto pare, anche le parole.O almeno alcune parole: lo abbiamo appreso la scorsa settimana quando la General Motors ha annunciato i dettagli del suo prossimo collocamento in borsa.
Le parole in questione sono “socialista”, “statalista” e ogni altro termine peggiorativo usato per indicare la volontà da parte di un governo di fare incetta di risorse private.
Ora sappiamo che negli Stati Uniti il costo per evitare questi epiteti si aggira sui 4 miliardi di dollari.Cioè quanto i contribuenti americani perderanno nella vendita di parte della loro quota azionaria di General Motors”.
L’antefatto è questo: il Tesoro americano, nel momento più drammatico della crisi, quando GM stava fallendo, ha comprato il 61% delle sue azioni al prezzo di 49,5 miliardi di dollari, di fatto nazionalizzandola. Il mese prossimo il governo Usa scenderà al 43% del capitale, vendendo parte delle azioni ora in suo possesso tramite il collocamento in borsa della società con una IPO (Initial Public Offering).
giovedì 18 novembre 2010
Il_neocolonialismo_della_fame.

di Beppe Grillo - dal suo Blog
925 milioni di persone soffrono la fame nel mondo mentre il prezzo del cibo sta aumentando. Dallo scorso luglio è cresciuto del 18%.
La malnutrizione è la principale causa di morte, molto prima di malattie come l'AIDS, malaria o TBC.
La maggior parte delle nazioni affamate si trova in Africa. Con queste premesse il primo pensiero degli Stati più ricchi dovrebbe essere quello di aiutare l'Africa e non di sfruttarla.13 milioni di etiopi non hanno cibo sufficiente, il governo etiope ha però offerto tre milioni di ettari di terra coltivabile a nazioni dove la fame è sconosciuta. 1.000 ettari sono già stati affittati per 99 anni da un miliardario saudita e coltivati con serre, costruite con la miglior tecnologia, che producono 50 tonnellate di cibo al giorno inviate entro 24 ore nei ristoranti di tutto il Medio Oriente.
Uno studio della società Grain ha rilevato che 50 milioni di ettari di terra fertile (quasi due volte la superficie dell'Italia) sono stati acquistati da gruppi economici internazionali o direttamente da governi dei primi Stati del mondo.
mercoledì 17 novembre 2010
Picco del petrolio
di Zag in ListaSinistra
Il documento del governo tedesco è importante perché rivela come oggi
anche i politici sono arrivati a fare i conti con un pericolo , o che
forse, avanza e vi sono spinte per una nuova fonte di profitto per la
produzione di energia.
Fin dagli anni '60 era stato " pre-visto" il picco, attraverso un
modello matematico(dal geofisico americano Hubbert), chiamato picco di
Hubert riguardante l'evoluzione temporale della produzione di una
qualsiasi risorsa minerale o fonte fossile esauribile o fisicamente
limitata principalmente il petrolio. Attraverso la sua curva a campana (
curva di Hubbert).
Il documento del governo tedesco è importante perché rivela come oggi
anche i politici sono arrivati a fare i conti con un pericolo , o che
forse, avanza e vi sono spinte per una nuova fonte di profitto per la
produzione di energia.
Fin dagli anni '60 era stato " pre-visto" il picco, attraverso un
modello matematico(dal geofisico americano Hubbert), chiamato picco di
Hubert riguardante l'evoluzione temporale della produzione di una
qualsiasi risorsa minerale o fonte fossile esauribile o fisicamente
limitata principalmente il petrolio. Attraverso la sua curva a campana (
curva di Hubbert).
Picco del petrolio imminente.

Picco del petrolio imminente. Finisce su internet un’analisi segreta dell’esercito tedesco
16 novembre 2010 22:45
di Salvatore Baglieri in Informare per resistere.
16 novembre 2010 22:45
di Salvatore Baglieri in Informare per resistere.
I militari hanno un debole per l’imminente picco del petrolio. Dopo l’esercito americano, si cimenta nello studio anche l’esercito tedesco. Partorisce un’analisi che doveva rimanere riservata e che invece è finita su internet.
Tratteggia uno scenario non esattamente roseo: addirittura rischi per la democrazia, affacciarsi di alternative estremiste in politica eccetera.
Trovo ovvio che i militari si interessino al picco più ancora di quanti si occupano di energia e ambiente. Il picco è il momento in cui finirà il petrolio abbondante e a buon mercato da cui dipende l’assetto del mondo così come ora lo conosciamo. Volete sapere cosa dicono i tedeschi e come si arriva al documento originale? Ora ve lo dico.
Tratteggia uno scenario non esattamente roseo: addirittura rischi per la democrazia, affacciarsi di alternative estremiste in politica eccetera.
Trovo ovvio che i militari si interessino al picco più ancora di quanti si occupano di energia e ambiente. Il picco è il momento in cui finirà il petrolio abbondante e a buon mercato da cui dipende l’assetto del mondo così come ora lo conosciamo. Volete sapere cosa dicono i tedeschi e come si arriva al documento originale? Ora ve lo dico.
martedì 16 novembre 2010
lunedì 15 novembre 2010
La caduta di B: 25 aprile? Ultimi giorni di Pompei? No, una farsa.

