Ο παγκοσμοποιημένος καπιταλισμός βλάπτει σοβαρά την υγεία σας.
Il capitalismo globalizzato nuoce gravemente alla salute....
.... e puo' indurre, nei soggetti piu' deboli, alterazioni della vista e dell'udito, con tendenza all'apatia e la graduale perdita di coscienza ...

(di classe) :-))

Francobolllo

Francobollo.
Sarà un caso, ma adesso che si respira nuovamente aria fetida di destra smoderata e becera la polizia torna a picchiare la gente onesta.


Europa, SVEGLIA !!

Europa, SVEGLIA !!

lunedì 20 dicembre 2010

Approfondimenti. Lavoro ed Economia.


Fonte. Eddyburg

Tratto dal blog di Laura E. Ruberto
La critica all’attuale sistema economico, basato sulla produzione indefinita di merci sempre più lontane dai bisogni reali e sempre più dissipatrici di risorse finite, si scontra spesso con una reazione: non vorrete mica chiudere le fabbriche e gettare gli operai nell’inferno della disoccupazione?
É una reazione che non nasce solo dal mondo degli apologeti del sistema dato come il migliore possibile, né da quello dei rassegnati all’esistente perché there is no alternatives, ma trova spazio anche tra quanti non sono succubi del sistema capitalistico.
É il caso, ad esempio, della recente critica di Rossana Rossanda a una ragionevole proposta avanzata da Guido Viale alla crisi dell’automobile. Ed è una reazione che è anche un indicatore delle difficoltà che incontra chi ritiene che una risposta adeguata al presente modello di sviluppo potrà aversi unicamente se si costituisce un’alleanza tra i gruppi sociali che sono più direttamente minacciati dalla sua egemonia, Nel Nord del mondo, a cominciare da quelli che soffrono e protestano per le condizioni delle risorse naturali, dei patrimoni culturali, delle conquiste sociali raggiunte negli anni del welfare, e quanti hanno perduto o rischiano di perdere la base stessa della loro esistenza sociale: il lavoro.
Credo che sia necessario affrontare il tema del lavoro in tutta la sua ampiezza, per comprendere non solo le ragioni per cui la difesa del lavoro è essenziale, ma anche quali sono le alternative possibili all’uso che attualmente il sistema economico ne fa.

Finirà anche stavolta. Ma la tempesta non passa da sola.


Finirà anche stavolta. Ma la tempesta non passa da sola
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/finira-anche-stavolta-finira/2140553
di Giorgio Bocca - Fonte: medioevosociale.

Chi spera che finisca l'era della politica al servizio dei giochi del sultano può essere ottimista. A patto di impegnarsi. Perché la libertà non è un regalo ma una conquista

25 aprile, partigiani
Finirà questa discesa nel vuoto, questa disgregazione del paese Italia, civile e fisica? In quest'autunno di pioggia senza fine gli italiani guardano in televisione il loro "bel paese ch'Appennin parte, e 'l mar circonda et l'Alpe" disfarsi in frane e smottamenti, lo "sfascio pendulo" che si consuma, che vien giù con le sue case e le sue chiese millenarie, i superstiti che indicano ai cronisti la linea bianca della frana e raccontano storie di parenti, di amici scomparsi sotto il fiume di fango.

Per un nuovo e più forte partito comunista.


di Mario Geymonat* Fonte: Lernesto.
su Liberazione del 26/10/2010

** Docente di Letteratura Latina Università Ca’ Foscari – Venezia. Consiglio Scientifico Associazione Politico-Culturale “ Marx XXI ”.

Chi osserva con attenzione la situazione di oggi, non può non rendersi conto di come essa attraversi un periodo drammatico, favorito e sviluppato dalla terribile crisi economica dovuta alle speculazioni finanziarie (se ne accorge anche il papa!).
È in agguato pure la guerra, tante volte utilizzata in passato per risolvere i problemi dei potenti: penso ai tentativi di colpi di stato (di recente in Ecuador), all’assedio di Gaza e alle minacce israeliane a Teheran, alla tensione crescente dei paesi occidentali con la Corea del Nord e con la stessa Cina (fino alla assegnazione provocatoria del “premio Nobel per la pace” al dissidente Liu Xiaobo).

domenica 19 dicembre 2010

Piero Bevilacqua: Studenti e capitale.


FONTE: http://www.eddyburg.it/
Le lotte studentesche esplose in Europa negli ultimi mesi, legate ad occasioni contingenti – come le proteste contro l'aumento delle rette nel Regno Unito o quelle contro il ddl Gelmini in Italia – meritano una riflessione di portata più generale.
Un rapido sguardo storico ci mette innanzi tutto sull'avviso di un fenomeno di ampia portata: la crescita costante della popolazione studentesca universitaria nell'ultimo mezzo secolo. In Italia gli studenti universitari erano 402 mila nel 1965-66, raggiungono la cifra di 1 milione e 685 mila nel 1995- 96, si attestano a poco meno di 1 milione e 800 mila nel 2009-10. Spettacolare è anche la crescita degli scritti nel Regno Unito che tra il 1980 e il 2002 passano da poco più di 800 mila a oltre 2 milioni.
Crescita proseguita fino a oggi. Nello stesso ventennio, nell'Europa a 15, essi più che raddoppiano , passando da 6 milioni e mezzo a 13 milioni e mezzo. A che cosa si deve una tendenza sociale e culturale così evidente e negli ultimi decenni così accelerata? Senza dubbio essa è figlia dello sviluppo “generale delle forze produttive”, direbbe Marx.

Giornalismi: la stampa italiana soffre di miopia?


- Fonte: Pino Bruno dicembre 18th, 2010
La stampa italiana, già snobbata da Wikileaks (salvo rare eccezioni, i giornalisti italiani non hanno solidarizzato con Assange & C.), secondo gli studenti del Liceo Mamiani di Roma soffrirebbe pure di ”Grave miopia con meno undici 11 diottrie ad entrambi gli occhi e assenza di prospettiva”.
Gli studenti dei licei romani e gli universitari della Sapienza hanno ‘visitato’ la stampa italiana consigliando l’uso di occhiali ”prima di guardare il mondo”.

Al Liceo Mamiani di Roma, durante una conferenza stampa indetta dall’assemblea, autorganizzata delle scuole in mobilitazione, uno studente si è presentato col nome di prof. Pietro, laureato in scienze della vista, e ha ‘visitato’ i giornalisti presenti , a cui sono stati regalati occhiali in cartone.
”Con la nostra ironica rappresentazione abbiamo voluto evidenziare il paradosso della trattazione mediatica del 14 dicembre – hanno detto gli studenti – i giornalisti continuano ad inseguire spiegazioni semplicistiche ed impossibili, dall’infiltrato al black bloc e chi più ne ha più ne metta”.
”Invitiamo quindi tutti i giornalisti – hanno concluso gli studenti, consegnando loro un referto medico – all’acquisto di un buon paio di occhiali che non li costringa più ad avvicinarsi a qualche particolare ma a cogliere il panorama nella sua completezza”.

Michael Moore: Ecco perchè sto con Julian Assange.

FONTE: Nocensura.
Il 14 dicembre gli avvocati di Julien Assange hanno presentato al giudice della Cort di Londra un testo in cui dichiaro che verserà 15mila euro per contribuire a pagare la cauzione al cofondatore di Wikileaks. Inoltre gli offro l'assistenza del mio sito internet e dei miei server.
E farò tutto quanto è nelle mie possibilità per mantenere Assange in vita e permettergli di continuare a rivelare tuti quei crimini che sono stati pianificati in segreto, commessi in nostro nome e pagati con le nostre tasse.
Siamo stati trascinati nella guerra in Iraq a partire da una bugia. Centinaia di migliaia di persone sono morte. Immaginate un po' cosa sarebbe successo se nel 2002 gli uomini che hanno organizzato questi crimini avessero dovuto fare i conti con un Wikileaks.
Non avrebbero semplicemente potuto commetterli. Se l'hanno fatta franca è perchè sono stati protetti dal segreto.
Perchè dunque dopo aver reso al pubblico un servizio così importante Wikileaks sta subendo degli attacchi tanto violenti?