di Raniero La Valle Fonte Arcoiris
La politica vive anche di simboli. Quelli che sono stati evocati da politici e giornalisti per rappresentare la fine del potere di Berlusconi, alludono tutti a delle catastrofi.
La politica vive anche di simboli. Quelli che sono stati evocati da politici e giornalisti per rappresentare la fine del potere di Berlusconi, alludono tutti a delle catastrofi.
Il discorso con cui a Bastia umbra Fini ha chiesto le dimissioni del governo, è stato paragonato dai difensori del premier alla marcia su Roma: un colpo di Stato!
I giornali che cercavano di descrivere la portata dell’evento, lo hanno paragonato al 25 luglio, quando solo la rivolta di ministri e gerarchi del duce poté provocare la fine del regime.
Altri hanno assimilato il crollo del regime berlusconiano al 25 aprile, quando dopo la devastazione della guerra si dovette ricominciare tutto dalle macerie.
Uno spettacolo a metà.

di Alessandro Robecchi.
E’ il momento, gente. Tirate fuori dal cassetto quel biglietto di prima fila che avete comprato due anni fa in attesa del grande spettacolo, fatelo strappare all’ingresso e prendete posto.
E’ il momento, gente. Tirate fuori dal cassetto quel biglietto di prima fila che avete comprato due anni fa in attesa del grande spettacolo, fatelo strappare all’ingresso e prendete posto.
Il più grande fuggi fuggi di topi mai visto sarà superbo. Siamo gente attenta, da queste parti, sappiamo distinguere tra roditori.
Ci sono topini che fuggono dopo anni e anni di tentennamenti convenienti. Ratti astutissimi che fuggono dalle azioni Mediaset come scommettitori che capiscono al volo quando un cavallo è bolso. Ci sono topi generici che passano ad altre navi correndo sulle funi.
Altri che negano di esser mai stati imbarcati e addirittura alcuni che negano di esser mai stati topi.
Ci sono toponi terzisti che frugano nel loro archivio di elogi al capitano della nave ora in panne alla ricerca di qualche riga mellifluamente critica, da esibire come salvacondotto in caso di controllo. Ci sono topi pensosi che all’improvviso si levano le fette di salame dagli occhi. E addirittura topi che dicono “io l’avevo detto”, e non avevano detto niente.
E’ il bello della biodiversità: tanti topi gambe in spalla, con il ratto più grosso, ormai ammaccato, che scappa anche lui, da Seul, un uomo in fuga per non parlare con la stampa, per non esporsi ai frizzi e lazzi di giornali stranieri che non gli farebbero sconti.
E questo per non dire delle tope (sorry…), che cominciano a chiacchierare sui divertimenti segreti nelle varie tane, anche loro in fuga, anche loro capaci di annusare la fine del baccanale. Riempiono verbali e pagine di indiscrezioni con la stessa velocità con cui riempivano coppe di champagne e siparietti cochon.
Spettacolo glorioso: solo noi che comprammo il biglietto per tempo possiamo godercelo appieno. Stupiti e divertiti. Solo, un po’ irritati dal sonnecchiare eterno dei gatti, che davanti a questo immenso fuggi fuggi di topi sembrano storditi, inani, incapaci.
Un 25 luglio senza 25 aprile, ecco. Insomma, uno spettacolo a metà.
domenica 14 novembre 2010
Berlusconi e il suo governo. Se ne vadano entrambi.