La risposta alla crisi è cominciata!

Fonte: Sinistracritica.
Messaggio di Ken Loach all’incontro dell’11 dicembre organizzato in Francia dall’NPA.
Tutti gli avvenimenti economici e politici lo dimostrano chiaramente: il capitalismo è in scacco. Più grande sarà lo scacco, più crudele la repressione. Le conquiste della sinistra socialdemocratica vengono smantellate.
In Gran Bretagna, certi servizi, come la scuola, le università, e il sistema sanitario, fino a oggi erano considerati sacri. Oggi, anche queste attività sono aperte al mercato. Gli interessi delle multinazionali passano davanti a quelli del popolo.
La povertà, la disoccupazione e l’esclusione di importanti settori popolari che vivono nei quartieri sinistrati delle nostre città sono in aumento.
I socialdemocratici – da noi il Labour Party, il partito laburista – sono parte del problema. Hanno effettuato o sostenuto le privatizzazioni e i tagli nei bilanci dei servizi pubblici.
La risposta è iniziata, condotta dagli studenti.
Ciò che fa inorridire la classe dominante britannica non è l’attacco contro le università … ma il fatto che un secchio di vernice abbia colpito la vettura del Principe Carlo.

A proposito di manifestazioni, violenza e democrazia.


di Francesco Saccomanno - Fonte: Controlacrisi

Dopo le manifestazioni dei giorni scorsi ed a seguito di alcune osservazioni sensate e ponderate che mi sono state fatte da alcuni giovani, vorrei esternare una serie di riflessioni.
Mi preme soprattutto ragionare su alcuni concetti che ruotano intorno a questi termini fondamentali, almeno per me, per capire la realtà di oggi: semantica, realtà virtuale, violenza, democrazia. 1- Semantica. Come ben si può leggere anche su un vocabolario online, la semantica è quel settore della linguistica che studia il significato delle Parole.
Ormai quando parliamo o discutiamo ci capita di non renderci conto che parole uguali non hanno spesso lo stesso significato per tutti. Pertanto, per capirsi sarebbe utile stabilire e definire il significato che ognuno di noi dà, per esempio, a parole come manifestazione, futuro, rispetto, lavoro, obbedienza e ribellione, cultura, serietà e, soprattutto, violenza.

venerdì 17 dicembre 2010

Veterani alla Casa Bianca 16/12/10: Peace Mr. Obama!


Finire gueste guerre, non domani, non l'anno prossimo, ADESSO !!
(altre foto QUI )

Lettera a Roberto Saviano.


Fonte: Ilprimoamore.

Caro Roberto,a scriverti e' un ragazzo di ventisei anni, uscito da pochi mesi dall'universita'.

Non ho scritto Gomorra, non scrivo su Repubblica, non ho fatto trasmissioni. Ma non e' solo al passato che posso parlare: non scriverς un libro di successo, non scriverς su un grande giornale, non dominerς l'auditel in una trasmissione Rai.

Ti scrivo per la stima che il tuo libro mi ha portato ad avere nei tuoi confronti e per la disillusione che questa tua lettera ha causato in me.

Vorrei essere franco e parlare al di fuori delle parole d'ordine che un movimento (qualsiasi movimento) impone per essere schietto e provare a fare un passo oltre il 14 dicembre, altrimenti si guarda sempre al passato e non θ il passato a preoccuparmi adesso.

giovedì 16 dicembre 2010

A proposito di cortei e buoni maestri.


di Sandrone Danzieri - Fonte: Nero - 16 dicembre 2010 - 14:38

Vi racconto cosa mi è successo. Ero a Roma per lavoro, e durante una riunione ho seguito dal computer la votazione sulla sfiducia.
Ho visto lo spettacolo pietoso del parlamento ridotto a mercato delle vacche e teatrino, dove tutta l'attenzione si appuntava su quella decina di onorevoli che il giorno prima si erano prodotti in dichiarazioni vanziniane sul loro voto: non lo so, non ci ho ancora pensato, dipende, ne discuterò con la mia coscienza.
Ho visto il disastro e il ridicolo. Mi sono depresso. Mi è mancata l'aria. Sono uscito. Per caso, mi sono trovato nel mezzo della manifestazione studentesca nei momenti del maggior casino.
Ho visto ragazzi contrari agli scontri, ragazzi che spaccavano vetrine, ragazzi che scappavano, ragazzi che tiravano sassi alle banche, spostavano cassonetti e davano loro fuoco, ragazzi che discutevano e ragazzi che piangevano, ragazzi che raccoglievano da terra i loro compagni e ragazzi che camminavano zoppicando o sfregandosi le botte.

Atene 15 dicembre 2010

mercoledì 15 dicembre 2010

La rabbia e le manifestazioni dei giovani rompono un “incantesimo maledetto”.



di Roberto Vignoli in ListaSinistra.
(Segue replica di Zag.)

Berlusconi – afferma il Financial Times - ha portato a casa la pelle ottenendo una risicatissima maggioranza che si configura come un contratto a termine.
Con queste carte va al vertice europeo che deciderà i criteri con cui i vari paesi dovranno governare il debito pubblico e le reazioni sociali alle conseguenti misure antipopolari che dovranno adottare.
E’ evidente che sulla base di questi dati si andrà rapidamente alle elezioni.
Il voto parlamentare rivela chiaramente due cose:
1) la fragilità e l’inadeguatezza del ceto politico espresso dalla classe dominante sia nella sua versione berlusconiana che in quella della sua composita opposizione.

Franco Berardi Bifo: Abbandoniamo le illusioni prepariamoci alla lotta.

FONTE: Facebook, pubblicata da Franco Berardi
Quello che sta accadendo a Roma e in molte altre città italiane, mentre un Parlamento di corrotti festeggia la vittoria del Mammasantissima, quel che è accaduto a Londra giovedì scorso mentre un Parlamento di traditori votava la distruzione della scuola pubblica, è l’inizio del nuovo decennio. Sarà un decennio di conflitto e di autodifesa da parte della società, contro una classe dominante violenta, corrotta, assassina, contro il capitalismo finanziario che affama letteralmente la società, contro la mafia che occupa i posti di potere per spartirsi le risorse prodotte dal lavoro. L’enorme massa di studenti, ricercatori, cittadini lavoratori che si sono dati appuntamento a Roma non aveva l’obiettivo di abbattere un governo di mafiosi per istaurare un governo di sfruttatori e di assassini.

un-luminoso-martedi-di-scontri-tra-montecitorio-e-la-piazza.



Fonte: Senzasoste
Luogo comune ormai consolidato voleva che in Italia, a differenza di quanto accaduto in Francia come in Grecia o in Inghilterra, il ruggito della piazza fosse un lontano ricordo.
Ma non si era fatto i conti con Mister Starve, come lo chiamavano gli inglesi durante la rivolta di Brixton del 1981, ovvero la fame intesa come quel generale in grado di disporre come e quando la rivolta sarebbe scoppiata.

martedì 14 dicembre 2010

Roma 14 dicembre. Una giornata di sfiducia.