di Dino Greco in Liberazione.
Dalla “nuova destra” che vuole disarcionare il Cavaliere, fino all’opposizione riformista si ode un coro solo, che inonda senza requie i talk show e martella i tramortiti cittadini, divenuti utenti, piuttosto che protagonisti di una democrazia ormai solo catodica.
Il coro dice: questo governo è sì guidato da un capo impresentabile, malato di vizi privati che egli condivide con uno stuolo di cortigiani corrotti, a lui “avvinti come l’edera”, ma il problema più grave non sono i miasmi emanati da questa cancrena morale che sta contaminando il Paese.
Il problema - si dice - è che questo governo «non fa niente», «non affronta i problemi», o ancora, «è sordo di fronte alle grida di dolore che salgono da un Paese stremato». Insomma, si sentenzia: colui che ama presentarsi sul proscenio come l’uomo del «fare», in realtà è una macchietta impotente, prigioniero di spot propagandistici ai quali neppure lui crede, illusionista persuaso di poter sopravvivere in eterno in forza di uno strapotere economico, politico, mediatico che in questi anni ha corroborato il suo delirio onnipotente.
sabato 13 novembre 2010
venerdì 12 novembre 2010
La dittatura della pubblicità.

di Goffredo Fofi (Fonte l'Unità, 7 novembre 2010)
Da quando vidi il film Il maschio e la femmina (1966) la prima volta avevo l’età dei suoi protagonisti e me ne colpì l’intelligenza nella descrizione dei disagi e speranze di una generazione.
Da quando vidi il film Il maschio e la femmina (1966) la prima volta avevo l’età dei suoi protagonisti e me ne colpì l’intelligenza nella descrizione dei disagi e speranze di una generazione.
Ma quel che più ne ricordo è la scritta che, a bruciapelo e senza necessità evidente, interrompeva una scena per affermare che «la pubblicità è il fascismo del nostro tempo».
Si è governato e si governa, in gran parte del mondo occidentale, con gli strumenti del consenso e del consumo, riuscendo quasi sempre a evitare il manganello e la censura diretta. Col companatico al posto del pane, la televisione al posto dei giochi del circo (ultima variante i festival di letteratura e altra cultura) e con la pubblicità.Pubblicità in senso lato – di uno stile di vita, di un modello di società propagandato come il migliore o l’unico possibile – ma che anche nel senso specifico e ristretto di un tipo di comunicazione che mira a far acquistare delle cose.
Il capitale si riproduce a spese della democrazia.

di Nicola Melloni - Fonte Liberazione
Quello che sta succedendo in Italia – l’attacco ai diritti dei lavoratori, i tagli di bilancio, i colpi inferti al dettato costituzionale – sono sintomi pericolosi di un generale trend di smottamento democratico che non si limita al nostro paese anche se è proprio da noi che questi rischiano di degenerare in un collasso generale delle istituzioni.
Quello cui ci troviamo davanti, infatti, è un cambiamento epocale, una delle tante trasformazioni del capitalismo che si riverberano fatalmente anche sul sistema politico.
Non occorre andare a rileggere Marx per capire che le diverse fasi dello sviluppo economico concorrono a determinare la distribuzione del potere tra le diverse classi e, di conseguenza, le varie configurazione istituzionali.
Fu così dopo il crollo di Wall Street nel 1929, fu così dopo la crisi del sistema monetario negli anni 70. Quella che stiamo vivendo è una nuova riorganizzazione del sistema capitalistico nell’ambito di una nuova crisi del modo di produzione.
Sinistra plurale contro il moderatismo.
Di: Alberto Burgio - Fonte Umbrialeft
di Alberto Burgio
Il blocco di forze che ha vinto nel 2008 si è dissolto ma il quadro politico è sospeso in un falso movimento. Berlusconi e Bossi difendono il governo, il Pd e le forze maggiori del nuovo centro (Fli e Udc) lavorano per un esecutivo "tecnico" ma temono che questa ipotesi si allontanerebbe se fossero loro a staccare la spina.
Tutto ciò blocca lo sviluppo della crisi.Al di là del braccio di ferro tra i partiti, il problema però è un altro. Anche se il piano di Bersani, Fini e Casini andasse in porto, la partita la vincerebbe ugualmente la destra. Di che si tratta infatti quando si immagina una riedizione del governo Ciampi?
di Alberto Burgio
Il blocco di forze che ha vinto nel 2008 si è dissolto ma il quadro politico è sospeso in un falso movimento. Berlusconi e Bossi difendono il governo, il Pd e le forze maggiori del nuovo centro (Fli e Udc) lavorano per un esecutivo "tecnico" ma temono che questa ipotesi si allontanerebbe se fossero loro a staccare la spina.
Tutto ciò blocca lo sviluppo della crisi.Al di là del braccio di ferro tra i partiti, il problema però è un altro. Anche se il piano di Bersani, Fini e Casini andasse in porto, la partita la vincerebbe ugualmente la destra. Di che si tratta infatti quando si immagina una riedizione del governo Ciampi?
mercoledì 10 novembre 2010
Sapesse Contessa...
di Annamaria Rivera in Controlacrisi (dalla Liberazione)
C’è una fotografia, fra le tante dei “sei della gru” diffuse in questi giorni tramite la rete, che li riprende in posa, insieme, lo sguardo rivolto verso l’obiettivo, l’espressione serena o sorridente, l’indice e il medio alzati in segno di vittoria o piuttosto di auspicio.
Osservateli bene quei visi perché sono l’immagine della speranza. Non solo della propria: ottenere un permesso di soggiorno e il diritto di lavorare e vivere in pace e dignità.
ANDIAMO A LEZIONE DALLA GRECIA?