Oggi si è consumato e si è evidenziato quello che da molto si va dicendo, da anni , attraverso la sfiducia verso il PD e l'aumento delle schede bianche e delle astensioni ( gli ultimi sondaggi da la somma dei due a oltre il 30%). Oggi , dopo lo spettacolo senza parola che è avvenuto in parlamento, la sfiducia è avvenuta nelle piazze. Nelle piazze di tutta italia. E si bada sono giovani, sono giovani dai 16 ai 23-24 anni Come cresceranno questi giovani, quali prospettive politiche avranno questi giovani. Oggi si è consumato un ultimo atto , un ennesimo atto, di sfiducia non solo verso B, ma sfiducia verso le istituzioni, verso queste forme di democrazia. Quando la politica non viene incontro a questi giovani, dopo numerose manifestazioni, dopo numerevoli chiamate ed urla alla politica e tutte con assenza di risposte, Ebbene cosa si voleva? Era naturale lo sbocco verso il rifiuto violento, quando , da sempre, non si hanno sbocchi politici , l'unica risposta viene dalla violenza. E attenzione, lo dico a tutti noi. Attenzione! Perché dopo oggi, dopo la vittoria di oggi da parte dei giovani, domani non sarà più come prima. Se oggi i giovani si sono dimostrati altamente responsabili, altamente maturi nella loro disperazione e nella loro assenza di prospettive e di futuro, domani , io spero di no, dovremo stare molti attenti.

http://vecchia-talpa.blogspot.com/>

Slavoi Zizek.

Il fragile rapporto fra mercato e democrazia.
Εύθραυστη σχέση αγοράς και δημοκρατίας. Fonte: Rnbnet.

Συνέντευξη του Σλαβόι Ζίζεκ στον Πέτρο Παπακωνσταντίνου
Την ερχόμενη Κυριακή, 19 Δεκεμβρίου, ο Σλαβόι Ζίζεκ θα δώσει διάλεξη στην Αθήνα με θέμα «Ζώντας στην εποχή των τεράτων», προσκεκλημένος από το Αριστερό Βήμα (αμφιθέατρο Μ. Α. Χ., Εθνικό Μετσόβιο Πολυτεχνείο, 11.30 π. μ.). Με αφορμή τη διάλεξη αυτή, ο Σλοβένος διανοούμενος μίλησε στην «Κ» και τον Πέτρο Παπακωνσταντίνου για την παγκόσμια οικονομική κρίση, τα διλήμματα της Ευρώπης και τις προκλήσεις που αντιμετωπίζει η σύγχρονη Αριστερά

Αν και απολύθηκε για τις αιρετικές απόψεις και τον πολιτικό ακτιβισμό του υπέρ των δημοκρατικών δικαιωμάτων από το καθεστώς του Τίτο, ο Σλαβόι Ζίζεκ παρέμεινε πιστός στον αριστερό ριζοσπαστισμό.Ισορροπώντας επιδέξια πάνω στο τεντωμένο σχοινί που συνδέει τη μαρξιστική πολιτική οικονομία με τη λακανική σχολή της ψυχανάλυσης, ο Σλοβένος διανοητής απέκτησε παγκόσμια φήμη όταν μεταφράστηκε στα αγγλικά το μείζον φιλοσοφικό έργο του «Το υψηλό αντικείμενο της Ιδεολογίας» (ελληνική έκδοση: Scripta, 2006).
Σήμερα, ο Ζίζεκ θεωρείται ένα είδος «σούπερ σταρ» των ανθρωπιστικών επιστημών.
Τα πολυάριθμα βιβλία του γίνονται κατά κανόνα μπεστ σέλερ, όπως επιβεβαίωσε και το τελευταίο έργο του που μεταφράστηκε στα ελληνικά «Βία - Εξι λοξοί στοχασμοί» (Scripta, 2010).

Berlusconi ha vinto, berlusconi ha perso.



1867, 398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi.
Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311.Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini.
Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda.
In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione.
Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo?
La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini.
Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella. La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità.
Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli".
Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce.

Nel silenzio della democrazia.

di Stefano Rodota' in La Repubblica. Fonte: Comedonchisciotte.

Abbiamo vissuto il silenzio della democrazia, e questo peserà in futuro, quale che sia l´esito del voto di oggi.
La chiusura del Parlamento, evento davvero senza precedenti nella storia della Repubblica, ne ha rappresentato il terribile simbolo e, insieme, la condizione necessaria perché altre procedure, altri riti, altri luoghi potessero prenderne il posto.
Doveva tacere il Parlamento non perché potessero tacere le passioni, e si potesse così giungere con giusto distacco e adeguata meditazione a una giornata nella quale si concentrano le molte ragioni che ci hanno progressivamente portato ad una vera crisi del sistema politico.
No. Quel silenzio era necessario perché l´unica forma di persuasione legittima in democrazia, quella che nasce dall´aperta e pubblica discussione parlamentare, venisse sostituita da un´altra forma di "persuasione", quella affidata a reclutatori, a cacciatori di voti che si muovono senza inibizioni o pudori sulla scena pubblica, menando anzi vanto d´ogni nuovo scalpo conquistato. Riflettano i cittadini della Repubblica. La vicenda di questi giorni riproduce lo schema che avevamo imparato a conoscere nel tempo triste delle escort.

lunedì 13 dicembre 2010

Leonardo Sciascia ed i comunisti.


di Pietro Ancona - Fonte: medioevosociale.

Serata di grande cultura civile ieri allo Steri di Palermo. Si presentava il libro di Emanuele Macaluso "Leonardo Sciascia ed i comunisti".
Lo illustravano, oltre che l'autore, Peppino Di Lello, Michele Figurelli, Gioacchino Lanza Tomasi. Presenti le figlie di Sciascia e tanti "compagni" in parte canuti e quasi nessun giovane come se la "discontinuità" proclamata da Occhetto alla Bolognina abbia occluso ogni comunicazione tra passato e presente, abbia cancellato o addirittura colpevolizzato il passato.
Oggi viviamo in un tempo-non tempo che non ha radici, non ha storia, non produce storia e non sembra avere un futuro.
La fine delle ideologie e cioè l'adesione della sinistra italiana al pensiero unico del capitalismo ha privato ognuno di noi e l'Italia stessa della sua identità. Per questo sento gratitudine profonda per la ricostruzione-rievocazione che Macaluso ha fatto nel suo libro della storia della sinistra siciliana e della vicenda nazionale come la storia di noi quando c'eravamo ed eravamo vivi.
La Bolognina per i comunisti ed il craxismo per i socialisti sono stati causa di due guerre perdute quasi per sempre dalla sinistra e dalla cultura italiana ed oggi viviamo in una palude mefitica e siamo nelle mani di personaggi come Marchionne, la Marcegaglia, Berlusconi, Fini....

Wu Ming: a cosa serve un comunista.



Fonte: Controlacrisi.

Questo è l’intervento di Tariq Ali alla SOAS (School of Oriental and African Studies) di Londra, occupata dagli studenti. A volte viene da chiedersi a cosa serva un comunista. Ad esempio a fare un discorso di verità:

- Non dovete credere a chi vi dice che non ci sono soldi per lo studio e per la salute: quando si tratta di salvare una banca o di fare la guerra i soldi li trovano sempre.

- Il problema non è governo liberal-conservatore contro governo laburista, perché le politiche dei tagli sono iniziate con la sinistra al governo.

- Senza lottare non si è mai ottenuto nulla, il luogo comune della “moderata e conservatrice” Inghilterra confonde strumentalmente la moderazione con la repressione delle rivendicazioni sociali. L’Inghilterra è il paese dove per la prima volta è stata tagliata la testa al re; dove è nato il movimento operaio; quello per i diritti della donna, etc. La lotta collettiva, gli scioperi, gli atti organizzati di disobbedienza civile, sono ciò che ha portato alle conquiste formali e sociali. Quindi la lotta paga.

- E’ vero che la riforma in parlamento è passata: ma è meglio essere sconfitti dopo aver lottato che essere sconfitti senza lottare. Perché se lotti e vieni sconfitto, torni a casa e ci rifletti sopra, capisci dove hai sbagliato e sei pronto a tornare a lottare.

- Gli studenti dei vari istituti devono coordinarsi tra loro e poi coordinarsi con i sindacati e con i pensionati. Non bisogna mai commettere l’errore di relegare la propria lotta a se stessi, di pensare che si sta lottando soltanto per la propria condizione o categoria, perché le lotte di tutti sono collegate: quindi c’è bisogno di una cornice/narrazione comune.

FONTE: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=2219

Cancún: il clima che si spezza.


di Beppe Grillo - Fonte: Qui

Alla conferenza di Cancún si è deciso di non decidere. Forse non si poteva fare altro di fronte agli egoismi nazionali. Un accordo mondiale sul clima è oggi impossibile.
Si è preferito un "fai da te" dove ogni nazione dovrà decidere se e come avviare delle azioni per salvare la Terra.
E così, mentre gli Stati si occupano di incentivare la produzione e creano debito a livello insostenibile, la temperatura del pianeta aumenta. Nell'ultimo numero del "Royal Scientist's journal" si prevede un incremento probabile di 4 gradi entro il 2060 in mancanza di una politica globale e la certezza che è quasi impossibile impedire un innalzamento di 2 gradi secondo lo studio pubblicato dallo "UN Environment Programme".
Un promemoria sulle conseguenze (*):
+ 1° (in atto, ndr) : Fusione dell'Artico - Scomparsa dei ghiacci dal Kilimanjaro - Ritiro dei principali ghiacciai dalle Alpi al Tibet - Inizio della distruzione Grande Barriera Corallina - Estinzione di centinaia di specie - Aumento di numero e di intensità degli uragani - Innalzamento livello del mare con numerosi atolli sommersi, tra cui l'arcipelago di Kiribati con 78.000 persone
+ 2° : Riduzione dell'alcalinità dei mari con la progressiva distruzione del placton e degli organisni con i gusci di carbonato di calcio (il placton è alla base della catena alimentare oceanica) - Calo della crescita delle piante in Europa fino al 30% - Incendi su larga scala in Europa - Fusione dei ghiacciai della Groenlandia - Scomparsa dell'orso polare - Carestie in India e in Pakistan

domenica 12 dicembre 2010

Il parlamento delle vacche.


di Beppe Grillo. Fonte: il suo Blog

Scilipoti è un giuda? No è un signor nessuno, un semplice parlamentare. Chi lo conosceva prima del suo "passaggio" al Pdl alzi la mano.
E' una scoreggia venuta dallo spazio profondo come quasi tutti i deputati e i senatori messi lì ("scelti") dai padroni dei partiti, di TUTTI i partiti. Qui non si possono più fare sconti a nessuno. In Parlamento non ci sono vergini e neppure extravergini.
Si parla di mercato delle vacche, ma sono le stesse vacche che ne parlano, a partire da Casini per arrivare a Fini.La legge elettorale voluta dal centrodestra e benedetta dal centrosinistra di Prodi per due anni ha eliminato l'elezione diretta del candidato e ha creato le aziende della politica che hanno come ricavi i soldi pubblici e nessun costo.

Sul Premio Nobel a Liu Xiaobo.


Un manifesto di guerra. Di Domenico Losurdo
Trasmesso in diretta da tutte le più importanti reti televisive del mondo, il discorso pronunciato dal presidente del Comitato Nobel in occasione del conferimento del premio per la pace a Liu Xiaobo si presenta come un vero e proprio manifesto di guerra.
Il concetto fondamentale è chiaro quanto sgangherato e manicheo: le democrazie non si sono mai fatte guerra e non si fanno guerra tra di loro; e dunque per far trionfare una volta per sempre la causa della pace occorre diffondere la democrazia su scala planetaria.
Colui che così parla ignora la storia, ignora ad esempio la guerra che tra il 1812 e il 1815 si sviluppa tra Gran Bretagna e Usa. Sono due paesi «democratici» e per di più fanno entrambi parte del «pragmatico» e «pacifico» ceppo anglosassone.
Eppure tale è il furore della guerra che Thomas Jefferson paragona a «Satana» il governo di Londra e giunge persino a dichiarare che Gran Bretagna e Usa sono impegnati in una «guerra eterna» (eternal war), la quale è destinata a concludersi con lo «sterminio (extermination) di una o dell’altra parte».
Identificando causa della pace e causa della democrazia, il presidente del Comitato Nobel abbellisce la storia del colonialismo, che ha visto spesso paesi «democratici» promuovere l’espansionismo, facendo ricorso alla guerra, alla violenza più brutale e persino a pratiche genocide. Ma non si tratta solo del passato.
Col suo discorso il presidente del Comitato Nobel ha legittimato a posteriori la prima guerra del Golfo, la guerra contro la Jugoslavia, la seconda guerra del Golfo, tutte condotte da grandi «democrazie» e in nome della «democrazia».
Ora, il più grande ostacolo alla diffusione universale della democrazia è rappresentato dalla Cina, che dunque costituisce al tempo stesso il focolaio più pericoloso di guerra; lottare con ogni mezzo per un «regime change» a Pechino è una nobile impresa al servizio della pace: questo è il messaggio che da Oslo è stato trasmesso e bombardato in tutto il mondo, ed è stato trasmesso e bombardato mentre la flotta militare Usa non cessa di «esercitarsi» a poca distanza dalle coste cinesi.
A suo tempo, un illustre filosofo «democratico» e occidentale, John Stuart Mill, ha difeso le guerre dell’oppio contro la Cina come un contributo alla causa della libertà, della «libertà «dell'acquirente» prima ancora che «del produttore o del venditore».
E’ sulla scia di questa infausta tradizione colonialista che si sono collocati i signori della guerra di Oslo. Il manifesto lanciato dal presidente del Comitato Nobel deve suonare come un campanello d’allarme per tutti coloro che hanno realmente a cuore la causa della pace.

Il PD in piazza.

di Zag in ListaSinistra
I cortei sono due faccio a dadi o testa o croce. Vado direttamente a Piazza San Giovanni.
Lo so in anticipo. La gente sarà tanta. La forza organizzatrice dell'ex PCI ancora non è venuta meno, ma passa il tempo e in piazza non si vede arrivare nessun corteo.
La musica impazza, i presentatori sono poca cosa, e la gente in piazza pensa ai fatti suoi , Ed allora decido di prendere una delle strade dove presumo arriverà uno dei cortei.
Mi incammino ma il traffico non è dirottato. Mi fermo chiedo ad una coppia , ( hanno la macchina fotografica, io l'ho ancora in borsa, loro al collo per cui sono partecipanti del corteo, o dei fotografi ) Anche loro sono stupidi e dubbiosi.
Ma il corteo? Anche da qui i decibel di una banda sul palco arriva e crea il vuoto nello stomaco. Proseguo, ma stavolta prendendo una traversa per arrivare sulla via dove dovrebbe arrivare l'altro corteo.
E finalmente vedo le luci della polizia, i cartelloni, le bandiere , ma il silenzio è assordante. Vado incontro. La strada è in discesa per me, e posso vedere tutto il serpentone del corteo che arriva da li giù in fondo. Ma perché cazzo non fischiano, perché non urlano, Ma che diavolo fanno.
Ma son qui per far cadere il governo, per protestare contro Berlusconi, o per fare una gita turistica? Ma va a fà un bicchiere.
Questi saranno i pensionati riuniti . Son quelli che vengono da Piramide da Piazzale degli Eroi, dall'Ostiense. Vado da quelli che arrivano dal Nord, dalla stazione Termini.
Prendo l'altro stradone che si connette a Piazza San Giovanni. Il corteo è laggiù in fondo . Gli vado incontro.
Ma anche qui più mi avvicino più il silenzio è raggelante. Sono ormai dentro il corteo e incomincio a riprendere i volti che più mi colpiscono, gli striscioni. Nessuno urla, nessuno si incazza. Qualche Bella Ciao cantata più per malinconia e poi Tarantelle , Pizzica Pizzica, Capisco che i cortei si sono ricongiunti. Son arrivati i casinari dei meridionali.
Leggo i cartelli. Massafra , Pomigliano, Caserta, Taranto, Ginosa, Manduria. Ahoo! pura la banda si son portati.
Si va bè ma i giovani! Niente! Alcune bandiere dei giovani democratici, qualche bimbo al seguito. Ma l'età va dai quaranta in su. Se questi son gli elettori, le prospettive di futuro sono mal ripagate. Mi colpisce un vecchietto travestito che urla e suona un campanaccio " Berluscò La senti questa vooceeeeee!.... Omo 'e merd'a" .
La piazza si riempie,quasi. La gente è tanta. La mia malinconia anche.
-- Zag(c)