Di Roberto Villani in Controlacrisi - 2010-11-10
il KKE (P.C. greco) portando avanti una linea politica coerentemente comunista, ottiene consensi e riesce a contrapporsi alla crisi capitalistica.
Purtroppo molti altri partiti europei sedicenti comunisti, hanno abbandonato da tempo il Marxismo-Leninismo e la prospettiva rivoluzionaria, ottenendo il più delle volte risultati pessimi (e la situazione italiana in questo senso è paradigmatica).
Dovremmo ripensare seriamente agli esiti dei progetti arcobaleno, alle federazioni, ai tentativi di costruzione di coalizioni di sinistra genericamente intese e tornare a riflettere sul significato di essere comunisti (partito, teoria e prassi, autonomia assoluta dalle forze borghesi).
Nota: Il P.C. greco e' stato l'unico partito ad aver aumentato i consensi (dal 7 all' 11%) nelle ultime amministrative del 7/11/10, segnate dal vistoso crollo del bipolarismo e dalla forte (40%) astensione.
domenica 7 novembre 2010
Papandreou: il voto è sull'austerità. Se perdiamo, può cadere il governo.

06/11/2010 di Pavlos Nerantzis sul Manifesto - Fonte Controlacrisi
GRECIA Domani (oggi 7/11/10) elezioni amministrative. Le misure lacrime e sangue dei socialisti del Pasok alla prova delle urne. Comunisti in crescita
ATENE
Un anno dopo il trionfo dei socialisti alle politiche e nel bel mezzo di una profonda crisi economica e istituzionale, i greci andranno domani alle urne per eleggere i loro nuovi consigli amministrativi. Secondo i sondaggi, gli indecisi sono oltre il 50% e nessun analista azzarda previsioni sulla reazione dell'elettorato dopo la stangata imposta dall'accordo tra Atene e Banca centrale europea/Fondo monetario internazionale per salvare il paese dall'incubo della bancarotta.
La disoccupazione cresce a ritmi vertiginosi, (oltre l'11,6%, ma tra i giovani arriva al 40%), aumenta il numero dei «senza tetto» e dei poveri, imprese e negozi chiudono a catena, mentre i tagli drastici agli stipendi - soprattutto quelli dei dipendenti pubblici e dei pensionati - hanno distrutto il loro potere d'acquisto.
GRECIA Domani (oggi 7/11/10) elezioni amministrative. Le misure lacrime e sangue dei socialisti del Pasok alla prova delle urne. Comunisti in crescita
ATENE
Un anno dopo il trionfo dei socialisti alle politiche e nel bel mezzo di una profonda crisi economica e istituzionale, i greci andranno domani alle urne per eleggere i loro nuovi consigli amministrativi. Secondo i sondaggi, gli indecisi sono oltre il 50% e nessun analista azzarda previsioni sulla reazione dell'elettorato dopo la stangata imposta dall'accordo tra Atene e Banca centrale europea/Fondo monetario internazionale per salvare il paese dall'incubo della bancarotta.
La disoccupazione cresce a ritmi vertiginosi, (oltre l'11,6%, ma tra i giovani arriva al 40%), aumenta il numero dei «senza tetto» e dei poveri, imprese e negozi chiudono a catena, mentre i tagli drastici agli stipendi - soprattutto quelli dei dipendenti pubblici e dei pensionati - hanno distrutto il loro potere d'acquisto.
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