Caso Julian Assange e Wikileaks. Se l’Occidente si comporta come l’Iran.


domenica 12 dicembre 2010, Fonte: Giornalismo partecipativo
di GennaroCarotenuto.
Non vale la pena star lì a leggere i dettagli sui rapporti sessuali di Julian Assange in Svezia e sulla poco credibile accusa di stupro della quale ha ben dettagliato anche il settimanale l’Espresso.
Si noti solo che, di fronte ad accuse per lo meno dubbiose, Assange, stranamente, non ha trovato alcuna solidarietà da parte dei maschilisti in servizio permanente effettivo, quelli per i quali la femmina provoca sempre, ha i jeans attillati e l’omo è omo.
Anche loro si inchinano ad una superiore ragion di stato, che va oltre quella di genere, per la quale il signor Wikileaks andava fermato a qualunque costo, anche con un’accusa che ai più appare pretestuosa e fabbricata per delegittimarlo. E’ una ragion di stato che solo parzialmente si inserisce nella declinante centralità politico-economica occidentale e statunitense ma che appare soprattutto minare, sia nel bene che nel male, le basi della “società aperta” e dei diritti individuali.

GLI EUROUSURAI HANNO LA SOLUZIONE PER LA DISOCCUPAZIONE, ABBASSARE I SALARI.



Hanno distrutto l'Europa Sociale nel giro di una ventina di anni con le ricette neoliberiste, ne chiudono il futuro con la revisione ancora più rigorista del nuovo patto di stabilità. Ma non gli basta, perchè i profitti sono troppo bassi per i capitalisti, così non ancora paghi dei danni fatti si apprestano a farne degli altri.
Le politiche deflattive imposte dalla BCE e dall'asse franco tedesco a tutta Europa aumentano la disoccupazione e non creano posti di lavoro, questo è evidente a tutti. Invece di rivedere la cura per la crisi che fa più danni della malattia però si continua imperterriti ad andare avanti sulla stessa strada, ciò vuol dire che la crisi per i padroni è un'ooportunità, una scusa per comprimere diritti e salari dei lavoratori in tutto il continente. Invece che fare politiche industriali e rilanciare il lavoro, magari con un fondo sociale comune come ha recentemente proposto la Sinistra Europea, i banchieri pensano bene di ridurre i salari e diritti.
Così non solo avremo più disoccupati, ma anche lavoratori che percepiranno meno salario. Roma, 9 dic. - (Adnkronos)
- «Al fine di ridurre la disoccupazione strutturale e il rischio di erosione del capitale umano associato ai lunghi periodi di disoccupazione, sono auspicabili politiche intese a promuovere la moderazione e la flessibilità salariale, insieme ad altre politiche attive per il mercato del lavoro, che rendano più efficiente l'incontro tra domanda e offerta e che rafforzino l'attaccamento al mercato del lavoro da parte dei disoccupati di lungo periodo».
A sostenerlo, nel bollettino mensile di dicembre, è la Bce evidenziando come la durata della disoccupazione «è bruscamente aumentata nell'area dell'euro».
Il numero di persone rimaste disoccupate per almeno 12 mesi, infatti, sottolinea l'Istituto di Francorforte, «ha subito un incremento del 30% nell'anno fino al secondo trimestre del 2010, a fronte di una crescita media del 4% registrata nel periodo 2008-2009».

CANCUN, LA BOLIVIA NON SI PIEGA!



La conferenza di Cancun ha approvato l'accordo di compromesso nonostante l'opposizione della Bolivia, che protesta contro la violazione della regola del consenso. «È un triste precedente, oggi è stata la Bolivia e domani un altro paese, non possiamo rinunciare alla regola del consenso», dice alle agenzie, l'ambasciatore boliviano Pablo Solon, rivendicando con orgoglio il fatto che per l'approvazione del documento era fondamentale l'assenso di tutti i 194 paesi partecipanti alla conferenza.
Pablo Solon ha detto che questo di fatto è un «attentato» per l'approvazione di un testo su cui non ha dato il consenso. La Bolivia accusa il testo di non contenere misure concrete per tenere il riscaldamento sotto i 2 gradi e di non contenere valore legale che obbligano concretamente gli stati a rispettarle.
Ancora una volta i governi hanno deciso di schierarsi dalla parte dello sviluppo senza regole, facendo scempio del futuro dell'umanità in nome del profitto capitalista.
Massimo sostegno alla lotta eroica della Bolivia, essere minoranza oggi vuol dire sempre più spesso essere dalla parte del giusto. red. controlacrisi.org

Cancun. ignorati i popoli, vince il mercato.


dicembre 11, 2010 di Attac Genova
Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale
Se il pianeta ha la febbre a Cancun non è stata curata, anzi. Nulla di vincolante è stato deciso nell’accordo uscito all’alba di ieri, nonostante l’enfasi data dai governi riuniti e dalla stampa al testo conclusivo emerso dalle due settimane di lavori.
Cancun conferma sostanzialmente il consolidamento della logica emersa a Copenaghen, ampliando i meccanismi attraverso cui la gestione della crisi ambientale e climatica passa attraverso la finanziarizzazione e nuove speculazioni economiche. Il fondo verde, i mercati di carbonio e il meccanismo dei Redd+ non sono altro che false soluzioni che istituiscono una sorta di “diritto di inquinare”, in base al quale i paesi industrializzati continuano con le emissioni pagando “indulgenze” compensative che si risolvono nell’ennesimo ricatto verso i paesi del sud del mondo.
Che la logica di Copenaghen sia stata trasferita a Cancun è dimostrato anche dal ruolo centrale affidato qui in Messico alla Banca Mondiale, che paradossalmente, dopo esser stata tra i colpevoli della crisi economica ed ecologica, gestirà per i primi tre anni il Green Fund.
Ben lontani da incorporare nel proprio linguaggio espressioni come ‘debito ecologico’ , su cui invece i movimenti per la giustizia ambientale di tutto il mondo insistono, nei documenti si continua a puntare sull’urgenza del trasferimento tecnologico, ribadendo il ruolo centrale del settore privato e dei meccanismi finanziari.

sabato 11 dicembre 2010

L'avanguardia balla il Dubstep.


di Federico Campagna - Fonte: Looponline.
La notizia del giorno é che gli studenti sono scesi in massa, con numeri che non si vedevano da anni?
Vero, ma no, non è questa. Forse è che la folla ha accerchiato la macchina del Principe Carlo e di Camilla e l’ha presa a calci fino a che non è riuscita a fuggire?
Anche questo è vero, ma ancora no. E allora la notizia è che gli studenti hanno smesso di farsi bastonare e hanno risposto alle cariche a cavallo della polizia con attacchi altrettanto violenti?
Oppure che hanno assaltato la sede del Tesoro e l’hanno trasformata in una latrina?
Tutto vero, ma di nuovo acqua.
La notizia di oggi ha il ritmo profondissimo e saltante del dubstep, la musica che si balla nelle warehouses abbandonate di Peckham e Croydon, le aree più povere del sud est di Londra.
Quello che c’è di nuovo, oggi ancora più che nelle ultime manifestazioni, è che la protesta degli studenti inglesi ha finalmente una guida.
Non stiamo parlando di intellettuali, accademici, politici di professione o attivisti a vita. Negli scontri di oggi, tra le mani che scardinavano ringhiere e le lanciavano alla polizia, tra le panchine bruciate e i vetri infranti, il movimento degli studenti inglesi ha trovato la sua avanguardia da seguire.

Ebook-odissea dei trentenni precari: "Costretti a nascondere la laurea".


Il romanzo che si scarica gratis in rete si chiama "Alice senza niente". L'autore Pietro De Viola: "Per avere un posto da commesso conviene tacere il titolo di studio"

di LAURA MONTANARI (laRepubblica.it)
Un barattolo di sottaceti e un pacchetto di wurstel. Il frigorifero di Alice è la fotografia della sua precarietà, la polaroid di una generazione che cerca di scardinare l'equazione "niente lavoro, uguale niente soldi", "non sappiamo nulla del mese prossimo, siamo senza niente". Il frigorifero dell'"inventore" di Alice porta i segni della stessa desolazione alimentare: "Aggiungi uno yogurt e una tavoletta di cioccolato" racconta Pietro De Viola, siciliano, laurea in Scienze politiche e un abbonamento a lavori a tempo determinato.
"Ho distribuito mille volantini per 10 euro, ho fatto il cassiere a contratto per 8 giorni, l'agente immobiliare, l'operatore fiscale, il magazziniere...".
Da tre anni vive a Grosseto e lì ha scritto "Alice senza niente", un romanzo-odissea che racconta la disoccupazione intellettuale delle nuove generazioni nel safari dei colloqui di lavoro: nei primi 10 giorni ha totalizzato migliaia di download, potenziali lettori che hanno scaricato questo e-book diventato un piccolo fenomeno editoriale in rete.

venerdì 10 dicembre 2010

La strategia del saccheggio nell'urbanistica di Berlusconi.


Data di pubblicazione: 05.12.2010 -->Autore: Fonte: Eddyburg
Analisi del progetto berlusconiano e dell’ideologia che alimenta la devastazione urbanistica. COMETA, trimestrale di critica della comunicazione, n. 5, dicembre 2010

Un progetto, a suo modo coerente, di sostituzione del privato al pubblico ha caratterizzato la politica urbanistica di Berlusconi. Ne sono esempi principali il cosiddetto piano-casa e gli interventi per il post terremoto all'Aquila.

Linea comune è stata l'abbandono delle regole pubbliche, utili a costruire nel territorio un insieme sistemico, e il privilegio dato ad una visione individualistica dello spazio. Dimenticando che città e società sono due aspetti della stessa realtà: una non vive senza l'altra. Il consenso a questa politica l'ha trovato cambiando gli strumenti della formazione: non più scuola, parrocchia e casa del popolo, ma televisione commerciale.

Da una costola di Wikileaks nasce Openleaks.


Fonte: Webnwes

WikiLeaks è ormai affare noto in tutto il mondo, così come è noto il personaggio chiave della vicenda: Julian Assange. Alle spalle dell’intero progetto non v’è però solo il trentanovenne australiano, ma bensì un team di lavoro che ha curato la pubblicazione di tutto il materiale. Un gruppo di persone cui vanno ingenti meriti, ma che sono finite oscurate dall’ombra di Assange. Di qui la decisione di abbandonare il progetto, per dedicarsi all’apertura di un nuovo sito sulla scia (e in contrapposizione?) di Wikileaks.
L’obiettivo sarà sempre quello di permettere ad informazioni tenute segrete di trovare la giusta via per venire a galla. A differire sarà invece il ruolo che avrà l’organizzazione, che risponderà al nome di Openleaks e che si occuperà principalmente di fare da tramite tra informatori e destinatari delle informazioni. Openleaks e la relativa redazione non si occuperanno di pubblicare il materiale ritrovato, ma di facilitare la comunicazione dei dati, giocando quindi un ruolo da intermediario in totale neutralità.
In questo modo, viene a cadere ogni responsabilità per la pubblicazione di contenuti scomodi o riservati, che andrà invece a ripercuotersi sui siti di agenzie, enti ed istituzioni che decideranno di renderli noti una volta ricevuti dai propri informatori, grazie alla mediazione di Openleaks. Cambia il modo di agire ma non la sostanza, con i principi della libertà di informazione e della trasparenza a guidare tutti i membri del progetto, che con ogni probabilità aprirà i battenti a partire dal prossimo lunedì.
A spingere quelli che erano fedeli alleati di Assange ad abbandonare la nave non sembrerebbe essere stato l’enorme polverone causato dalla pubblicazione dell’ultima carrellata di materiale top secret, culminato con l’arresto del leader di Wikileaks, quanto piuttosto la gestione tenuta dall’attivista australiano, non gradita alla truppa. Una gestione definita “top-down”, cioè dall’alto verso il basso, lasciando trasparire una sorta di gerarchia andatasi a creare nel tempo all’interno dell’organizzazione, con Assange in cima ad una piramide divenuta poco alla volta sempre più ingombrante.

giovedì 9 dicembre 2010


Vogliamo parlare di povertà?

Data di pubblicazione: 08.12.2010 Autore: Wallerstein, Immanuel
Fonte: Eddyburg.it

Qualche decennio dopo il “Washington consensus” il FMI si accorge finalmente della crescente povertà: ma solo perché vogliono consolidare il sistema che la genera. Il manifesto, 8 dicembre 2010

Per i quindici-venti anni (1975-1995 circa) in cui il consenso con il discorso di Washington (*) dominato nel sistema-mondo, la povertà - che pure andava aumentando a passi da gigante - era una parola tabù. Ci avevano spiegato che l'unica cosa che contava era la crescita economica e che l'unica strada per arrivare alla crescita economica era quella del «mercato» la cui logica doveva prevalere senza interferenze da parte degli «statisti» - salvo naturalmente quelli del Fondo monetario internazionale (Fmi) e del tesoro statunitense.
Dalla Gran Bretagna la signora Thatcher aveva lanciato il suo famoso slogan: «Non c'è alternativa», col che intendeva dire che non c'era alternativa agli Stati Uniti e, immagino, al Regno Unito. I paesi derelitti del Sud del mondo dovevano abbandonare la loro ingenua speranza di decidere del proprio destino. Così facendo un giorno (ma chi poteva dire quando?) sarebbero stati premiati dalla crescita, altrimenti erano destinati - posso osare dirlo? - alla povertà.

mercoledì 8 dicembre 2010

Da parigi un appello all'Europa per il 14 dicembre. Siamo studentesse e studenti, precari e precarie della conoscenza.



Siamo studentesse e studenti, precari e precarie della conoscenza, che hanno deciso di lasciare il proprio paese, che partecipano a progetti di scambio culturale, che sono alla ricerca di lavoro e di speranze.
Siamo parte di una nuova generazione di migranti nell'Europa che si dichiara dei diritti , ma che ci tratta come merci.

Senza alcun sostegno al reddito, schiacciati tra la precarietà delle relazioni produttive e sociali, siamo la prova vivente del fallimento dell'europa sociale e delle conoscenze, delle politiche neoliberiste che negli anni hanno deturpato e privatizzato i beni pubblici svendendoli all'ideologia della crescita.
Un'Europa asservita agli interessi delle imprese e delle banche che con i GATS, la direttiva Bolkestein ha minato alla base l'idea stessa di cittadinanza europea, privandola di ogni significato reale, diffondendo precarietà e nuove povertà.

Julian Assagne. Cosa ci insegna l’esperienza Wikileaks?


di Franco Berardi- (Bifo) - Fonte: th-rough.eu
L’arresto di Julian Assange suona campane a morto per la democrazia occidentale.
L’hanno acciuffato, gli hanno tagliato i fili e i fondi.
Cos’ha fatto quest’uomo? Ha semplicemente dimostrato la potenza della rete. Le autorità occidentali, che tanto si sdegnano per la censura cinese contro la rete, si comportano esattamente come Hu Jintao, quando la potenza della rete pratica la glasnost, la trasparenza, mettendo a nudo la realtà del potere.
Cosa ci insegna l’esperienza Wikileaks? Che i diplomatici fossero pagati per indorare la pillola lo sapevamo, che i militari fossero pagati per sparare sui civili lo avevamo capito. Ma non è questa la lezione che viene dall’esperienza Wikileaks.
Quell’esperienza ci insegna che la rete cognitaria può battere il potere. Nelle strutture del potere (quelle militari, diplomatiche e finanziarie) ci sono dei lavoratori cognitivi: programmatori informatici, giornalisti o tecnici dell’hardware. Questi stanno scoprendo l’infinita potenza dell’intelligenza collettiva.

martedì 7 dicembre 2010


Anomia italiana: la rottura del legame sociale.


di Marco Revelli, pubblicato su Repubblica - Fonte: Condizioniumane.

Segnalo questo articolo comparso ieri su Repubblica. Si tratta di un'intervista a Marco Revelli, noto storico, sociologo e politologo, autore del recente saggio Poveri, noi (Einaudi 2010), in cui esplora la fine del legame sociale e di quella "solidarietà organica", che abbiamo appreso studiando Durkheim, e il ritorno a rapporti di subordinazione di tipo feudale ("L'individuo insicuro della propria posizione e timoroso del proprio fallimento chiede al potere protezione e offre al potere fedeltà... Si rischia l'abdicazione al proprio status di cittadino e un ritorno alla passività del suddito").
Lo sottopongo alla vostra riflessione, perché qui in fondo si parla soprattutto di voi - "i massacrati" da questa "anomia" - e del vostro futuro.
Sono i lavoratori del ceto medio e i giovani, i nuovi poveri in Italia. La situazione è peggiorata per tutti, più grave che all' inizio degli anni Ottanta quando si contavano sei milioni di persone in condizioni di indigenza.
Oggi non soltanto sono almeno due milioni in più ma - secondo i dati Istat del 2008 - gli italiani messi ko da una spesa imprevista di settecento euro sono diciannove milioni, più di un terzo della popolazione.

Nel nome del "papi".


di Maria G. Di Rienzo*, Fonte: Paneacqua.

Credo si debba dar credito di almeno una cosa alla Ministra Gelmini: pur facendo malissimo il suo lavoro, in una sola frase è riuscita a fotografare il "pensiero dominante" degli ultimi trent'anni italiani. Guardando dalla finestra, per così dire, la signora è sconcertata dal vedere pensionati e studenti protestare insieme.
Che hanno a che fare gli uni con gli altri?, si chiede basita, che interessi comuni possono avere?
Nel supermercato della giungla infatti, dove la Ministra vive e dove il suo governo pascola, tutti si vendono e/o comprano altri, ed ognuno è solo sino alla disperazione, perché chiunque si trovi accanto - se non è un oggetto da usare o un potente da agganciare - è un competitore, un ostacolo, un fastidio.
Gli italiani non si sono tirati indietro: sulla base degli esempi e degli impulsi forniti dagli uomini e dalle donne "di successo", incoraggiati dalla propaganda ossessiva dei media, abbagliati dai premi forniti alla disonestà e alla cialtroneria, hanno contribuito ad alzare il livello di violenza nel paese senza pensare che sarebbe ricaduto su di loro. Hanno giustificato ogni iniquità propria e altrui esattamente sul fondamento di una solitudine egoista.
Ma singolarizzati non si vive.

MARCHIONNE HA DECISO IL FUTURO DEL LAVORO E DELLA VITA UMANA

Unione Industriale 2 dicembre. Non esiste trattativa. Marchionne ha deciso: non c’è niente su cui trattare, l’accordo è già scritto. O questo o niente.
Unione Industriale 3 dicembre. Non si fa l’accordo. Marchionne ha deciso: non bastano le firme dei soliti noti, Fim-Uilm-Fismic, vuole anche quella della Fiom. O si sottomettono tutti o la colpa è dei sindacati conflittuali se la Fiat porta via le produzioni dall’Italia.
Questo è il diktat imposto ai lavoratori e lavoratrici della Fiat Mirafiori.


E tutto questo per cosa ? Quale sarebbe lo sviluppo di Mirafiori?
Non ci sarà produzione avvicendata di nuovi modelli a largo mercato, ma i veicoli di gamma alta
dell’Alfa Romeo e il nuovo SUV -l’auto più inquinante del mondo- che Fiat intende produrre con
Chrysler, non per il mercato interno ma per l’estero. Cioè Mirafiori dovrebbe essere destinata proprio a quelle produzioni che in America Obama ha dismesso come superate e perdenti.

LA LOTTA CONTRO IL DEGRADO BARBARO DEL LAVORO, DELLA VITA STESSA DEI LAVORATORI E DELLE LAVORATRICI VA COMBATTUTA FINO IN FONDO.
Ma è anche su tutte le categorie che incombe a tempi stretti lo svuotamento del Contratto
Collettivo Nazionale di Lavoro e la sostituzione dei diritti universali con contratti
individuali. E’ urgente prenderne coscienza: LA RESISTENZA DEVE E PUÒ ESSERE
GENERALIZZATA A TUTTE LE CATEGORIE LAVORATIVE.

lunedì 6 dicembre 2010

Il modello che non funziona.


di Bruno Amoroso * - Fonte: Esserecomunisti
su il manifesto del 05/12/2010
Il decennio in corso ha appiattito la politica dell'Unione Europea al potere dei centri finanziari e del sistema dell'euro gestito dalla Bce. L'Ue assomiglia sempre più agli Stati uniti, dove gruppi finanziari e militari di potere sono in grado di assumere la governance dell'intero sistema.
La turbolenza finanziaria programmata e provocata da questi gruppi, un atto predatorio organizzato mirante all'espropriazione del risparmio delle persone, è stata una dimostrazione di arroganza che gli eventi successivi hanno pienamente confermato. Così come è stato confermato il loro controllo politico e finanziario sulle istituzioni degli Stati europei.
Solo pochi mesi fa l'impressione che le istituzioni europee avrebbero fatto qualcosa per introdurre una maggiore trasparenza e un controllo dei centri e delle istituzioni finanziarie era molto diffusa. Ma queste impressioni si sono rivelate sbagliate.

Chi c'è dietro Wikileaks.


di Stefania Maurizi Fonte: L'Espresso
Un gruppo di giovani hacker, idealisti e libertari. Che conducono vite randagie. Cambiando continuamente città, braccati dai servizi di mezzo mondo, parlando tra loro con sistemi cifrati. E che ora rischiano davvero grosso(03 dicembre 2010)
Il programma della nuova rivoluzione è semplice: "Li fottiamo tutti: renderemo il mondo trasparente, lo cambieremo". Anarchia in chiave cibernetica, proclamata nel 2007 da Julian Assange e dai suoi pirati in una mail interna del gruppo. Allora nessuno poteva immaginare quanta potenza si stesse già accumulando nei suoi computer: "Abbiamo (documenti) su una mezza dozzina di ministeri stranieri, su decine di partiti politici e consolati, sulla Banca Mondiale, sulle sezioni delle Nazioni Unite
... Non siamo riusciti ancora a leggere neppure un decimo dei file che abbiamo. Abbiamo smesso di immagazzinarli quando siamo arrivati a un terabyte (mille miliardi di byte, ndr.)".
Per tre anni quel forziere di informazioni si è ingigantito mese dopo mese, affidato a una squadra di sostenitori che ha custodito il tesoro proteggendolo dalle incursioni del governo americano e dei colossi privati: una rete di persone senza nome e senza volto che raccolgono i dati e sono il vero motore di Wikileaks. Il capo è lui, Assange, a cui tutti sono devoti.

domenica 5 dicembre 2010

Il lavoro, frontiera della Green Economy.


di Guido Viale su il manifesto del 1 dicembre 2010
- Fonte: Federazionedellasinistra.
L’effetto congiunto della globalizzazione, della crisi economica e dei cambiamenti climatici (tre processi interdipendenti) mette a rischio se non la sopravvivenza del nostro pianeta, certamente quella dell’umana convivenza.
Stiamo entrando in un’epoca di grandi sconvolgimenti: ambientali, economici, geopolitici. Possono aprire la strada a immani catastrofi, al moltiplicarsi delle guerre, all’affermarsi di regimi sempre più autoritari, all’aggravarsi delle condizioni di vita di miliardi di esseri umani.
Ma grandi sconvolgimenti comportano anche grandi cambiamenti: dentro i quali c’è spazio per prospettive che fino a pochi anni fa potevano sembrare utopiche. Per questo occorre tornare a pensare alla grande; osare imboccare vie nuove; confidando che quello che vogliamo noi stanno cercando di farlo, in condizioni e con modalità anche molto diverse, milioni e forse miliardi di altri come noi; e che le nostre strade potranno incontrarsi.
Trent’anni di predominio incontrastato del “pensiero unico” hanno rinchiuso le classi dominanti di tutto il mondo in un eterno presente, rendendole incapaci di qualsiasi elaborazione di ampio respiro. Verità e capacità di pensare il futuro sono rimaste appannaggio di chi si ribella allo stato di cose esistente.

sabato 4 dicembre 2010

Intervista a Domenico Losurdo.



di a cura di Sara Milazzo
su l'Ernesto Online del 24/11/2010
Siamo ad Urbino, con il professor Domenico Losurdo, ordinario di storia della filosofia presso l’università “Carlo Bo” di Urbino, filosofo di fama internazionale e presidente dell’associazione Marx XXI. Ci ha gentilmente concesso il suo tempo perché è fondamentale conoscere il punto di vista di un intellettuale in questo momento di congiuntura in cui siamo di fronte ad un attacco del capitale (contro l'intero mondo del lavoro, contro la democrazia, contro la Costituzione nata dalla Resistenza) che è tra i più alti e pericolosi dell'intera nostra storia repubblicana.
Di fronte a tale attacco si distende un deserto, l'assenza di un'opposizione di classe e di massa che possa in qualche modo respingere l'offensiva della reazione e rilanciare una controffensiva.
Quello che io le chiedo è : come è accaduto tutto questo? Cosa manca, come ricostruire una diga, una resistenza, un contrattacco?
D. Losurdo: Possiamo fare una distinzione tra due problemi che accompagnano la storia della Repubblica in tutto il suo arco. Il primo problema è la sperequazione tra nord e sud: già Togliatti ha sottolineato che la «questione meridionale» è una questione nazionale e oggi stiamo vedendo come la mancata soluzione del sottosviluppo nel Sud rischia di mettere in pericolo l’unità nazionale.

Appello da firmare.


Fonte: Partigiana
La crisi economica globale ha catapultato nella povertà e nella disoccupazione oltre 100 milioni di persone, e sta mettendo in serio pericolo il progresso su tutto ciò che ci sta a cuore, inclusa la lotta al cambiamento climatico. Questa settimana, però, potremmo capovolgere la distruzione economica in corso.

In questi giorni Nicolas Sarkozy, neoPresidente del G20, il gruppo dei paesi più ricchi del mondo, sta decidendo l'agenda globale. Alcuni fra i più importanti economisti hanno chiesto al G20 di lanciare un piano coordinato d'investimento globale che potrebbe salvare milioni di persone dalla povertà estrema. Ma i governi stanno facendo l'esatto opposto: agiscono individualmente, fanno tagli drastici, e si attribuiscono la colpa della recessione a vicenda.

venerdì 3 dicembre 2010

Το σκιάχτρο...


του Δημήτρη Μυ Fonte: To pontiki
Το (ελληνικό) χρέος είναι μια οικονομική πραγματικότητα (ή πρακτική αν προτιμάτε) την οποία οι πιστωτές (αγορές) αξιοποιούν για να κατασπαράξουν τον οφειλέτη εξ ολοκλήρου.

Οι πιστωτές δεν γυρεύουν απλώς χρήμα. Αυτό το έχουν εισπράξει διπλό και τρίδιπλο με τα τοκογλυφικά επιτόκια. Αυτό που επιζητούν είναι αυτό ακριβώς που έχει αναλάβει να φέρει σε πέρας η ελληνική κυβέρνηση με τις περιβόητες διαρθρωτικές αλλαγές.
Ο όρος διαρθρωτικές αλλαγές είναι ένα πακέτο που έχει από τη δεκαετία του 1980 επεξεργαστεί το Διεθνές Νομισματικό Ταμείο και το «προσφέρει» σε όποια κυβέρνηση προσφύγει στις ... υπηρεσίες του.

Assemblea di Lettere Occupata. Lettera aperta a Berlusconi.

Caro Presidente del Consiglio,
le scriviamo perché sentiamo l’esigenza e il dovere, da studenti e da cittadini, di spiegare cosa è accaduto ieri.
Ci concederà, spero, questa premessa:molti studenti presenti alla manifestazione non solo non hanno mai messo piede in un centro sociale ma possiedono anche un’ottima media; potremmo presentarle più di un libretto, ma non lo faremo perché noi sappiamo chi siamo e questo è sufficiente.
Ma torniamo al fine di questa lettera e lo facciamo con una domanda che lei tante volte si sarà posto:perché queste persone - studenti, lavoratori, artisti, ecc - manifestano?
In genere la risposta è che le rivolte sono rivolte di “pancia”, di fame, dovute alla crisi economica globale. Certamente.

La politica prevalente dei nostri tempi, premiare i colpevoli e punire gli innocenti.



Dopo un breve periodo di destabilizzazione, auto giustificazione e occasionali mea culpa, gli stessi uomini e le stesse istituzioni che hanno precipitato il mondo nella crisi sono riemersi sani e salvi come fonte della verità e di ogni politica ragionevole.

Ricordate come le dottrine dell’onniscienza, infallibilità e autoregolazione dei mercati e dei pericolo dell’ingerenza statale nell’industria finanziaria si sono improvvisamente rivelate dei miti ingannevoli?
Come i banchieri di investimento hanno smesso di dire in giro come si guadagnavano da vivere?
Come la rabbia del pubblico contro i giganteschi salvataggi e bonus sembrasse per un momento pronta ad esplodere in direzioni imprevedibili?
Il pubblico aveva ragione. Grazie a due funzionari della Bank of England sappiamo che per la fine del 2009 i governi europeo, inglese e americano avevano regalato più di 14 trilioni di dollari (14.000.000.000.000 di dollari) alle banche in una varietà di pacchetti di sostegno. Nel caso dell’Inghilterra e degli Stati Uniti questa prodigalità riversata su istituzioni finanziarie spericolate e irresponsabili è stata pari a tre quarti del loro PIL.

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